SPINOZA E LEIBNIZ

Dio, l'ordine e l'armonia del mondo

All'apice della gerarchia delle monadi si trova la monade la cui perfezione è assoluta, e la cui consapevolezza è totale: Dio, ovvero la causa prima ed il fine ultimo di tutta la realtà:

L'Uno che domina l'universo, non solo regge il mondo, ma lo fab-
brica e fa; è al di sopra del mondo e, per cosí dire, extramondano ed è
inoltre la ragione ultima delle cose.
(Sull'origine radicale delle cose)

A piú riprese Leibniz tenta una dimostrazione razionale dell'esistenza di Dio, utilizzando con qualche lieve modifica le prove tradizionali della teologia scolastica. La prima prova parte dalla considerazione che il mondo contingente esige una realtà necessaria da cui prendere origine: questa realtà è Dio. La volontà di Dio, infatti, tra i tanti mondi possibili che l'intelletto divino concepisce, trae all'esistenza uno solo:

Dalla necessità fisica o ipotetica, che determina le cose del mondo in
modo che le successive derivino dalle precedenti, bisogna arrivare a qual-
cosa che sia di necessità assoluta e metafisica, di cui non si possa render
ragione... Pertanto, poiché la radice ultima dev'essere in alcunché che sia di
necessità metafisica, è necessario che esista un Ente unico, di necessità
metafisica, la cui essenza implichi l'esistenza.
(Sull'origine radicale delle cose)

La seconda prova è quella del processo di causazione: se risaliamo di causa in causa, per spiegare la realtà delle cose dobbiamo fermarci poi ad una causa prima incausata, cioè a Dio. La terza prova è una rielaborazione della prova ontologica cosí com'era stata presentata da Cartesio. Il filosofo francese aveva sostenuto che una volta pensato l'essere perfettissimo, a questo non si poteva negare l'esistenza senza negarne la perfezione stessa: un essere perfettissimo non può mancare di nessun attributo, tanto meno di quello dell'esistenza. Leibniz ritiene che la derivazione dell'esistenza dal concetto di essere perfettissimo è "logicamente" corretta soltanto dopo aver provato che quel concetto è "logicamente prìvo di contraddizioni"; poiché niente contraddice alla possibile esistenza di Dio, Dio esiste.
La quarta prova si avvale del concetto dell'armonia prestabilita: l'armonia fra le infinite monadi dell'universo rimanda a Dio come all'autore di quell'armonia e lo presuppone. Leibniz, come si vede nella dimostrazione dell'esistenza di Dio non si stacca, se non marginalmente, dal filone aristotelico tomistico.
Píú originale sembra la motivazione fornita per giustificare l'esistenza di fatto di questo mondo con tutti i suoi limiti e le sue imperfezioni. Dio, tra i tanti infiniti mondi che poteva realizzare, ha portato all'esistenza questo mondo perché esso è il " migliore dei mondi possibili ":

Poiché nelle idee di Dio c'è un'infinità di universi possibili mentre
non può esisterne che uno solo, bisogna che ci sia una ragione sufficiente
della scelta di Dio, la quale lo determini all'uno piuttosto che all'altro. E
questa ragione non può trovarsi che nella convenienza o nei gradi di perfe-
zione che questi mondi contengono... Ciò è la causa dell'esistenza del
meglio che la Saggezza fa conoscere a Dio, che la sua Bontà gli fa scegliere,
e la sua Potenza gli fa produrre. (Monadologia, 53, 54, 55)

In questo mondo tutto è inserito in un ordine che non conosce deroghe, né salti:

E' bene riflettere che Dio non fa nulla fuori dell'ordine. Cosí, ciò che
sembra straordinario lo è solo in relazione a qualche ordine particolare sta-
bilito per le creature. Poiché, quanto all'ordine universale, tutto vi è con-
forme... Ora, poiché nulla può accadere che non rientri nell'ordine, si può
dire che anche i miracoli rientrano nell'ordine, come tutte le operazioni
naturali. (Discorso di Metaf., VI, VII)

Anche il male, che si presenta a prima vista come un difetto, trova la sua giustificazione nell'ordine generale dell'universo. Premesso

che la radice del male è nel nulla, cioè nella privazione o limitazione
delle creature.
(Discorso di Metaf, XXX)

Leibniz conclude:

bisogna che questo male si ricompensi ad usura nell'universo, che
Dio ne tirerà un bene piú grande e che insomma si troverà che questa

sequenza di cose, nella quale è compresa l'esistenza del peccatore, è la piú
perfetta fra tutte le altre possibili.
(Discorso di Metaf, XXX)

L'accettazione della concezione del Dio persona, la postulazione di un mondo costituito esclusivamente da sostanze spirituali, l'ottimismo metafisico, non bastano però a provare, contro il determinismo, l'esistenza della libertà nell'universo e nell'uomo. L'universo non può essere che questo, essendo il migliore possibile, e l'uomo, ogni singolo uomo, porta in sé fin dalla sua creazione la ragione sufficiente che lo fa essere qual' è e gli impedisce di essere diverso. La libertà, in definitiva, giustificata su un astratto piano logico e metafisico, sembra confutata e negata sul piano esistenziale.
La fisica spiritualistica di Leibniz è, in ultima analisi, soggetta alle stesse regole della fisica materialistica:

Da tutto ciò si comprende in modo meraviglioso come nella stessa
origine delle cose, si eserciti una certa matematica divina o meccanismo
metafisico e si verifichi la determinazione del massimo... Con ciò una neces-
sità fisica si ha da una necessità metafisica: infatti, sebbene il mondo non
sia metafisicamente necessario, in modo che il contrario implichi contrad-
dizione o assurdità logica, esso è tuttavia necessario o determinato, in modo
che il contrario implica imperfezione o assurdità morale.
(Sull'origine radicale delle cose)