Presentazione del volume
Arnolfo Petri, Graffi del cuore, Guida, 2010
Libreria Guida a Port'Alba
Giovedì 15 aprile 2010 - ore 18:00
Giuseppe Tortora
Graffi del cuore
Ci penso spesso ... Sempre la stessa domanda ...
La pongo ora in desueta forma retorica:
- Qual è la scintilla che accende il sacro fuoco della poesia?
- Insomma che cosa accade nell'anima di un poeta?
- Quale lo scopo che lo induce a tradurre, in linguaggio poetico, esperienze, riflessioni, passioni, desideri, progetti?
- E soprattutto da dove nasce l'esigenza di affidare alla forma poetica le proprie emozioni, i sentimenti più solidi, i pensieri più riposti?
Per capirci qualcosa ... guai affidarsi ai critici letterari. Ed anche agli studiosi di estetica.
Poniamo il caso: ... Croce. Il quale, nell'esprimere considerazioni e valutazioni, non faceva troppi giri di parole.
Nel recente volume: Eterodossie crociane, l'autore, Sossio Giametta, mostra come il grande filosofo offre indicazioni analitico-critiche abbastanza sconcertanti anche in merito alla poesia. Eppure il filosofo ha scritto un articolato saggio proprio su poesia e non-poesia. Giametta segnala che, anche quando parla di poesia, l'intelligenza di Croce non resta indifferente alle pulsioni delle proprie passioni. E così si lancia talvolta in inopportune enfatizzazioni o, al contrario, in eccessivi ridimensionamenti.
- Friedrich Hölderlin, ad esempio. Universalmente considerato un grande poeta. A Croce tuttavia pare esagerato l'entusiasmo che ha sempre circondato la sua opera. Lo ritiene un poeta sopravvalutato. Certo - concede - Hölderlin era insofferente alla piattezza e ai guasti dei suoi tempi; era un'anima tenera e eroica, dominata dall'ansia religiosa. Ma - conclude - in fondo era solo un "poeta del vissuto". Nella sua poesia c'è un ininterrotto avvicendarsi di speranza e timore, di gioia e desolazione, di esaltazione e smarrimento; dunque la sua non è "poesia contemplatrice e superatrice".
- Allora ... - si sarebbe indotti a pensare - ... a Croce doveva piacere la poesia di Wolfgang Goethe. E invece .... Con Goethe, Croce avvertiva forte consonanza, una grande affinità: di carattere e di gusto. Ma non digeriva la pretesa del poeta tedesco di fare della propria vita il modello supremo d'umanità: non era in grado. E poi, quella sua smania di elevazione morale! Insomma, un bravo letterato, sì, ma senza profondità. Gli mancava ... il furore dell'intelligenza speculativa.
- Allora ... Giacomo Leopardi !?! Macché. La sua poesia - sentenzia Croce - è solo una delle tante espressioni della crisi e del tramonto della civiltà cristiano-europea. Rappresenta, in campo poetico, quello che, in campo filosofico rappresentava il pensiero di Max Stirner, di Oswald Spengler, di Arthur Schopenhauer. Un tramonto - detto al margine - che Croce non voleva né poteva ammettere. Glielo impediva il suo idealismo, tanto fiducioso nell'indefettibile progresso dell'umanità.
Insomma tutto questo per dire che la poesia chiede - prima di tutto - e sopra tutto - l'ascolto. Un ascolto con l'intelligenza e col cuore.
Naturalmente di una produzione poetica si può anche discutere in base ad un ampio spettro di criteri. Anzi si deve. L'ascolto, ad esempio, non può sopprimere il giudizio di gusto personale. Tanto meno, all'occorrenza, la valutazione del posto che quella produzione, se meritevole, va ad occupare nella storia della cultura letteraria.
Sì perché la poesia è una galassia. In cui convivono tipologie di creazione molto diverse tra loro. Insomma, altro sono le Poesie amorose di Saffo, (del genere: lirica monodica), ed altro le Argonautiche di Apollonio Rodio (del genere: poema epico). E, analogamente: il Canzoniere di Leopardi è cosa ben diversa dall'Orlando Furioso di Ariosto. Insomma: altro è la poesia che si alimenta dell'esplorazione del proprio mondo interiore, altro sono le creazioni in cui, ad esempio, si sperimenta la potenza evocativa della parola, la capacità di fascinazione del ritmo, e finanche del potere euristico e rivelativo della cosiddetta "dispositio" dei versi. Per non ricordare poi che ... è già da un po' che, nello spazio della poesia, occupa un suo posto anche la cosiddetta poesia informatica: un genere poetico nuovo, attualmente in fase di costante e rapida evoluzione: proprio recentemente se n'è fatta trattazione in un volume collettaneo curato da Matteo D'Ambrosio dal titolo: «Il testo, l'analisi, l'interpretazione, Studi di teoria e critica letteraria sul tema: Letteratura, tecnologia, scienza».
La creatività poetica insomma non conosce confini; e rigetta ogni limite, specialmente i limiti di modalità generativa e di tecnica espressivo-comunicativa.
Ascolto richiede dunque anche la poesia di Arnolfo Petri.
Poesia intensa. Suggestiva.
Poesia
- che mena nelle profondità più oscure della sua anima.
- che si offre come testimonianza di un vissuto complesso e doloroso.
- che - per dirla con un ossimoro - dà finalmente voce [una voce forte: non flebile] a silenzi a lungo e contro voglia coltivati.
- che dà aria ad esperienze tenute sempre relegate nell'asfittica periferia dell'anima.
- che porta alla luce immagini sepolte in un passato rimosso, che ora chiedono imperiosamente una nuova presenza, una nuova esitenza.
- che dà libertà ad un universo di emozioni ed affetti rimasti, in stato di detenzione, nei distretti più inaccessibili della sua personalità.
- che grida il bisogno, ed enuncia la necessità, di una svolta esistenziale.
- che dichiara coraggiosamente una volontà
- di uscire dal ghetto,
- di prendere il volo,
- e di volare alto.
Tutto questo sullo sfondo. perché il superficie si alternano caleidoscopicamente
- sole, cielo, stelle
- vento e pioggia
- giorno e notte
- sogno e speranza
- voce e silenzio
- occhi, pelle e sangue
- anima, vita
- ricordi e paura
- e tante altre cose ...
Ricorrono soprattutto le immagini del nostro sud,
- terra da forme odori e colori mediterranei
- Fammi sentire tutt'uno > col respiro immenso> della mia terra,> del mio Sud arso dal sole.
- Terra d'ulivi e di sole, > terra di mare, > dai colori d'ardesia e di pino, >dai profumi di resina> sulle scogliere bianche.
- Terra che nasconde segreti di violenza
- Sotto una coltre di margherite> sgorga vivo il sangue> di questa terra del Sud, >terra coltivata con aratri di piombo,> terra sterile di frutti maturi,> terra depredata da nuovi saraceni, >calpestata da eserciti invasori.
- Terra di brutture e crudeltà - su uomini e cose - celate in un silenzio inerte ed immemore:
- Terra calpestata>, terra di coltelli, >terra di vendemmie di sangue, > mare nero e sporco di relitti galleggianti, > asfalto consumato da pneumatici di morte. >Nessun grido, nessuna vendetta, > nessuna guerra perduta da dimenticare.
- Non c'è più rabbia contro di voi, > anonimi artefici del martirio di questa mia terra, > ma solo silenzio che scivola, > come il magma incandescente del Vulcano, > sulle pietre intarsiate di sangue> di questi vicoli maledetti.
- Una terra amata ma che tiene in catene gli spiriti liberi.
- Su questi altari del Sud, > tra sogni spezzati e speranze infrante, > giace, > sotto lividi altari di immondizia, > la mia voglia di libertà.
In questo paesaggio mediterraneo domina il mare. Un mare che strega, un mare maternamente accogliente, che diventa tenera e ricca metafora:
- Non ho più sogni da affidare al mare.
- Vaghe stelle trascinano i miei pensieri> oltre quell'unico orizzonte spento> che i miei occhi, > spalancati come finestre a mare, > sanno sognare.
- Fissa il mare dentro i miei occhi> e chiediti cosa siano quelle onde> contro gli scogli dell'anima.
- Tuffati nell'azzurro> di un mare increspato di onde. > Lì in fondo giace> addormentata> la mia anima solitaria.
- Ametiste> abbandonate in fondo al mare> luccicano maestose> tra fortezze di corallo,
- Pesa il dolore > quanto un mattino senza risveglio, > un mare senza lampare.
- Ho visto nei tuoi occhi> quelle rive lontane battute dal maestrale> e bagnate> dalla spuma rabbiosa del mare.
- Un anno basta perché> le carezze del vento riportino> sulla bocca> il sapore aspro del mare.
- Voglio ... nuotare> nel mare smeraldo> dei tuoi pensieri.
- Come le rocce> di questa costa brulla> precipitano> in questo mare cobalto>, così sprofondano> i miei pensieri> nella malinconia di vivere
- Dove trovare un mare così profondo> in cui immergere> questa incontenibile voglia di infinito?
- Eppure è li, > in quel punto in cui> mare e cielo si confondono> che cerco la mia ragione di vivere;
E torna con insistenza il tema del desiderio, della voglia
- Voglia di fuggire, voglia di orizzonti, voglia di non tornare
- Voglia di libertà, voglia di gridare
- Una incontenibile voglia di infinito
- Un'insaziabile voglia di vita
- Un'immensa voglia di esistere
E naturalmente
- quella spasmodica voglia di amare che annega nelle lacrime da sempre trattenute.
- E quella voglia di cielo che un dolore sordo e cupo impietosamente paralizza.
- Ma anche: la voglia di riscatto> di questa terra di dolore> che ormai dorme per sempre.
- E persino: quella voglia di tornare bambini che>irrefrenabile> talvolta anima le giornate dei vecchi
Non è il caso di continuare su questo registro. Del resto ogni lettore-fruitore coglierà quelli ch'egli avverte essere le tematiche per lui più rilevanti. In fondo ogni lettore è pur sempre, in qualche modo, co-autore.
Ho iniziato questo discorso ponendo quesiti apparentemente astratti. Ora ripropongo quegli stessi quesiti ad Arnolfo in relazione alla sua attività poetica.
E allora:
- Che cosa innesca il suo bisogno di fare poesia?
- Donde nasce questo bisogno?
- Qual è il suo obiettivo nel trasporre in versi quel che frulla nella sua intelligenza e nel suo mondo affettivo?
Intanto provo a proporre - io - qualche indicazione.
In poesia, il bisogno implica pure l'obiettivo. meglio: lo scopo corrisponde biunivocamente all'esigenza. e se, sulla scorta di croce, individuiamo nella creazione poetica la compresenza di una istanza espressiva ed una comunicativa, tuttavia la storia letteraria mostra che in alcuni generi prevale la prima, in altri la seconda.
Ora, con tutta evidenza la poesia di arnolfo petri è del genere che diremmo: intimistico. Un genere che ha nobili trascorsi e trova ancora molti cultori, fautori e appassionati. In questo tipo di poesia la creatività fantastica si fa strumento di quel che emerge dall'attività introspettiva. Detto in altri termini, il bisogno di dar corpo a quel che si legge dentro di sé l'ha vinta sull'esigenza di comunicare. insomma la funzione espressiva predomina sulla modalità comunicativa. del resto, questi testi, adeguatamente letti, potrebbero anche suonare come pregevoli creazioni di prosa poetica, indipendentemente dalla strutturazione in versi conferita dall'autore.
A me sembra che per arnolfo la poesia sia prima di tutto uno strumento rivelazione di sé a se stesso. la modalità poetica
- gli crea più facile accesso a contenuti interiori riluttanti alla luce,
- gli consente di esplorare anche le periferie della sua interiorità,
- gli offre la possibilità di dare una forma a tutto ciò che - sedimentato nel vissuto personale - tenderebbe a restare in-forme, in-definito, in-espresso, non detto.
Il poetare - così a me sembra. - per lui è
- anzitutto "cura di sé".
- esercizio quasi ascetico di autochiarificazione.
- sforzo di conquista della trasparenza a se stesso.
Poi, certo, ci sono anche gli altri: i fruitori. Ma si tratta solo di destinatari di un messaggio in bottiglia. Nella speranza che qualcuno, leggendo, trovi una qualche sintonia, e soprattutto apprezzi il tentativo, da lui fatto, per rendere ancora più consapevolmente «umano» se stesso.
È così, Arnolfo?