Giuseppe Tortora
La filosofia ai tempi dell'Ipod

Il Mattino, 14/01/2005 - p. 19

Lettore musicale per 10mila canzoni
I rischi della realtà digitale
Internet e nuove tecnologie hanno ridotto gli uomini a monadi informatissime ma che non comunicano

Per chi ha seguito da vicino lo sviluppo inarrestabile delle tecnologie informatiche, non può destare grande meraviglia neppure l'ultima notizia della immissione sul mercato del MacMini della Apple, un computer piccolissimo, potente e molto economico. Genera stupore solo quanto è già avvenuto. In un arco brevissimo di tempo si sono verificati progressi incredibili sia in campo hardware che in quello software. Macchine sempre più potenti, programmi operativi e applicativi sempre più stabili, più amichevoli e più ricchi di funzioni. Si aggiunga poi la velocissima diffusione di Internet, e il suo notevole impatto persino nella gestione dei piccoli problemi quotidiani. Si capirà allora che ogni ultima innovazione appare quasi prevista, attesa, dovuta. Comunque già ipotizzata. E nessuna meraviglia ormai destano gli scenari futuri, specialmente nell'erogazione dei servizi. Già si delineano sviluppi significativi, e già si annunciano nuovi scenari della vita collettiva e individuale, con l'unificazione di tutte le attività che richiedono una tecnologia avanzata. L'ipotesi non è avveniristica: radio, telefono, televisione, una volta portati a comun denominatore digitale, potranno non solo convivere ma interagire con computer e Internet, addirittura in un unico strumento, e potranno arricchire il pacchetto di servizi utilizzabili.
L'odierna tecnologizzazione sta comunque producendo una profonda modificazione della nostra realtà umana. Non a caso Giuseppe O. Longo, un informatico attento ai risvolti filosofico-antropologici delle ICT, ha parlato di homo technologicus. La tecnologia informatica non offre solo strumenti. Essa sta delineando nuovi stili di vita e di lavoro. Mano a mano che si rende sempre più indispensabile, induce progressivamente l'individuo ad assumere un nuovo modo di stare al mondo, di relazionarsi ai propri simili; e perfino un nuovo modo di rapportarsi a se stesso. Sta configurando una nuova essenza d'uomo.
Dunque, cambia la percezione che l'individuo ha di sé e dei suoi rapporti col mondo. Ma anche il mondo cambia, nella sua percezione. Paradossalmente diventa, allo stesso momento, più piccolo e più grande. Con le memorie di massa dei nostri mini-strumenti informatici - dagli hard-disk portatili, agli IPod, ai pen-drive, ai computer palmari - riusciamo a portarci appresso, pronte all'uso, collezioni di brani musicali, enciclopedie, biblioteche personalizzate, raccolte fotografiche. Ed abbiamo sempre a disposizione interi cataloghi, molteplici depositi di documenti, e i più diversi archivi di informazioni, liberati dall'ingombro e dal peso della loro fisicità. Potenza della smaterializzazione delle informazioni, della miniaturizzazione degli apparecchi, delle procedure di compressione dei dati, e dell'ottimizzazione dei supporti e delle tecniche di registrazione informatica.
Allo stesso tempo ci sentiamo abbastanza piccoli per un mondo che attraverso Internet, ci sembra sempre più grande, più ricco di informazioni, suoni, voci, immagini. La rete Internet ci appare - per dirla col pensatore francese Pierre Lévy - la sede dell'intelligenza collettiva. Ma Internet non è solo lo spazio virtuale in cui trovare depositate tutte le risorse culturali prodotte in ogni parte del mondo, e messe a disposizione di tutti con un clic del mouse e in tempo reale. È anche il luogo della interazione delle intelligenze, della sinergia delle conoscenze. Basta stare connessi. Insomma, è l'epoca del brainframe. Si sta connessi per ricevere e per offrire conoscenza, per creare e con-crescere, in un ambiente virtuale in cui - come segnala il sociologo Derrick De Kerckhove, discepolo di Mc Luhan - la conoscenza viene socialmente prodotta e condivisa. Si apprende dunque in modo nuovo utilizzando all'istante, e quando se ne ha bisogno, tutte le risorse e tutti gli strumenti offerti online.
Abbiamo oggi la possibilità di corservare, ordinare, gestire, una grande quantità di dati. E di accedere alle informazioni in modo semplice, immediato, accuratamente accuditi, in forma automatica, nel reperimento di ciò che ci serve, come accade con i grandi motori di ricerca. Ma ugualmente abbiamo la possibilità di connetterci con chiunque, di renderci presenti ubiquamente, nei luoghi più diversi e più distanti. In relazione duale, o partecipando alle comunità virtuali. In modalità sincrona o asincrona. Molte e varie sono le opportunità; occorre solo scegliere in relazione agli obiettivi da raggiungere: e-mail, newsletters, mailing list, blog, forum. Sembra paradossale: le tecnologie della comunicazione hanno conosciuto la loro grande affermazione proprio nell'epoca in cui, con la rottura dei modelli tradizionali di convivenza sociale, si lamenta ovunque una più o meno grande incomunicabilità. Comunque con la connessione si annienta ogni confine, si annullando tempi e spazi.
Grazie a queste tecnologie abbiamo tutti una diversa percezione dello spazio e del tempo. Tutto ci appare più vicino, a portata di mano; e tutto immediatamente ottenibile. Sotto questo profilo, non avvertiamo limiti o barriere. Ma anche in questo c'è un versante problematico. Queste tecnologie rappresentano uno straordinario accrescimento delle possibilità umane. Ma se da una parte razionalizzano e potenziano la vita, dall'altra creano nuovi problemi. Per fare un esempio, la facile accessibilità alle informazioni comporta la difficoltà di gestione della gran quantità di dati reperiti. Crisi da esubero, da ridondanza, che prendono il posto delle vecchie crisi da penuria.
Inoltre la crescente tecnologizzazione delle società occidentali accentua progressivamente il divario socio-economico con i paesi del terzo modo: i quali pertanto subiscono solo gli effetti negativi della globalizzazione. Nuovi problemi etici e politici, dunque. E infine le nuove tecnologie possono rappresentare per taluni anche una diabolica tentazione: possono suscitare forme sottili di delirio d'onnipotenza. In ogni caso esse non ci liberano da obblighi e responsabilità individuali connessi a certi rapporti interpersonali. Per certe cose non basta la connessione. E poco aiutano le comunità virtuali. Occorre la presenza fisica: l'espressione dolce, la parola tenera, il gesto affettuoso.

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