Giuseppe Tortora
Dell'impossibile felicità. La Terra Australe di Gabriel de Foigny
Molto spesso le utopie hanno affidato alla condizione di
separazione fisica propria dellisola il compito di tutelare la
comunità dei perfetti (1). La perfezione e la
felicità dei membri delle comunità utopiche vanno
protette in ogni modo. Nelle prospettive degli utopisti, dunque, il
mare che circonda l'isola priva, evidentemente, di veridiche
coordinate geografiche costituisce una ben valida frontiera
naturale, unefficace difesa da ogni specie di pericoli
eventualmente provenienti dallesterno. In altri termini il mare
funge da presidio necessario anche se non sufficiente
per la conservazione di quello stile di vita che caratterizza la
perfezione degli abitanti e garantisce la loro
felicità.
Anche ne La Terra Australe, racconto
utopico del monaco seicentesco Gabriel de Foigny, la comunità
è ben protetta. Lisola a cui approda Sadeur il
protagonista del racconto è solidamente difesa. Alla
funzione tutelare del mare Foigny aggiunge quella inintenzionalmente
difensiva di alcuni uccelli particolarmente aggressivi che,
praticamente, impediscono ogni eventuale tentativo di accesso (2).
Ma i racconti utopici non sono alieni da
contraddizioni. Si direbbe anzi che siano contraddittori per
necessità; ovvero che la contraddittorietà sia
implicita nella loro stessa natura, che
linconseguenzialità appartenga al loro statuto. Ad
esempio, per quanto attiene allaccesso del protagonista
che spesso coincide col narrante (3) alla
comunità perfetta (4). Chi racconta la vita
degli isolani devessere un estraneo: solo un estraneo
può cogliere davvero l'aspetto meraviglioso della loro
"felicità"; ma in qualche modo devessere anche
non totalmente estraneo, per poter essere accolto nella
comunità dei beati. E Foigny, come si vedrà, non fa
eccezione neppure in questo (5).
Inoltre, al suo
protagonista, che si distingue per la dolcezza del viso e per la
grazia dei modi (6), il nuovo mondo si rivela grazie
ad un naufragio. La scoperta di unisola di beati, nelle
scritture utopiche, non può essere che il risultato
inaspettato di un evento del tutto casuale, di un accadimento
assolutamente eccezionale, di un concorso di fattori totalmente
imprevedibile. Niente di strano quindi che anche in questo caso, come
in tanti altri racconti utopici, essa è favorita da un evento
straordinario in una situazione-limite. In effetti, non di vera
casualità si tratta, anche se cosí appare al naufrago
e agli attoniti isolani. A ben vedere, quel che per luomo
è casuale, nei racconti utopici è quasi sempre
lesito di una necessità soprannaturale:
«Luomo propone», dice lo stesso Sadeur, «e Dio
dispone» (7).
2. Il mare
Il mare e luomo, dunque. Un rapporto in cui,
nelle descrizioni utopistiche, il mare, svolgendo un duro compito
selettivo, sottopone a prove durissime, cruciali, colui che sta per
accedere alla comunità dei perfetti.
Luomo
dice Foigny si distingue da ogni altro essere animato per il
desiderio di addentrarsi in ciò che giudica difficile; di tale
passione rende testimonianza in ogni circostanza; se potesse, si
addentrerebbe persino nei «segreti della Divinità»
(8). Sicché da sempre egli manifesta questa
insopprimibile inclinazione nella sua implacabile sfida al mare. La
passione per la conoscenza dice ancora Foigny ha spinto
i grandi navigatori ad intraprendere quei viaggi arditi di cui
pure si è giovata la civiltà resi drammatici dal
coalizzarsi delle forze naturali contro i progetti delluomo. Fu
una tempesta, in prossimità della Terra Australe, a far
perdere la rotta al francese Gonneville, e al gettarlo «in un
mare sconosciuto» (9).
Il mare, dunque,
oggetto di antico amore come di atavica diffidenza, è sempre
sconosciuto, anche al piú esperto navigatore: la sua
vastità e la sua imprevedibilità impongono rispetto e
incutono timore. Esso costituisce sempre una minaccia: si rischia di
annegare anche quando si cade come succede a Sadeur
nelle acque tranquille di un porto (10). Esso
peraltro lascia indelebili segni nel corpo e nello spirito degli
uomini, cosí come, naturalmente, sulle loro cose:
«macchie dovute all'acqua di mare» rendono di incerta
lettura il libro che Foigny dice di aver ricevuto dallo
"straniero" Sadeur al momento della morte (11).
E tuttavia il mare è il luogo in cui
luomo spesso rende il meglio di sé. Esso gli restituisce
la consapevolezza della sua debolezza e, al tempo stesso, della sua
vera forza. Mettendolo alla prova, esso lo stimola ad osservare ed
interpretare i fatti, a tesaurizzare le esperienze; e perciò
lo induce ad aguzzare la sua intelligenza, ad esercitare la ragione.
Viaggiando per mare si vivono, insieme al senso di precarietà e
di paura, anche intensi sentimenti di speranza, di umiltà: si
è indotti talvolta a chiedere aiuto agli altri, si è
sollecitati alla generosità, alla concreta e fattiva
solidarietà.
Sicché il mare svolge un ruolo
essenziale anche nel racconto di Foigny. Esso segna tutta l'esistenza
di Sadeur. Lo asserisce lo stesso personaggio nel testo che, con
ingegnosa finzione, Foigny afferma di aver ricevuto proprio dalle sue
mani. La vita di Sadeur infatti, segnata da una serie
inverosimilmente abbondante di incredibili «catastrofi»
proprio legate al mare, è una lunga «tragedia» (12).
3. Verso la terra dei beati
Nato
sulle acque fu infatti partorito su una nave francese, salpata
dalla Giamaica, che stava riportando in patria, in Francia appunto, i
suoi genitori , dopo alcuni giorni di navigazione tranquilla,
nel corso di «una tempesta improvvisa» proprio in vista
dellAquitania, subí il primo naufragio, in cui peraltro
perse i genitori.
Salvatosi fortunosamente, fu allevato da un
indigeno. Ma il padrino francese, che lo voleva con sé, alla
fine, ricorrendo perfino all'uso della forza, riuscí a
portarlo via, verso la loro patria. Naturalmente per mare. Tuttavia,
appena partito, il vascello, su cui erano imbarcati, venne centrato
sfortunatamente da una cannonata del tutto casuale di una nave
portoghese. E fu ancora naufragio.
Il bimbo, raccolto dai
portoghesi, fu portato a Lisbona, dove, morto pure il padrino, fu
affidato alla contessa di Villafranca, la quale gli assicurò
unaccurata educazione. Fattosi giovane, nel corso del viaggio
per raggiungere l'Università di Coimbra al seguito del figlio
dei suoi signori, un viaggio lungo la costa portoghese che per
suo stesso desiderio fu compiuto per terra, temendo egli la forza
bizzosa del mare , fu rapito da alcuni pirati i quali lo
trascinarono a viva forza sulle loro navi (13).
«Credevo, viaggiando per terra, di evitare i pericoli del
mare», commenta dolorosamente Sadeur, ma «il mare venne a
trovarmi, se cosí si può dire, sulla terra e mi
riportò tutte le disgrazie che mi sforzavo di fuggire». E
infatti, ormai al largo, il mare cominciò a gonfiarsi. E fu di
nuovo naufragio.
Aggrappato ad unasse di legno, Sadeur
riuscí a tenersi a galla finché non lo scorse un
vascello che navigava verso il Sud, al cui equipaggio egli,
raccontando le sue peripezie, confessava la convinzione che il mare
gli era «estremamente fatale».
Arrivato con questo
vascello nel regno del Congo, solo per breve tempo poté
sostare in questo vero «paradiso terrestre» (14). Bisognava ripartire. Il che avvenne nelle
condizioni migliori. E cosí «si fece vela con un vento e
un mare tanto favorevoli quanto potevamo augurarceli».
Eppure
era strano, molto strano questo tempo propizio! Lo
pensò davvero Sadeur, specialmente quando, arrivati in vista
di Madagascar, uninsolita bonaccia costrinse i naviganti a
quasi due giorni di sosta. Si stava preparando un nuovo dramma. E
infatti il vento dell'Est, sollevatosi all'improvviso, spinse
l'imbarcazione con una furia tale da trascinarla alla deriva per
piú di mille leghe verso Ovest, finché la nave,
allaltezza delle isole dette della Trinità,
s'abbatté su uno scoglio a fior d'acqua e si spezzò in
due tronconi. Nuovo naufragio, dunque.
Era notte, ma dice
Sadeur l'esperienza dei precedenti naufragi gli aveva fornito
una buona dose di fiducia. E dunque, aggrappatosi ad una tavola,
riuscí a fronteggiare la furia degli elementi, fino a quando
il mare si fu di nuovo placato (15).
In
lontananza si profilava unisola: Sadeur vi si diresse. Arrivato
sulla terraferma, ormai stremato, si abbandonò ad un riposo
che durò quasi un giorno. Al risveglio, ripreso vigore, fu
attaccato da «due prodigiosi animali volanti» spalleggiati
da altri animali mostruosi. Quindi fu costretto a gettarsi di nuovo
in mare con la sua tavola. Le bestie minacciose lo inseguirono, fino
a che egli, nonostante le ferite prodotte dagli artigli di uno degli
uccelli mostruosi, riuscí ad allontanarsi in groppa ad una
balena. Sfinito, si distese poi su una tavola; e cadde in un sonno
profondo.
Al risveglio, si lasciò trasportare dai venti
verso una terra sconosciuta, ma piena di vegetazione. Approdatovi,
sprofondò, ancora una volta, in un sonno da cui tuttavia fu
risvegliato per lo strepito dellattacco di sette animali in
tutto simili agli orsi. A questo, seguí l'attacco di una
coppia di grandi uccelli: uno di tali uccelli lo afferrò e lo
portò via, ma Sadeur riuscí a sopravvivere difendendosi
con astuzia e tenacia. Inaspettatamente soccorso, alla fine, dalle
«Guardie del mare» di un popolo che egli ovviamente non
conosceva, guadagnò la terraferma con altre tre ore di
navigazione. Era giunto alla famosa «Terra Australe», dove,
finalmente, si trattenne per oltre trentacinque anni (16).
4. Un difficile ritorno
DellAustralia, e della vita beata dei suoi abitanti, si
dirà piú avanti. Qui conviene ricordare che, quando il
personaggio Sadeur deciderà di abbandonare lisola,
costretto da una congiuntura sfavorevole di eventi, dovrà
naturalmente non c'era altra possibilità
riprendere il mare. E dovrà quindi affrontare nuove peripezie.
Si allontana dall'isola, infatti, facendosi portare in volo da un
uccello addomesticato. Ma non a lungo il volatile riesce a sostenere
il suo peso. Presto dà segni evidenti di affaticamento e lo
scarica in mare.
A nuoto Sadeur raggiunge unisola. La quale
è del tutto inospitale. Sadeur non vuole restarci; ma neppure
intende riprendere il mare a nuoto. Finalmente, segnalata la sua
presenza ai marinai di un vascello di passaggio nella zona, dopo
esser diventato bersaglio di alcuni colpi di arma da fuoco, è
da questi generosamente accolto a bordo e compassionevolmente
assistito. Con altri otto giorni di navigazione, Sadeur vien portato
nella loro isola, dove però, individuato come Australiano, e
quindi considerato come nemico, vien condannato alla pena capitale.
La condanna tuttavia non viene eseguita per lattacco sferrato
contro glisolani da marinai «vestiti alla foggia
europea», i quali lo traggono via riportandolo sul mare; si
tratta di una flotta di tre vascelli francesi, che, dopo aver
saccheggiato, stanno rientrando alla loro base. Ancora altri otto
giorni di navigazione, dunque, e Sadeur arriva allisola di
Madagascar (17).
Di questisola solo una
piccola parte è stata "civilizzata" dagli europei.
Dunque, essa non può costituire lapprodo definitivo.
Bisogna ripartire. E ancora viaggiare per mare. Cosa che accade
allorquando approdano due navi italiane, provenienti dallIndia
e dirette a Livorno, nel cui porto il disgraziato quanto provatissimo
Sadeur, scivolando sulla plancia di sbarco, cade in mare, e viene
salvato cosí è detto nel racconto proprio
da Foigny a cui, prima di morire a conclusione del rapido e
progressivo peggioramento delle condizioni di salute sopravvenuto
immediatamente dopo lo sbarco , affida, insieme ad altri
documenti, una specie di quaderno che raccoglieva gli appunti sulla
sua vita e sulla Terra australe (18).
Va da
sé che è lo stesso Foigny che si finge depositario del
manoscritto, a suo dire consegnatogli dal fantomatico Sadeur. Egli
intende cosí accreditare ad orecchi desiderosi di
lasciarsi conquistare dalle meraviglie esibite dai resoconti di
viaggio, molto diffusi a quel tempo la verisimiglianza di
questo suo racconto il quale, per il modo e l'oggetto stesso della
narrazione, non riesce in alcun modo a dissimulare
allocchio appena un po piú disincantato il
suo carattere di pura invenzione letteraria. Sicché Foigny si
inserisce come "personaggio" nella sua storia per dare
valore e pregio alla sua attività di "autore" della
narrazione, un'attività peraltro velata dal ruolo dichiarato
di semplice "editore" di quello straordinario racconto (19).
5. L'isola utopica
Chi naviga per mare, come Sadeur, sa che ciascuna isola si distingue
per meravigliose caratteristiche specifiche. Se ne menzionano tante,
nello scritto di Foigny. Ognuna con una particolarità:
l'Inghilterra non ospita lupi; l'Irlanda è libera da tarli e
ragni; le Orcadi non hanno mosche, e «il Troudenus di Norvegia
non sa che cosa siano i vermi»; ancora, ci sono isole dove i
serpenti non possono vivere; altre, come Candia, non afflitte da
alcun animale velenoso; altre in cui il veleno, portato
dallesterno, perde ogni suo mortifero potere (20).
Le caratteristiche delle isole sono per lo
piú determinate dalla configurazione dei luoghi e dal tipo di
clima; ma trovano un fattore di preservazione nel loro esser
circondate dal mare. Sicché non meraviglia che gli utopisti
pongano su isole le loro comunità di beati e i loro stati
"perfetti". La felicità della comunità
come si diceva va protetta dai pericoli di turbativa
conseguenti ad inopportune quanto pericolose intromissioni di
estranei; la perfezione delle istituzioni va tutelata preservandola
da contaminazioni apportate da elementi allogeni. Sicché,
lisolamento fisico, che tutela le specificità naturali
dellisola, può ben proteggere la specificità
"morale" della comunità dei beati (21).
Lisola utopica è dunque il sito
dove acquista non solo legittimità, ma addirittura una sorta
di concretezza, laspirazione ad unimpossibile alternativa
radicale alle miserie, morali prima che politiche, di una
società. È il luogo in cui, magari, trovano finalmente
cittadinanza le piú profonde speranze di pace e di
felicità appena emergenti dal magma di inquietudini e passioni
che affliggono unepoca. È il luogo di un futuro
inverosimile, ma che, anche se solo in sogno, ha tutte le carte in
regola per delegittimare un presente deludente, se non addirittura
inaccettabile (22). Lisola utopica è
il luogo dove istituzioni perfette garantiscono sia la naturale
sanità fisica dei cittadini, favorendo un rapporto armonico
tra individuo e natura, sia la sanità spirituale, assicurando
le condizioni oggettive per la saggezza individuale, nonché
per luguaglianza e per la solidarietà tra i membri della
comunità.
Lisola immaginata non è una fuga,
né in avanti né indietro: lassenza di coordinate
spazio-temporali assicurano che la sua perfezione non cè
mai stata né mai ci sarà (23). Ma
perché allora la si immagina? Perché limmaginarla
costituisce pur sempre una forma di riflessione "mediata"
sul presente, una grossa opportunità di "giudicare"
la realtà con parametri piú consoni alle aspirazioni e
alle istanze profonde della natura umana. Attraverso
l"oggettivazione" del racconto, nella scrittura
utopica si va compiendo una piú piena e critica presa di
coscienza di ciò che "dovrebbe essere"; prende corpo
lacquisizione consapevole di come si vorrebbe che il mondo
fosse, non sulla base di astratte quanto complicate elucubrazioni, o
di articolate quanto rigorose deduzioni razionali, ma sul fondamento
del desiderio maturato attraverso lesperienza amaramente
vissuta del male esistenziale e del male storico.
L"isola che non cè" perciò
è il termine di un viaggio che figurativamente rappresenta
quello di chi, disegnando unutopia, fantastica di vite perfette
spinto dallinsofferenza per il suo concreto presente. E
lutopista, per cosí dire, scende in mare nella
convinzione che solo navigando si può dar davvero
soddisfazione al bisogno del nuovo, solo per mare si può
scoprire qualcosa di radicalmente "diverso".
Ma il mare,
per i piú una mera via di trasporto e di comunicazione, si
rivela, come si diceva, anche benefica condizione di isolamento della
comunità dei felici. Lisolamento che per altri
rappresenta una deprecabile condizione di limitazione, un elemento di
oggettiva compressione di potenzialità ancora inespresse, se
non addirittura un fattore di abbrutimento esistenziale; per la
comunità perfetta, invece, è «conditio sine qua
non» della preservazione del massimo livello qualitativo
dellesistenza individuale e collettiva.
6. La normale anormalità
Non a caso si parla di esistenza individuale e collettiva.
Lutopia presenta sempre un originale disegno di organizzazione
politica. Ma il racconto utopico non è un progetto
"scientifico" di organizzazione istituzionale della vita
civile; le istanze che lo generano non si esauriscono in esso:
insomma il racconto utopico non si rinchiude nei limiti della
trattatistica politica. Del resto come si vede pure
nellutopia di Foigny non è mai il tentativo di
"aggiustare" ciò che è, o magari di
"riformare" le istituzioni vigenti. Il disegno politico,
piuttosto, è qui laltra faccia del disegno morale. E
luno e laltro rappresentano il massimo
dellauspicabile, al costo di oltrepassare i limiti della
verosimiglianza: simmagina un impossibile Stato perfetto che
garantisca unimprobabile piena e completa felicità
individuale.
E mai piú che nelle utopie la prospettiva
etica e la prospettiva politica non sintersecano semplicemente,
ma interagiscono fisiologicamente: non si dà vita beata del
singolo se non allinterno di una comunità politica
fondata su valori solidi e perfettamente funzionante; e non si
dà vita politica perfetta se non col contributo di cittadini
nei quali la maestà della legge trova naturalmente eco e
accoglienza nellistintivo desiderio di benessere alimentato
dalla naturale saggezza dellessere umano. Piena contentezza del
singolo e perfetta salute dello Stato sono dunque, luna
rispetto allaltra, condizione necessaria, anzi imprescindibile,
di possibilità.
Non deve meravigliare dunque
l"anormalità" di quegli uomini e di quegli
Stati. Lassenza di coordinate spaziali e temporali (24) certificano proprio limpossibilità
della "naturale" corrispondenza perfetta delle due
condizioni. Sicché gli uomini non sono uomini, e gli Stati non
sono Stati; agli uomini manca un requisito essenziale della loro
condizione umana, limperfezione (25); agli
Stati manca il carattere che nel mondo ordinario sancisce la loro
legittimità: la capacità di offrire ai singoli la
possibilità stessa di una convivenza con gli altri che sia
"buona" tanto quanto la concreta natura umana consenta. Nel
mondo ordinario, se gli uomini fossero perfetti, non avrebbero
necessità dello Stato (26); e daltra
parte uno Stato perfetto potrebbe essere solo lesito, di fatto
impossibile, della pratica generalizzata e indefettibile della
ragione individuale. Sicché si può dire che, nei
racconti utopici, gli uomini sono molto piú che uomini, e lo
Stato è molto meno che uno Stato.
7. Il doppio sesso
Il disegno di una città ideale, dunque, non è mai il
mero sfogo sul piano intellettuale della pura e semplice
insoddisfazione politica. E perciò in esso vanno a coagularsi
anche tutte le aspirazioni che la civiltà ha demonizzato e che
il peso della tradizione permanentemente inibisce. Specialmente
quelle aspirazioni che, nello sviluppo della società
occidentale, hanno conosciuto la dura quanto inspiegabile condanna
della Chiesa. Aspirazioni costantemente disattese; ma mai
domate, e tanto meno sradicate. Si spiega cosí
lesistenza di tante "utopie libertine", in cui la
felicità di un sesso senza colpa è condizione
imprescindibile del benessere globale (27). Tra le quali, in qualche modo, va iscritta anche
quella di Foigny (28).
Sicché in molti
casi lisola utopica diventa il luogo, agognato e impossibile,
della mancanza di colpa in materia di sesso. Se la natura è
buona, e il rapporto uomo-natura non può essere che
"naturalmente" armonico, non cè motivo di
colpevolizzarsi per le pulsioni sessuali, né di vergognarsi
per la soddisfazione connessa ad una serena pratica del sesso.
Ma
questo già non è il caso di Foigny. Il quale,
paradossalmente, va molto piú in là.
Che cosa
allora lo ha spinto a redigere il racconto delle peripezie di Sadeur?
Quali i disagi e le aspirazioni che lo hanno indotto ad immaginare la
sua isola dei beati? Spesso ci si è avventurati
nellindagine sulla personalità dellautore e/o sul
contesto storico in cui egli visse. Ma meglio si farebbe indagando,
tra le righe del racconto, sul tipo di felicità immaginata per
gli abitanti della terra australe. Presumibilmente solo per questa
via "indiretta" si potrà trovare una qualche
spiegazione allaltrimenti inspiegabile ritorno di Sadeur nel
continente europeo.
Certo, tale comportamento incongruente si
potrebbe spiegare con la contraddittorietà del personaggio
Foigny; ma in tal caso si supporrebbe in Sadeur il perfetto
"alter ego" dellutopista Foigny; cosa di cui non si
può esser certi, specialmente se si tengono presenti alcuni
elementi di considerazione: 1. anzitutto che Foigny è un
instancabile e incorreggibile donnaiolo; 2. che Sadeur
è giunto il momento di dirlo è un ermafrodito,
3. che la società perfetta da lui casualmente incontrata
è costituita da ermafroditi non toccati dalla sofferenza delle
pulsioni sessuali (29).
Lermafroditismo
gioca un ruolo importante nel discorso di Foigny (30). Tutte le interpretazioni dellopera che lo
ritengono un elemento trascurabile o ininfluente sono da considerarsi
inattendibili e improponibili (31).
Come quelle
che essenzialmente individuano ne La Terra Australe il modello
compiuto di una società socialista o comunista (32). In tali interpretazioni si pone in evidenza
laspirazione alla riforma sociale che avrebbe animato lo
scritto di Foigny, ma si lasciano inspiegati molti elementi formali e
tematici del racconto, come ad esempio perché poi il
protagonista decida di abbandonare una società in cui
giustizia ed eguaglianza sono, finalmente, condizioni
"naturali", dunque concretamente compiute nella vita
quotidiana.
E non meno inadeguate sono da considerarsi le
interpretazioni che scorgono nel comportamento contraddittorio di
Sadeur limmagine speculare di quello dello stesso Foigny.
Spesso infatti si è dipinto lutopista, da una parte,
come uno spostato, un dissennato segnato da una incoerenza radicale,
costituzionale si è detto, ad esempio, che «senza
la minima convinzione è sia cattolico che protestante» (33) e, dallaltra, simultaneamente, come
un uomo strambo per una sua persistente mania: «ciò che
vuole è la libertà completa dei costumi» (34). Unincoerenza dunque ... imperfetta: in
quanto sessuomaniaco, Foigny sarebbe stato assolutamente coerente!
Ma anche le interpretazioni di tal genere lasciano
sostanzialmente inspiegata lapparentemente assurda scelta di
Sadeur di abbandonare lisola felice, passando dal paradiso
allinferno. La mania di Foigny per la libertà sessuale
non dà ragione del perché Sadeur, ormai libero da ogni
dolorosa remora in una società, come quella australe, priva
dei falsi pudori per le cose di sesso, poi ad un certo punto, sia
pure sotto la spinta di difficoltà di rapporto con la
comunità ospitante, maturi il progetto di tornare nella
ipocritamente pudibonda società occidentale. Perché
è vero: Sadeur è costretto a fuggire dalla Terra
Australe (35); ma è pur vero che in quella
comunità, lermafrodito Sadeur che si sentiva
cosí "diverso" nelle società europee, al
punto di dover tenere dolorosamente segreta la sua anomalia si
è sempre sentito "diverso" anche dai
"diversi" australiani, anche nellisola dove
lermafroditismo, per cosí dire, era di norma . Dunque
Foigny, immaginando il ritorno di Sadeur in Europa, avrebbe lanciato
un incomprensibile messaggio: meglio l'inferno che il paradiso.
E
forse sintellettualizza troppo quando si fa di Foigny un
portabandiera del libertinismo in una comunità
"civile" formalmente «rigorista» sul piano del
costume, e in una organizzazione socio-politica rigorosamente
illiberale, irrigidita ideologicamente nel rifiuto della
libertà dei costumi. E inoltre si compie un errore di
valutazione nel considerare lutopista francese come impegnato
fin nel profondo nella lotta per la libertà di pensiero e di
costume, per lemancipazione da ogni forma di oppressione
politica come daglinaccettabili condizionamenti delle ideologie
sociali o religiose. Certo, nell'utopia di Foigny i caratteri
"positivi" del libertinismo si trovano tutti; ma La
Terra Australe non può essere considerata quasi un
«manifesto» del libertinismo; infatti, come giustamente
è stato segnalato, c'è un punto assolutamente importante
sul quale Foigny discorda decisamente dai libertini: «è
infatti contrario alla teoria epicurea del materialismo atomistico,
che era molto diffusa in quegli anni in Francia» (36).
Insomma, questa utopia non è
né la legittimazione della dissolutezza sensualistica che si
dice sia stata il carattere dominante delluomo Foigny,
né la sublimazione, il nobile "superamento" del
grave deterioramento morale dellautore. E tanto meno sembra
voler offrire una comoda copertura allassurdo auspicio di un
generale rilassamento dei costumi. Lanarchia intellettuale e
morale non fu, in Foigny, il vezzo "aristocratico" di una
personalità intellettualmente raffinata, quanto piuttosto una
sofferta necessità (37).
8. Il sofferto piacere della carne
Certo, Foigny non fu esponente esemplare dellordine
francescano: il frate francese carattere volitivo, discreta
cultura, buon predicatore cedette spesso, come si accennava,
ai richiami della carne, che fremeva sotto il saio. Sicché
gettò labito perché non riusciva a disciplinare
il suo temperamento focoso. Ma il gesto gli costò molto,
specialmente in termini disolamento e di povertà; tanto
che, per fronteggiare queste condizioni, nella Ginevra calvinista, fu quasi
necessitato a chiedere la cittadinanza abiurando la fede cattolica e
cercando una donna da sposare.
Dei piaceri della carne,
chegli tuttavia continuava ossessivamente ad inseguire,
attentando alla "santità" di signore e serve, egli
fu piuttosto vittima, se la sua condotta poco edificante sul piano
della morale sessuale dominante, coniugata con certi strani discorsi,
con la perniciosa tendenza allubriachezza, e con qualche gesto
davvero irriverente e scandaloso in materia di pratica religiosa, lo
costrinsero a girovagare per la Svizzera, chiuso nella morsa, da una
parte, dellesigenza di essere se stesso, e dallaltra, del
bisogno di essere accettato dalla società e
dallorganizzazione ecclesiastica.
In questo contesto Foigny
scrive La Terra Australe, chegli raggiunti ormai
i quarantasei anni pubblica poi a Ginevra in forma anonima e
senza le prescritte autorizzazioni (38). In questo
contesto, allorché lo si individua come lautore, ne nega
ufficialmente la paternità, per non aggiungere guai a guai:
infatti lopera era già stata giudicata, dai teologi,
piena di falsità e pericolosa per la morale e la religione;
sicché egli ammette soltanto di averne ricevuto il manoscritto
da colui che compare come il protagonista del racconto, e confessa
solo di averlo dato alla stampe in modo "informale". Per
questoperetta subisce quindi gli arresti, con i quali si fiacca
il suo lorgoglio; orgoglio che però egli ritrova appena
ritornato in libertà provvisoria, continuando a diffondere il
suo scritto.
Il tempo e la società non domano Foigny. E la
carne, anche ai cinquantaquattro anni raggiunti, si fa sempre
sentire. Infatti, ormai vedovo, seduce una sua serva, cosa per la
quale va di nuovo in prigione. Tornato in libertà, sposata la
serva, riconvertitosi al cattolicesimo, ma anche pieno di debiti, va
via da Ginevra, per ritirarsi infine in un convento della Savoia
dove, alletà di sessantadue anni, si chiude la sua vita
errabonda e tormentosa.
Dunque, bandiera della libertà di
pensiero? Per carattere, certo, aspirava allindipendenza
intellettuale, ma, per le necessità esistenziali, fece di
tutto per farsi "riconoscere" sia da cattolici che da
protestanti. Eroe della libertà dei costumi? Ma la sua privata
libertà gli costò cara e amara; non era il caso di
complicarsi la vita "teorizzando" la libertà in
materia di sesso. E comunque, nella sua isola felice si è ben
lontani dal praticare il sesso senza costrizioni e senza censure
etico-politiche: infatti, non lo si pratica affatto.
La sua opera,
dunque, nasce certamente dal malessere di una vita vissuta in una
società "chiusa"; ma, come non è
lespediente di una fin troppo facile evasione dalle durezze
della realtà, una fuga dal concreto quotidiano a cui non si
riesce di adattarsi, cosí non sembra affatto il segno di una
lotta lucidamente condotta contro le istituzioni vigenti percepite
come oppressive e liberticide. E non è neppure
lirrisione blasfema contro il "moralismo"
dispirazione cristiana, o lo scherno satirico contro i
princìpi e la logica stessa degli oppressori. Essa rappresenta
bensí la gradita illusione circa la possibilità di una
vita diversa; è lauto-inganno consapevole di
unesistenza migliore. Si dice troppo, dunque, anche quando si
asserisce che lutopia di Foigny è unespressione
dello spirito "razionalistico" che va emergendo dalla
cultura europea del tempo (39); piú che sul
terreno culturale o sociale essa affonda le radici nelle piú
profonde istanze personali, fiorisce nel tormentato vissuto di un
uomo dal temperamento impetuoso e dall'intelligenza irrequieta.
La
sognata terra australe è il dominio della desiderata quanto
impossibile compiutezza. Del resto, le relazioni dei viaggiatori
facevano balenare immagini di lontani regni di libertà senza
sensi di colpa, di remote repubbliche dove la felicità si
coniugava con luguaglianza perfetta in società dalla
struttura semplice e dal funzionamento inappuntabile (40). Mondi "altri" da quelli noti. Mondi
nei quali la natura buona delluomo si esprimeva al meglio,
libera daglimpedimenti imposti da forme di civilizzazione che,
come quelle del mondo occidentale, esprimono un progetto di
disciplinamento di nature indocili. Mondi in cui la felicità
non era un miraggio ma una condizione "normale" di
"selvaggi" dal carattere ingenuo, dolce e socievole, e
desiderosi di una vita modesta e pacifica perché alieni da
ogni tipo di interesse particolaristico (41).
Sicché anche per Foigny è stato breve il passo
allimmaginare la possibilità di una società
snella, senza potere centrale, senza complicate istituzioni, e, per
di piú, senza privilegi e senza schiavitú, senza
pregiudizi morali e religiosi e senza coartazioni materiali o
spirituali (42).
9. La vera radice di tutti i mali.
Doveva esser chiaro a Foigny che solo degli uomini naturalmente buoni
non hanno bisogno di un vero Stato forte; solo degli uomini
naturalmente semplici non hanno bisogno di una società
articolata in modo complesso; solo degli uomini innocenti nella loro
naturale spontaneità non hanno bisogno di un Dio giudice e
vendicatore.
Sulla base di questa considerazione, quindi, si
può affermare che egli avrà supposto che la radice
prima della condizione "malvagia" dellindividuo
doveva risiedere nella sua caratterizzazione sessuale: la tormentosa pulsione
sessuale poteva costituire la ragione fondamentale
dellinfelicità radicale di ogni essere umano, e quindi,
in forma mediata, la causa basilare della precarietà di ogni
assetto sociale e della debolezza di tutte le organizzazioni
politiche. Non è infatti neppure possibile immaginare una
società perfetta organizzata in uno Stato perfetto, se
glindividui sono infelici, attenti esclusivamente a se stessi,
concentrati solo a soddisfare quegli appetiti che conseguono
dallincompiutezza fondamentale espressa dal bisogno
dellaltra metà, dellaltro sesso.
E,
coerentemente, egli avrà pensato che in una comunità di
ermafroditi perfetti sussisterebbero le piú solide condizioni
per luguaglianza integrale e per la parità totale tra
glindividui. Quindi la mancanza di differenze sessuali avrebbe
comportato lassenza di tutte le condizioni ostative alla pace e
alla felicità deglindividui e della
comunità.
Lermafroditismo perfetto, come quello degli
australiani, infatti sradica quel sentimento di alterità che
sta a fondamento di ogni desiderio erotico e dello stesso sentimento
damore; e cosí elimina alla radice non solo tutta la
dolorosa passione amorosa, ma pure la presunzione maschile della
propria superiorità sulle donne, che nelle civiltà
"settentrionali" è fatto culturale ma considerato
"naturale", ed è fonte, sul piano sociale, di tante
disuguaglianze e di tante ingiustificabili prepotenze. Ne deriva che
con lermafroditismo scompare ogni tendenza particolaristica, e
quindi si toglie spazio, nella vita della comunità, ad ogni
tipo di prevaricazione, a qualsivoglia desiderio di assoggettamento
e a qualunque forma di sfruttamento delluomo sulluomo; e
pertanto si neutralizza alla radice ogni ragione di
conflittualità tra individui e tra gruppi. In queste
condizioni, dunque, perde senso ogni logica di potere; e svanisce
ogni necessità di disciplinamento coattivo e di ricorso alla
«ratio ultima» della forza.
Foigny pertanto è
convinto che: 1. la ragione è la vera e unica radice
delluguaglianza tra gli uomini (43); 2. la
"sensibilità" è, invece, ciò che
genera la diversità tra glindividui; 3. tutte le
passioni, sia le "buone" che le "cattive", hanno
la propria radice prima in quella sessuale; 4. la passione è
sempre una forma di schiavitú; 5. tutti i mali, pubblici e
privati, derivano proprio dalle passioni (44); 6.
la libertà delluomo ha la sua condizione di
possibilità e di esercizio nella sua natura razionale (45).
Sicché non deve sorprendere che egli
sostenga esplicitamente che lermafroditismo è il vero
fondamento della società perfetta (46).
Infatti esso, liberando radicalmente luomo dalla
schiavitú della passione istintiva, gli consente di esercitare
appieno la sua ragione (47). Dunque,
latteggiamento razionalistico è il primo e il piú
immediato frutto dellermafroditismo. Inoltre, col trionfo della
ragione, la comunità perfetta si può dare finalmente un
veramente perfetto modus vivendi.
Non a caso, quindi, egli
immagina lermafrodito popolo australe come quello in cui la
ragione celebra tutto il suo pieno potere dando proporzione
matematica alla propria esistenza sia di individui che di
comunità. Infatti quel popolo si dà persino un
ordinamento urbanistico aritmeticamente perfetto e un assetto del
territorio rigorosamente geometrico (48). E
esercita la razionalità anche impostando rapporti
interindividuali allinsegna di una rigorosa eguaglianza, la cui
espressione sensibile è lomogeneità culturale e
luniformità sociale: stessi costumi, stesse abitazioni,
stessa vita per tutti (49).
E poiché
è la dimensione sensibile delluomo, che, ottundendo la
ragione, rende schiavi, degli altri come delle forze non certo
migliori di se stesso, allora, nella comunità degli
ermafroditi, lindividuo è alieno anche da ogni
tentazione di consegnare la propria vita alla volontà
capricciosa o interessata di un suo simile, come allimpulso
imprevedibile, bizzoso, della propria passione, provvedendo
allorganizzazione scientifica delle proprie scelte e
delle proprie azioni.
10. Equilibrio: una regola indefettibile.
Ma perché lermafroditismo libererebbe dalle passioni?
Perché lunilateralità individuale, connessa alla
differenziazione sessuale, comporta, nel pensare come
nellagire, limpossibilità della mediazione, a
livello di rapporti sia privati che pubblici, tra i bisogni e le
aspirazioni di persone di diverso sesso. E la sensibilità,
connessa alla differenziazione sessuale, esercitando un vero
predominio nella vita individuale, comporta laffermazione dei
caratteri distintivi di ciascuno anche su quelli degli individui
dello stesso sesso.
Al contrario, nella perfetta società
australe, convivendo i caratteri sia maschili che femminili in uno
stesso e identico individuo, l'esistenza dell'uomo non risulta
schiava di alcuna forma di eccesso, ma dominata dallequilibrio;
insomma regna lequidistanza dagli estremi.
Per questo, nel
racconto di Foigny, tutta l'organizzazione della vita degli
australiani è naturalmente volta a disincentivare i motivi che
favoriscono la diversità e la dismisura, e a favorire tutto
ciò che promuove e conserva luguaglianza e
luniformità. Un orientamento che trova visibilità
anche nella trasformazione dellambiente fisico: gli australiani
hanno eliminato ogni asperità del territorio, anche spianando
le montagne (50).
Insomma, se dalla natura
fisica sono assenti i caratteri eccessivi, come quelli propri delle
siccità o delle inondazioni dovute a temporali e tempeste,
come quelli delle calure o delle gelate (51),
non meraviglia che degli esseri, già in sé
armoniosamente equilibrati sul piano anatomo-fisiologico, alla fine
si pongano allunisono con la natura stessa e riproducano
lequilibrio anche a livello della organizzazione della propria
vita, assumendo un «habitus» (lunico di fatto
possibile) di misura, di moderazione, anche nel mangiare e nel bere
(52).
Un «habitus» di equilibrio che
essi conservano anche nella considerazione del valore della loro
stessa vita biologica: infatti la curano nel modo piú pieno
possibile finché essa ha unimportanza rispetto a se
stessi e rispetto alla comunità, ma sono pronti a lasciarla
allorché non sussistano piú le ragioni che rendono
indispensabile la propria esistenza: gli australiani non sono
afflitti da quellansia dimmortalità, o da
quell«horror vacui» davanti alla "fine",
che inducono gli uomini comuni a respingere persino lidea della
morte (53). Lermafroditismo dunque, anche a
questo proposito, garantisce un sicuro fondamento di serenità
allesistenza individuale. E perciò allorquando
lindividuo pensi di aver esaurito il suo compito, può
decidere di accomiatarsi dalla vita cibandosi, in proporzioni
adeguate, di un frutto che sullisola perfetta non
esistono veleni a seconda della dose produce o uno stato di
piacevole euforia, o un lungo letargo, o infine il sonno profondo
della morte (54).
Insomma, occorre che il
vivere abbia una certa misura, e bisogna che anche il morire avvenga
secondo misura. Lesistenza non devessere troppo breve, ma
neppure troppo lunga! Centanni è la misura giusta
stabilita dalla comunità. La natura poi dispone che anche la
"morte" abbia a verificarsi in forma equilibrata; infatti
avviene senza piacere ma anche senza dolore; del resto, non di vera
morte si tratta; per glimmortali australiani è piuttosto
soltanto la fine di una forma quella mondana di
esistenza (55).
11. Quiete e movimento.
Nella comunità australe, tutta la perfezione
dellesistenza individuale ha a fondamento la perfezione
connessa alla naturale condizione ermafrodita.
Lequazione
ermafroditismo-perfezione è considerata inderogabile, al punto
che vengono dati alla morte i neonati che presentino i segni
dellunilateralità propria della differenziazione
sessuale (56). E, daltra parte, anche tutta
la perfezione della vita sociale è dovuta a quella condizione:
lequilibrio nei rapporti intersoggettivi ha la sua
«conditio sine qua non» anzitutto nella mancanza di bisogno
dell"altro" per la riproduzione, e quindi, per la
perpetuazione della società (57); ognuno,
possessore dei due caratteri sessuali, può riprodurre da solo
quel suo "simile" che lo sostituirà in tutto e per
tutto al compimento del suo ciclo vitale, garantendo cosí
anche lequilibrio numerico e funzionale della comunità
sociale.
In forza di quellequazione, il popolo australe
è libero anche dalla condanna inflitta da Dio
allumanità conseguentemente al peccato originale.
Lermafrodito non è mai stato cacciato dal Paradiso
terrestre. E anzi, non ha neppure bisogno di un Dio giudice (58). Il suo stato felice non è altro che la
consapevolezza della mancanza di colpa. Sicché
glindividui godono della beatitudine delloriginario
Paradiso terrestre e la comunità gode della pace delle
società perfette. In breve: nessuna mancanza, dunque nessun
bisogno; quindi nessuna pena personale e nessuna condizione di
ostilità o di malevolenza verso gli altri: perché mai,
allora, dovrebbero aver luogo, nella terra australe, ruberie,
assassini, incesti, abusi sessuali, come avvengono nella corrotta
società "europea"? e perché odio, gelosia,
ira?
Ma tale beatitudine, a vederci chiaro, non è il
risultato di uno sforzo morale (59). Anzi, non
cè alcuna vera dimensione morale, presso gli
Australiani, perché non cè il dramma della scelta
tra bene e male. Quale la conseguenza? Come non cè
colpa, non cè neppure merito, nel comportamento; e
persino lamore fraterno, che contraddistingue i rapporti tra
gli Australiani, dunque, non è segno di virtú,
perché non è oggetto di vera scelta tra alternative
opposte.
Sicché, la società ermafrodita è
certamente libera da tutti i mali sociali connessi, ad esempio,
agl"istituti" propri delle società civili
occidentali. Ma la felicità deglindividui non è
quella conseguente, ad esempio, ai tormenti dellamore, o agli
entusiasmi della passione. E la loro bontà non è quella
risultante dallo sforzo di assoggettare la sensibilità al
dominio della ragione.
Certo, di tale moralità e di tale
felicità gli Australiani non avvertono neppure il bisogno:
infatti hanno senso e valore solo per glimperfetti, per le vite
che per loro statuto sono condannate all'impossibilità della
compiutezza. Lumanità, in loro, è invece
già completamente realizzata. Dunque, totale integrazione
anima-corpo, da una parte, e assenza di qualsiasi imperfezione e di
qualsivoglia insufficienza sia nel corpo che nellanima (60). Essi, pertanto, sono uomini veri, non gli
"Europei". I quali piuttosto, nella loro considerazione,
non lo sono e non lo saranno mai, "uomini veri", dal
momento che la loro realtà è nientaltro che uno
strano miscuglio di elementi eterogenei, ovvero di umanità e
di bestialità. Gli Europei, dunque, non possono sottrarsi ad
affanni e turbamenti. E se la perfezione sta nella piena
autosufficienza, gli "Europei" non potranno attingerla in
alcun modo.
Ma che felicità e che bontà è
quella degli Australiani? La risposta a tale quesito ci rivela la
ragione per la quale Sadeur, pur essendo ermafrodito, e per questo
ben accolto nella comunità australe, non si senta a suo agio
tra i suoi simili, e perché egli abbandoni, infine, la terra
degli uomini beati.
Buoni e felici, nellesperienza comune,
non si è naturalmente, ma si diventa. Le due condizioni si
realizzano solo col movimento. Non sono stati permanenti,
tantè vero che si possono perdere. E se la vita è
caratterizzata dal movimento, per glindividui come per le
società, allora buoni e felici sono condizioni che si compiono
solo in individui e società concretamente vivi. In altri
termini la virtú come il benessere si conseguono solo in forza
di un "passaggio" in precise coordinate spazio-temporali, e
solo a condizione dellesistenza di uno distacco tra ciò
che si è e ciò che si dovrebbe essere. Senza tale
distacco tra non cè possibilità né di vero
bene né di vera felicità; è possibile solo uno
stato di quiete, per cosí dire, "sepolcrale". La
coincidenza dellessere col dover-essere, o la permanente e
compiuta realizzazione del dover-essere nellessere, è
segno dellimmobilità propria della divinità. A
proposito della quale è perfino assurdo parlare di
"bontà" o di "felicità" (61).
Bontà e felicità dunque, in
Terra Australe, non è veramente una conquista della ragione.
Anzi, la stessa attitudine razionalistica non è un approdo: la
perfetta razionalità è spontanea. E pertanto, quella
australe è una società che vive senza un vero senso
della vita, senza la percezione del compito storico di portare a
compimento l"umanità", a livello di esistenza
singola e a livello di vita sociale.
Sadeur è sí
ermafrodito; ma il suo ermafroditismo non è perfetto. Ha,
certo, i due caratteri sessuali, ma questi, in lui, diversamente che
negli Australiani, non si integrano spegnendo il desiderio. Egli si
sente diverso tra i simili perché è simile a loro solo
per la struttura anatomica, mentre è irrimediabilmente diverso
nellavvertire ancora la mancanza, e quindi il bisogno anche
fisico, dell"altro". Le pressioni dellimpulso
sessuale non risultano, insomma, inibite dallequilibrio
conseguente allinterazione tra le sue due diverse dimensioni,
ma persistono perennemente inappagate; anzi, paradossalmente
ma il testo di Foigny non offre concreti riscontri le due
diverse dimensioni potrebbero comportare addirittura la duplicazione
deglimpulsi istintivi, affiancando a quelli propri
del sesso maschile anche quelli del sesso femminile.
Una
situazione, quella di Sadeur, davvero incredibile. Dal momento che
quel chè anormale per gli Europei è normale per
gli Australiani, e viceversa, in Europa è condannato a
nascondere la sua bisessualità, mentre nella Terra Australe
deve tener celato, come un vergognoso segreto, il suo desiderio
sessuale. Agli occhi degli Australiani egli è dunque un
"uomo" con i difetti dei «mezzi-uomini» (62). È
per questo che essi vogliono estrometterlo dalla loro società,
anche nella forma violenta della condanna a morte (63).
Lisola dei beati dunque non è, e
non può essere, per l"europeo" Sadeur,
lisola della felicità. La felicità degli
Australiani non può essere la sua felicità.
Pertanto, anche per Foigny, la Terra Australe è inospitale
per gli uomini. Essa non può accogliere una società
"diversa", ma solo una società radicalmente
"altra", dove non cè posto neppure per esseri
"quasi normali".
Note