Giuseppe Tortora
Tornare a Foucault per capire i poteri

Il Mattino, 15/02/2007 - p. 44

Il convegno.
Oggi e domani gli studiosi a Palazzo Serra di Cassano per analizzare l'eredità del pensatore francese.
La lezione.
Dall'etica alla psicanalisi la profonda influenza sui processi di cambiamento dell'identità occidentale


Per la comprensione di una civiltà non basta studiare la sua storia politica, economica, militare, culturale. Friedrich Nietzsche suggeriva di dedicarsi anche alla storia della follia, del crimine, della sessualità. Michel Foucault ha raccolto e sviluppato questo suggerimento. Pensatore di esperienza e cultura internazionali, fu docente di Storia dei sistemi di pensiero al «Collège de France». Con i suoi scritti e con la sua attività ha conquistato un suo posto autorevole nella cultura contemporanea. Per molti intellettuali le sue opere rappresentano ancora essenziali punti di riferimento. In esse Foucault ha proposto inusuali metodologie e fornito significative indicazioni per l'interpretazione della nostra civiltà occidentale.
Per lui le varie epoche si distinguono ognuna per una propria episteme, cioè per un proprio sistema implicito di regole e relazioni conoscitive entro cui si configurano saperi e valori. Il decorso storico è segnato da rotture epistemologiche, cioè da salti da un'episteme all'altra. La ricerca storica deve configurarsi quindi come indagine sulle strutture. L'isolare e descrivere l'episteme di un'epoca è quel che Foucault indica come archeologia. Si può capire una società narrando la genealogia delle sue idee anche attraverso l'evoluzione delle istituzioni. Anche di quelle sanitarie, penali ed educative. Foucault è convinto che nella modernità si è andato compiendo un processo di soggettivazione/assoggettamento dell'umano: sia sul piano individuale, ovvero etico e speculativo, che su quello collettivo, ossia sociale e politico; il sapere è stato istituzionalmente configurato e utilizzato come mezzo di disciplinamento, di controllo e di repressione delle spinte individuali ritenute socialmente patologiche e devianti.
Con i suoi studi più tardivi poi Foucault ha spostato l'attenzione sulla «microfisica del potere». Il potere raggiunge i suoi obiettivi non con una diretta repressione, ma attraverso un sistema di relazioni in cui si rendono operanti dei meccanismi di censura/gratificazione che coinvolgono attivamente, rendendoli complici, gli stessi destinatari. È in questo modo che si stabiliscono i valori che regolano la vita delle società.
Ed ora, a poco più di vent'anni dalla sua morte, che cosa resta di Foucault? Quante delle sue proposte metodologiche e delle indicazioni tematiche mantengono ancora la loro validità? Su questi punti si confronteranno i partecipanti al Convegno internazionale «Foucault dopo Foucault. Genealogie del postmoderno», che, su iniziativa dell'Università di Salerno, si svolgerà a Napoli nei giorni 15-16 febbraio 2007 presso l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. Ci saranno non solo studiosi esperti nell'indagine filologica della sua opera, ma anche gl'intellettuali che hanno direttamente ereditato il pensiero di Foucault: come Pasquale Pasquino che, trasferitosi giovanissimo da Napoli a Parigi, ha seguito i corsi di Foucault e collaborato ai suoi seminari al «Collège de France». E ci saranno anche ricercatori delle più diverse aree disciplinari, che dal proprio angolo prospettico contribuiranno a mettere a fuoco possibilità e limiti del foucaultismo per i tempi a venire.
Le posizioni di Foucault hanno trovato sempre entusiastici consensi e decise avversioni.
Con la pubblicazione e la traduzione dei «Corsi al Collège de France» si è creato in Italia, in Francia, in Germania ed anche negli Stati Uniti e in America latina un vasto movimento interpretativo che mira ad analizzare alcuni concetti chiave del Foucault genealogista della politica occidentale. Nel continente americano sollecitazioni foucaultiane sono state raccolte e sviluppate anche in ambito psichiatrico e psicoanalitico. Generalmente l'attenzione s'è concentrata sui concetti di governamentalità, sovranità, disciplina. In quest'ultimo periodo molti si sono cimentati su questi argomenti soprattutto al fine della loro utilizzazione in prospettiva politica: spesso in chiave no-global. Su questo fronte s'è dato particolare rilievo al tema dell' «etica ed estetica della resistenza» a cui Foucault ha fatto cenno in interviste e scritti minori. Però secondo alcuni studiosi come Bruno Moroncini, promotore del convegno, questo orientamento interpretativo tende a sequestrare il pensiero di Foucault, a enfatizzarne alcuni aspetti, a occultarne le stratificazioni concettuali e le ineludibili contraddizioni.
Ma quanto, l'insegnamento di Foucault, aiuta a comprendere i mutamenti radicali che l'Occidente sta vivendo nel contesto della globalizzazione? Nell'epoca post-moderna sembra si stia compiendo un processo di de-soggettivizzazione. L'identità della soggettività dell'occidente pare sgretolarsi ineluttabilmente sotto la spinta di fenomeni di portata ormai planetaria.

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