Giuseppe Tortora
L'immaginario di un millennio tecnologico

Il Mattino, 29/12/2005 - p. 40

Il saggio di Cuomo

Ogni forma artistica si caratterizza per il suo specifico fondamento oggettivo. La capacità espressiva e la potenza comunicativa delle diverse forme artistiche sono date dai materiali e dalle tecniche adottate. Naturale dunque considerare anche il loro ruolo nel mutamento delle forme d'arte; capire come le innovazioni tecnologiche, e le loro ibridazioni, trasformano i diversi tipi d'espressione artistica. Peraltro la comprensione dell'interazione tra i media e l'operare artistico consente di cogliere appieno il rapporto dell'artista col proprio tempo, e il rapporto dell'opera con la visione del mondo in cui essa è nata.
Questa è la prospettiva teorica che Vincenzo Cuomo, sulla linea di Mario Costa, ha sviluppato nel suo volume Del corpo impersonale. Saggi di estetica dei media e di filosofia della tecnica (Liguori Editore, Euro 12,50). Per l'autore la specifica qualità comunicativa delle singole forme d'arte è determinata dall'uso sapiente degli elementi - materiali e tecniche - tipici di ogni particolare medium. In uno dei suoi contributi più articolati egli analizza, ad esempio, gli effetti che la luce elettrica produce nell'ambito teatrale. L'energia elettroluminosa ha cambiato modo di fare teatro, e ha conferito nuove opportunità all'arte teatrale. Nel teatro la luce non solo realizza l'espansione spaziale, ma crea un nuovo spazio. Essa dà diversa concretezza al corpo degli attori e alla materialità degli oggetti. Sicché grazie alla luce elettrica il «luogo» teatrale, quello del palcoscenico, diventa la scena, lo «spazio» della finzione, il puro spazio rappresentativo.
Analogamente con le tecnologie della comunicazione a distanza e della comunicazione differita nel tempo. Le quali configurano una diversa e inedita fenomenologia del tempo. Certo, offrono nuove prospettive e nuove possibilità alle istanze artistiche; ma aprono anche nuovi problemi. Lo si vide già negli esperimenti di poesia elettroacustica. Il poeta, impegnando la sua voce nella consegna del suo prodotto artistico alla memoria «fonica» di una macchina, il magnetofono, esprimeva la sua «volontà di permanere» come artista; ma al costo altissimo della perdita della propria viva impronta sonora. La «singolarità evenemenziale» si dissolveva nell'inevitabile «anonimato» tipico della sonorità tecnologica.
Ecco: l'impersonalità. La quale - in forza della continua innovazione tecnologica - sta irrompendo in misura sempre maggiore nel fare artistico. Specialmente con l'adozione delle tecnologie informatiche. La mano, con la sua capacità di esprimere e produrre pensieri e sentimenti della persona, sta lasciando sempre più posto alla macchina. Addirittura la spersonalizzazione sembra trionfare con l'uso della comunicazione in rete. Dove le persone s'incontrano con la consapevolezza e talvolta col desiderio dello spersonalizzante anonimato. Ma l'arte va avanti. Il desiderio della sperimentazione artistica non avverte limiti: neppure quelli delle tecnologie di rete. Anzi, nuovi stimoli. E già si colgono i segni di inedite e feconde connessioni tra l'immaginario artistico e i moderni «ambienti» tecnologici. Già si scorgono differenti modalità dell'operare artistico. Già s'intravedono originali e inattese forme di espressione estetica.
Tecniche e tecnologie influenzano non solo l'organizzazione della vita quotidiana, ma anche il modo stesso di concepire la realtà e la vita. Esse contribuiscono a individuare e definire senso, ruolo e compito dell'uomo nel mondo. Ed è stato sempre così. Giusto dunque che la riflessione filosofica sussuma nel suo dominio anche ciò che viene prospettato dall'uso estetico delle tecnologie. Essa deve individuare ciò che il contemporaneo agire artistico indica in merito alla concezione che l'uomo ha di sé e del suo rapporto con la realtà. E deve offrire al mondo dell'arte gli strumenti teorici per una consapevole comprensione di quanto essa stessa ha promosso e compiuto.

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