Il ritratto più bello di Socrate è quello che fa Alcibiade, suo ex discepolo, nel Simposio di Platone. Un uomo «davvero divino e meraviglioso» - dice -, un sileno che nasconde in sé tesori meravigliosi. Ciò che suscita la più profonda meraviglia - aggiunge Alcibiade - è la sua diversità rispetto a ogni altro uomo, del passato e del presente. Si tratta di un ritratto fatto con l'ammirazione amorosa e col livore rancoroso propri degli ex.
Di Socrate sappiamo solo quello che si trova in racconti inevitabilmente partigiani. E anche sul suo pensiero non abbiamo molte certezze. Molte indicazioni in cui è difficile individuare quel che fu davvero di Socrate e quel che invece vi aggiunsero i suoi testimoni e interpreti. Lui non scrisse nulla: per coerenza teoretica, come ci dice sempre Platone.
Personaggio scomodo, Socrate. Al centro di accese polemiche anche dopo la sua morte, decretata da un tribunale ateniese con accuse politicamente interessate e senza fondamento. Estimatori e denigratori si erano fatti tutti una loro idea del personaggio. Così ci rimangono molteplici immagini talvolta inconciliabili tra loro. Ognuno parlava del suo Socrate. Il Socrate quasi sofista e quasi sovversivo, presentato nella commedia Le Nuvole dal conservatore Aristofane, è ben diverso dal Socrate di Platone, implacabile smascheratore delle astuzie argomentative e delle furbizie pratiche dei Sofisti. E l'immagine che ne offre Platone è a sua volta ben diversa da quella che emerge dalle opere dello storico Senofonte. Ed è inconciliabile con quanto rappresentato da Policrate, un retore di parte democratica, che con un libello di accusa contro Socrate mirava ad impedire in rientro ad Atene dei discepoli del filosofo, emigrati dopo l'esecuzione della condanna del loro maestro.
Oltre Platone, preziose indicazioni sull'orientamento filosofico di Socrate sono state offerte da Aristotele. Ma, considerato l'insieme delle testimonianze, è difficile dire qual è il vero Socrate. Una difficoltà praticamente insuperabile, anche se gli studi filologici, storici e filosofici hanno cercato sempre di offrire una ricostruzione il più possibile attendibile del suo pensiero.
Molti dunque i volumi dedicati a pensatore antico. Recentemente è stata pubblicata in Italia una nuova monografia, Socrate e l'uomo greco (Marinotti, pagg 160, 15 euro), curata da Walter Friedrich Otto (1874-1958), celebre filologo classico e storico delle religioni, autore di studi memorabili quali Gli dei della Grecia (1929) e Dioniso (1933). Lo scritto su Socrate non aveva mai visto la luce, né in Italia né all'estero. Esso rappresenta una sintesi delle ricerche svolte dallo studioso tedesco nel decennio 1940 50.
Aristotele aveva segnalato che Socrate sposta l'asse della riflessione filosofica dalla natura all'uomo, e in particolare sposta l'attenzione dai problemi scientifici a quelli etici. W.F. Otto sostiene che quella proposta dal pensatore ateniese è un' «etica del sapere». L'agire etico non dipende dalla volontà, ma esclusivamente dalla conoscenza del bene morale. La tesi non è nuova. Ma lo studioso tedesco la propone facendo interagire tra loro testimonianze antiche e suggestioni culturali moderne. Sicché il suo non è solo un lavoro di storiografia filosofica ma anche uno sforzo di elaborazione teoretica.
L'uomo non sceglie il bene perché lo vuole, ma perché lo conosce per contemplazione nei segni in cui la divinità si rivela. E non fa il male perché non vuole il bene, ma perché non lo conosce. E pertanto la filosofia, in quanto processo di conoscenza, in definitiva è pratica della virtù. Ricercare la verità è principio e fondamento di ogni agire etico. Otto aggiunge poi che tale etica della conoscenza a suo giudizio sta a fondamento anche del pensiero di Platone e Aristotele, ed è il carattere distintivo della civiltà greca. La civiltà romana e quella cristiana propongono infatti un'etica della volontà: si può conoscere il bene e tuttavia volere il male; dunque l'azione buona nasce da una buona volontà, da una volontà che mira al bene. Al di là della molteplicità e diversità delle interpretazioni, resta il fatto che Socrate ha rappresentato un punto di riferimento costante per tutta la cultura occidentale. Lo è anche per la cultura contemporanea.
Nella Germania dell'epoca romantica se ne apprezzava in particolare il valore dell'ironia. Novalis asseriva che l'ironia è la condizione di interiore distacco dal reale per lanciarsi verso confini ulteriori; per rimettersi continuamente in questione e aspirare all'infinito. Nell'ironia, contraddistinta dall'ambiguità, come ha mostrato Socrate, tutto è scherzo e tutto serietà. «Essa contiene e suscita un sentimento di insolubile contraddizione dell'impossibilità e della necessità di una comunicazione completa». Per Hegel poi Socrate - uomo dal destino «assolutamente tragico» - non è soltanto la figura più interessante di tutta la filosofia antica; «La sua persona racchiude in sé la storia del mondo e costituisce il principale punto di svolta dello spirito in se stesso». Il punto di passaggio dall'antico al nuovo.
Fuori del coro l'nterpretazione di Nietzsche. Proprio da Socrate parte la scissione tra uomo e natura e, contestualmente, quella interna all'uomo tra ragione e istinto. Socrate è l'espressione dello spirito apollineo. Il teorico dell'assoggettamento dell'istinto alla ragione. Nel suo pensiero si coglie l'affermarsi della ragione a danno della passione; il trionfo del conoscere rispetto al vivere. La sconfitta dello spirito dionisiaco. Il valore supremo insomma non è la vita ma la scienza. L'uomo perde i contatti con la forza vitale della natura per rinchiudersi nel carcere dorato della sua capacità conoscitiva, in cui coltiva la presuntuosa aspirazione di rivelare con la scienza gli enigmi del reale.
Non è un caso che pur non avendo lasciato alcuno scritto - come rileva Otto - Socrate, al pari di Buddha e Cristo, ha esercitato «un'influenza sconfinata», «ha impresso una svolta spirituale al mondo».
E ancora oggi il suo «so di non sapere» costituisce un monito severo contro l'arroganza di chi sbandiera impudicamente il presunto possesso dell'assoluta e incontestabile verità.