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Il periodo storico che andiamo considerando fu ricco, oltre che di filosofi
scienziati della statura di Galilei e di Cartesio, anche di una serie
di scienziati che, utilizzando le metodologie dei grandi, segnarono notevoli
progressi in campi significativi, anche se specifici, del sapere umano.
Uno dei piú grandi matematici del tempo, sicuramente l'unico in
grado di rivaleggiare con Cartesio, fu PIETR FERMAT (1601-1655). Tentò
la "ricostruzìone" di famose opere matematiche dell'antichità
sulla scorta delle testimonìanze tramandateci da opere a noi pervenute.
Ricostruí in tal modo I luoghi piani di Apollonio. Nel 1636 scoprí
il principio fondamentale della geometna analitica e in una breve opera,
Introduzione ai luoghi piani e solidi, espose tutti i luoghi semplici
della geometna analitica. Fissò inoltre i principi fondamentali
del calcolo infinitesimale, utilizzati poi da Newton e da Leibniz; nella
scoperta delle regole per l'esecuzione e la semplificazione.
Se Fermat fu nel campo della matematica "il principe dei dilettanti",
l'unico vero matematico di professione fu GILLES PERSONE DE ROBERVAL (1602-1675),
professore al College Royal. Poiché la cattedra che egli occupava
veniva conferita ogni tre anni a chi avesse saputo risolvere le questioni
poste dal titolare, Roberval decise di non pubblicare le sue scoperte
matematiche per sottoporle sotto forma di problemi agli aspiranti alla
sua cattedra. Questa situazione lo mise ìn condizione di non poter
far valere i suoi meriti scientifici e lo costrinse ad ingaggiare una
serie di polemiche con altri scienziati per rivendicare a sé la
priorità di certe scoperte.
La piú aspra di queste polemiche a proposito della cicloide della
curva gli attirò l'appellativo di "Elena dei matematici".
Roberval forní molti contributi brillanti alla soluzione di problemi
matema
tici, il piú significativo dei quali è il tentativo, operato
nel 1635, di tracciare un semiarco di una sinusoide. Questo tentativo
indicava che la trigonometria si andava staccando dalla classica impostazione
calcolistica per avvicinarsi al metodo funzionale.
Ma lo scienziato che meglio sembra rappresentare lo spirito scientifico
del tempo e che piú degli altri forní contributi significativi
ed importanti in due campi fondamentali della scienza fu l'olandese CRISTIANO
HUYGENS (1629- 1695). Ammiratore di Cartesio e della sua metodologia razionalistica,
pensò, tuttavia, di integrare quest'ultima con l'esigenza sperimentalistica
galileiana. Libero da ogni preoccupazione di natura religiosa, Huygens
operò, con questo metodo integrato, nei campi della fisica, della
geometria e della astronomia. Scrisse trattati sulla diottrica, sulle
tangenti, sul movimento provocato dalla percussione e sull'applicazione
dei movimenti pendolari all'orologio (aveva infatti applicato all'orologio
una molla a spirale che regolasse l'oscillazione del bilanciere). Ma la
sua fama fu assicurata dalla celebre teoria ondulatoria della luce. Contro
Cartesio che aveva sostenuto la propagazione immediata della luce, Huygens
sostiene che la luce impiega del tempo per propagarsi e che ciò
comporta che il movimento impresso alla materia interposta negli spazi
attraversati dalla luce sia progressivo e si propaghi, perciò,
come quello del suono per onde. La luce, dunque, è un'onda, un
trasferimento di energia e non di sostanza, come sostiene, invece, la
teoria corpuscolare. Dalla osservazione fatta da Richter sull'accorciamento
del pendolo all'equatore, Huygens dedusse che la terra è schiacciata
ai poli. Come astronomo scoprí un satellite di Saturno e osservò
l'anello luminoso di questo pianeta.
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