E-learning? Per molti rappresenta oggi la nuova frontiera della formazione. Se ne parla in tutto il mondo in riferimento non solo all'istruzione scolastica e universitaria, ma anche alla formazione aziendale. E in Italia se ne parla non solo tra docenti e studiosi dei processi educativi, ma anche in ambito governativo. Si tratta di un nuovo modo di apprendere e insegnare. Il processo formativo infatti ha luogo col supporto della tecnologia informatica. In particolare col supporto della tecnologia Internet.
Purtroppo dietro questa etichetta si nascondono pure alcune operazioni trasformistiche. Roba vecchia riciclata. Non si fa e-learning, per esempio, semplicemente mettendo in Internet delle lezioni in formato digitale, in modo che i destinatari le possano o scaricare sul proprio computer, oppure "vederle" in rete con un semplice programma di navigazione. Portare i materiali di studio a casa dello studente che, per lontananza fisica, o per altra ragione, non può frequentare ad esempio le lezioni universitarie, è cosa che già si faceva. Anche senza Internet ed anche quando non c'erano neppure i personal computer. In molti ricorderanno la vecchia didattica per corrispondenza. E molti potranno ancora oggi seguire i corsi proposti in accurate videolezioni trasmesse su canali televisivi a cura del Consorzio interuniversitario «Nettuno».
Insomma non si possono spacciare per e-learning iniziative didattiche di questo tipo. Specialmente se esse, fuori da ogni ottica pedagogica, mirano solo a risolvere problemi di piccolo cabotaggio a cui non si riesce a far fronte in modo adeguato. Come quello ad esempio del sovraffollamento delle aule universitarie. Restare a casa a studiare, davanti a un computer, i contenuti di lezioni pubblicate in Internet, non è per lo studente la stessa cosa che seguire le lezioni in aula, magari interloquendo attivamente con i docenti. L'e-learning è altra cosa. Attraverso le opportunità proprie della tecnologia informatica, esso, più che offrire una didattica dimezzata, di second'ordine, può addirittura potenziare l'attività formativa, elevando lo standard già assicurato col modo tradizionale d'insegnare.
Ad esempio si può organizzare un corso on-line in cui gli argomenti siano suddivisi e trattati in moduli tematici; i moduli a loro volta siano disposti in ordine progressivo, sulla base dell'ordine di priorità e/o di complessità; i contenuti siano composti non solo di materiale testuale, ma anche di immagini, voci, suoni, filmati; e in cui, infine, ogni modulo si concluda con prove di controllo totalmente telematiche. Il tutto sulla base di quanto la psicologia, la sociologia e la pedagogia hanno scientificamente stabilito e indicato circa l'apprendimento e l'insegnamento.
A rigore, inoltre, l'e-learning non è una modalità alternativa ed esclusiva rispetto alla didattica tradizionale. Esso offre piuttosto ulteriori opportunità. Soprattutto assicurando l'interattività in remoto tra i protagonisti del processo formativo; detto in termini diversi, assicurando l'azione reciproca a distanza, in forma simultanea o differita, tra discenti e docenti. In Internet insomma si possono formare vere e proprie comunità di apprendimento. Comunità «reali», anche se «virtuali». Cioè comunità effettive, anche se i membri non sono tutti allo stesso momento nello stesso luogo fisico. In queste comunità, ad esempio, docenti e discenti, liberi dal rapporto gerarchico, possono collaborare insieme alla costruzione della conoscenza. Tutti insegnano e tutti imparano. E il docente non dovrà «erogare» il suo sapere. Egli piuttosto dovrà cooperare con gli studenti svolgendo soprattutto un compito di orientamento e di guida.
L'e-learning insomma è cosa seria. Scientificamente fondata e testata. Tutto va preparato a dovere sul piano metodologico e con rigore su quello organizzativo. Chi si appresti a fare formazione a distanza via Internet deve procedere anzitutto ad un'accurata progettazione. È il solo modo per ottenere un effettivo accrescimento qualitativo dell'attività di apprendimento-insegnamento: sia per la formazione delle conoscenze che per l'acquisizione delle competenze. E la progettazione dev'essere ancora più accurata se s'intende realizzare un corso e-learning per l'istruzione formale, nell'ambito delle istituzioni pubbliche e private.
Molto giustamente Maria Ranieri, autrice di un volume recentemente pubblicato - E-learning. Modelli e strategie didattiche (Edizioni Erickson), sostiene che «una riflessione sull'aspetto didattico dell'e learning può anche essere considerata una strada per un ripensamento della didattica tout court: le trasformazioni tecnologiche possono rendere meglio comprensibili, e in qualche caso più produttive, le metodologie e tecnologie più tradizionali».
La Ranieri riserva ampio spazio all'illustrazione e alla discussione critica di modelli, architetture e strategie formative. La sua idea è che il progettista, riflettendo su queste cose, possa compiere scelte consapevoli e idonee al raggiungimento, nell'attività didattica da lui ideata, degli scopi prefissi sfruttando appieno le specificità della rete Internet. A suo giudizio nulla, di quanto è stato da tempo sperimentato nella didattica faccia-a-faccia, va perso con l'adozione delle Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione. Anzi, si possono addirittura accrescere gli effetti formativi di strategie e tecniche già sperimentate nella didattica in presenza: quali lo studio di caso, la simulazione, il problem solving.
In ogni caso l'e learning è un settore in continua evoluzione; e chi s'interessa di formazione è indotto, oggi più che mai, ad una costante riflessione e ad una profonda revisione dei propri modelli.
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