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La battaglia culturale combattuta da Galilei per il rinnovamento della
cultura scientifica contro la tradizione ed il principio di autorità
si chiudeva con la sconfitta dello scienziato costretto al silenzio ed
all'isolamento. Paradossalmente lo spirito innovativo dell'Umanesimo e
del Rinascimento sembrava battuto proprio quando, dopo sforzi titanici,
era riuscito ad elaborare una metodologia rigorosa e feconda, che prometteva
risultati oltremodo positivi. Ma la sconfitta galileiana era soltanto
un aspetto di una piú ampia e significativa situazione di crisi.
In tutta l'Europa, infatti, la borghesia, che nei secoli precedenti gradualmente
era riuscita ad occupare posizioni economiche e politiche di sempre maggior
prestigio, è costretta a ripiegare prima sotto i colpi dell'assolutismo
monarchico, che in Inghilterra, in Francia ed in modo indiretto in Italia
andava riconquistando piú forti posizioni, e poi sotto i colpi
di una crisi economica strisciante che presenta i segni di maggiore drammaticità
nei primi anni del '600. D'altro canto già da tempo la baldanzosa
sicurezza rinnovatrice della borghesia andava scemando e cedeva il posto
ad una politica di maggiore prudenza e di piú cauto ripiegamento
conservatore. Sul piano culturale alla fiducia nella scienza era subentrata
una forma di scetticismo.
Scetticismo e conservatorismo, comparsi ufficialmente per la prima, volta
nelle rassegnate e dolenti meditazioni del moralista Montaigne, caratterizzano
la cultura europea a cavallo tra '500 e '600. Bacone e Galilei, nonostante
la generosità dei loro sforzi, avevano fallito l'obiettivo del
rinnovamento culturale, in quanto all'esigenza del nuovo metodo non avevano
fatto corrispondere una nuova fondazione critica del sapere scientifico.
Si muovevano entrambi in un quadro filosofico tradizionale. Il cosmo baconiano
è ancora il mondo della tradizione, fatto di essenze e di qualità,
detentore di segreti che la bravura e la condotta metodica del ricercatore
debbono saper scoprire. Galilei, da parte sua, aveva visto il mondo come
libro scritto da Dio, le cui leggi divine erano immediatamente comprensibili
all'uomo che sapesse decifrarne il linguaggio matematico. Sulla certezza
di poter comprendere le leggi della natura era fondata la speranza pratica,
il progetto tecnologico di dominio sul mondo.
La crisi scettica che ha investito la cultura negli stessi anni in cui
Bacone e Galilei costruivano i loro sistemi, ha però mostrato come
una costruzione scientifica razionale non può accontentarsi di
poggiare su basi fragili, non rigorosamente fondate, accettate dalla tradizione.
Un nuovo metodo di indagine scientifica, se vuole veramente costruire
un sapere sicuro e razionale, deve poggiare su basi non attaccabili dalla
critica scettica, non esposte al tarlo del dubbio, resistenti non solo
ad ogni obiezione razionale, ma anche all'ipotesi di un dio maligno che
si diverta a tendere all'uorno tranelli per trarlo in inganno. La forza
del discorso cartesiano consiste proprio nell'aver compreso l'esigenza
di sanare ogni frattura tra principi fondamentali del sapere e scienze
particolari, di superare ogni separazione tra metodo di individuazione
degli elementi primi del sapere e metodi di indagine nei campi particolari
del sapere stesso. La filosofia cartesiana risponde, in effetti, ad una
esigenza fortemente avvertita: ricomporre l'unità di fondo tra
quadro teorico generale e ricerca scientifica particolare. Quest'opera
di rìcucìtura era particolarmente urgente e necessaria dopo
che il processo di rinnovamento della scienza, sfociato nella metodologia
galileiana, aveva per la sua fecondità maggiormente evidenziato
il contrasto stridente tra la vecchia metafisica scolastica, tomistica,
ed in ultima analisi aristotelica, e le nuove acquisizioni scientifiche.
Le condanne di Bruno, di Campanella, di Galilei agli occhi dì Cartesìo
non appaiono per niente incidenti evitabili, dovuti al particolare momento
politico-culturale o alla occasionale intransigenza e severità
dell'inquisitore, ma atti logici e conseguenti compiuti in difesa dì
una concezione metafisica che gli stessi condannati affermano di condividere
e di voler difendere. Le giustificazioni fornite, ad esempio, da Bruno
e da Galilei per evitare la rottura col quadro metafisico tradizionale
- la teoria della doppia verità per il primo, la compatibilità
tra scienza e fede a condizione di una lettura non letterale della Scrittura
per il secondo- nel mentre denotano la consapevolezza in questi autori
della scissione in atto tra esigenze scientifiche e fondamenti metafisici,
denunciano anche la loro incapacità a superarla con l'applicazione
ad entrambi i campi di un'unica metodologia.
La filosofia cartesiana mira al superamento di questa scissione proponendo
un sistema maggiormente compatibile con i principi della nuova scienza.
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