Ad introdurre nella cultura occidentale il termine «etica» fu Aristotele: per designare la riflessione razionale relativa all'agire umano. Che cosa deve intendersi per bene o male, giusto o ingiusto? C'è una modalità di comportamento abituale - ethos - che contraddistingue l'uomo buono? C'è un criterio universale per "vivere bene"? Queste le domande. E ogni etica dà le sue risposte. Risposte necessariamente relative alla sensibilità e ai problemi del proprio tempo.
I tempi cambiano; sempre nuovi problemi si affacciano alla coscienza dell'uomo. Problemi che richiedono nuovi principi e nuovi criteri di comportamento per una vita che sia adeguata alla dignità umana. Le domande restano sempre le stesse. Ma la ricerca etica è continuamente impegnata a riproporre prospettive e modelli, a ridefinire i cosiddetti valori. E spesso deve mettere in discussione i propri fondamenti e la propria metodologia.
Quali sono i problemi etici, oggi? E quali modelli vengono offerti? In Questioni di etica. Dibattiti contemporanei di filosofia (Armando Ed., pagg. 334, euro 30), Richard Kearney e Mark Dooley, due accademici irlandesi, tentano di delineare un quadro ampio e articolato. Nel volume sono raccolti interventi di pensatori contemporanei: Habermas, Derrida, Ricoeur, McIntyre, Kristeva, Apel, Kemp, Rasmussen. E altri ancora. Impossibile ragguagliare sui diversi contributi.
Quella dei filosofi è una élite di alto specialismo disciplinare e spesso autoreferenziale. Anche in questo volume i saggi, tutti interessantissimi, affrontano però problemi in gran parte noti confrontandosi o ancorandosi a pensatori del passato più o meno recente, ma ancora alle spalle della cultura contemporanea: Husserl, Heidegger, Wittgenstein, Taylor, Foucault, Lévinas. Ma anche Kant, Kierkegaard, Marx, Freud. E Aristotele. C'è molta aria di post: post-heideggerismo, post-metafisica, post-modernità.
Particolarmente coinvolgenti le due interviste. Quella a Paul Ricoeur su «Immaginazione, testimonianza e fiducia», e quella a Jacques Derrida su «Ospitalità, giustizia e responsabilità». Ma c'è una certa disattenzione a molte questioni di etica veramente nuove. Anche nel campo dell'etica applicata. Dove generalmente - ma non in questo volume - continua a farla da padrona la bioetica. Certo, le questioni sollevate e trattate dalla bioetica non sono di scarso spessore. Tutt'altro. Ma non si comprende perché anche in questo volume non trovi spazio, ad esempio, l'etica ambientale. E non compaia affatto la tecnoetica. Eppure dal rapporto con l'ambiente dipende per gran parte il nostro futuro. E con l'uso e l'abuso che si fa delle tecnologe informatiche, anche in funzione bellica, ce n'è di materiale su cui riflettere.
Si sviluppano discussioni sottilissime per stabilire se nelle prime settimane di vita l'embrione umano debba considerarsi persona. E spesso si sorvola sul problema delle dignità personale di interi popoli lasciati languire nell'ignoranza e soprattutto nella miseria più nera, e martoriate dalle malattie fino a morte prematura. E sono certamente persone le donne e i bambini uccisi in un mercato dall'uso sconsiderato di un missile propagandato come intelligente. E lo sono anche i prigionieri tenuti in ostaggio senza alcun riconoscimento di diritti umani: in nome della democrazia. Tanto per fare qualche esempio. Lo si voglia o no, anche in questi casi non si possono eludere le domande «filosofiche» di fondo. Rispetto alle questioni che oggi ci assediano, la filosofia fatica ancora a mettersi al passo. Ma forse quello di arrivare sempre in ritardo è il suo destino. E la sua condanna. Come la nottola di Minerva, la filosofia compare solo sul far della sera.
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