MAGIA, SCIENZA E FILOSOFIA DELLA NATURA NEL RINASCIMENTO

Tommaso Campanella: la natura animata e il senso

I sogni di palingenesi politica e religiosa di Tommaso Campanella affondano le loro radici in una cultura che riprende e sviluppa il naturalismo telesiano combinandolo con una riviviscenza della magia pratica ficiniana. In Campanella convivono in un rapporto di scontro-incontro le due tendenze fondamentali della cultura rinascimentale. Da una parte il tenace attaccamento alle ragioni profonde del cristianesimo e l'esigenza di una restaurazione cattolica, dall'altra l'ansia di rinnovamento morale e politico della società. L'uomo del medioevo, il discepolo di S. Tommaso, è percorso ed agitato da nuove tendenze ed impulsi: antiche certezze metafisiche e moderne inquietudini morali e politiche rendono viva e drammatica la personalità vulcanica di questo monaco calabrese.
Dopo Telesio e Bruno, Tommaso Campanella è il terzo pensatore rinascimentale fiorito nel mezzogiorno d'Italia. Nacque in Calabria, a Stilo, nel 1568. Appena quattordicenne, entusiasmato dalla lettura delle vite di Alberto Magno e di Tommaso d'Aquino, entra nell' ordine domenicano e muta in Tommaso il suo nome di battesimo Giovanni. Dopo attenta lettura dei testi di Aristotele e dei suoi commentatori greci, latini ed arabi, avverte un profondo fastidio per l'astrattezza logica di questa filosofia e sente il bisogno di accostarsi allo studio delle scienze naturali: legge Plinio, Galeno, gli stoici, i democritei, ma soprattutto Telesio. Del pensatore cosentino condivide particolarmente la rivendicazione dell'autonomia del filosofare da ogni dogma e da ogni autorità, si entusiasma per la libera indagine sulla natura. Nel 1588 compone la Philosophia sensibus demonstrata che rispecchia il pensiero di Telesio. Dopo varie insistenze, nel 1588 ottiene di recarsi a Cosenza per conoscere il filosofo amato, ma lo trova morto e sulla sua salma depone una Elegia. In questo periodo è avviato da un rabbino astrologo all'occultismo e alle pratiche magiche che coltiverà per tutta la sua vita.
Trasferitosi a Napoli, subisce l'influsso del Della Porta. Dalla combinazione del naturalismo telesiano e dell'occultismo dellaportiano scaturirà il primo significativo lavoro filosofico di Campanella: Del senso delle cose e della magia (1590). Saranno le tesi esposte in questo libro a fornire il pretesto per un processo di eresia, conclusosi con la condanna dei filosofo. Liberato dopo alcuni mesi, si reca in molte città italiane fra cui Padova, dove conosce Galilei. Arrestato una seconda volta nel 1593, rimane in carcere per due anni. In prigione compone De regimine ecclesiae e i Discorsi ai principi d'Italia, in cui esprime per la prima volta la posizione teocratica: contro la divisione e l'indebolimento dell'Europa e contro l'avanzata dei Turchi, Campanella propone di riconoscere al Papa il potere politico su tutti gli stati europei. Nel 1597 torna in carcere con l'accusa di eresia. Nell'anno seguente ritorna a Stilo dove esercita le arti magiche. E nelle stelle gli pare di leggere che un grande evento rinnovatore sta per verificarsi. Convintosi di essere chiamato a realizzare praticamente questa "renovatio", organizza una congiura antispagnola. Ma, tradito, è arrestato e sottoposto ad un lungo processo come eretico impenitente. Con questa accusa, Campanella aveva una sola possibilità di evitare una condanna a morte: fingersi pazzo.
Sottoposto a tortura riuscì a sopportarla, accreditando in tal modo la sua follia. Fu allora condannato al carcere a vita. In prigione scrisse le sue opere più importanti: La Monarchia di Spagna (1600); la
Città del sole (1602); l'Apologia pro Galileo (1616); la Philosophia realis (scritta dal 1613 al 1619, pubblicata nel 1623) la Philosophia rationalis (scritta dal 1606 al 1614, pubblicata nel 1638).
Nel 1626, dopo ventisette anni di carcere duro,Campanella fu rimesso in libertà. Riuscì a conquistare la stima e la protezione del Papa Urbano VII, per il quale operava pratiche magiche. Quando, scoperta a Napoli una nuova congiura antispagnola capeggiata da un discepolo del nostro filosofo, l'aria diventò ancora una volta irrespirabile per Campanella, fu proprio Urbano VII a consigliare e a favorire la sua fuga a Parigi. In Francia sollecitò il Cardinale Richelieu a realizzare l'ideale di un impero universale cattolico che precedentemente pensava potesse essere realizzato dalla Spagna. Ma le pratiche astrologiche 'rivelarono' la sua prossima morte in occasione dell'eclissi del 1° giugno 1639:

A 71 anni, mentre andava cercando di rendersi favorevoli le sorti tra bagliori di torcie, profumi di aromi e musiche carezzevoli,lo raggiunse infine la morte.

(A. Testa,Campanella, Milano l97l,pagg.,16-17)

Come abbiamo già accennato, il primo punto di riferimento filosofico per Campanella è il naturalismo telesiano. Telesio aveva avuto il merito di rendere la spiegazione della realtà autonoma da ogni presupposto metafisico esteriore alla natura. Campanella, seguendo Telesio, vuole prendere le distanze sia dal meccanicismo materialistico di quanti, come i democritei, sostengono che tutto derivi dall'aggregazione di atomi, sia dalle posizioni di quanti vedono in ogni evento naturale la diretta presenza di Dio. Campanella è convinto che il mondo sia una creatura divina, dotata, però, di una sufficiente indipendenza dal suo creatore. Come Telesio, sostiene che si possa affermare l'autonomia e l'indipendenza della natura senza negare l'opera di creazione da parte di Dio. Ma il naturalismo telesiano non gli sembra sufficiente a spiegare tutta la ricchezza della realtà e perciò innesta su di esso elementi ricavati dal neoplatonismo ficiniano.
La prima affermazione campanelliana è che tutta la realtà è animata:


Bisogna dunque affermare che il mondo sia un animale tutto senziente, e che godano tutte le parti della comune vita; e, come in noi il braccio non vuole essere diviso dall'omero, né l'omero dalle scapole, né la testa dal collo, né le gambe dalle coscie;…così tutto il mondo aborrisce essere diviso.

(Del senso delle cose e della magia, I, 9)


Tutte le parti di questo organismo vivente posseggono la sensibilità:


Tutti dunque sentono; altrimenti il mondo sarebbe caos, perché il fuoco non andaria in alto, né l'acqua al mare, né le pietre caderiano in giù, ma ogni cosa dove fusse posta rimanerebbe, non sentendo la sua distruzione tra contrarii, né la conservazione tra simili. Dunque veracissimo argomento del loro senso è l'ordine del mondo.
(ivi, I, 5)

I corpi che appaiono animati rispetto agli altri che a prima vista sembrano inanimati sono in fondo formati dagli stessi elementi degli altri, e non vale secondo Campanella contro questa teoria invocare la diversa conformazione fisica degli enti particolari:


Tanta sciocchezza è negare il senso alle cose perché non hanno occhi, né orecchie, quanto é negare il moto al vento perché non ha gambe, e il mangiare al fuoco perché non ha denti, e il vedere a chi sta in campagna perché non ha finestre d'affacciare, e all'aquila perché non ha occhiali.
(ivi, I, 13)

La tendenza animistica telesiana è, come si vede, fortemente accentuata. Telesio aveva avuto qualche perplessità a riconoscere la sensibilità al freddo e alla materia inerte, Campanella non esita a sostenere che tutte le cose, freddo e materia compresi, sono fornite di sensibilità. Questa convinzione permette a Campanella di riprendere e sviluppare un'altra dottrina telesiana secondo cui tutta la conoscenza deriva dal senso. Lo stesso termine sapere, secondo Campanella, deriva da "sapore" : " dalli sapori che il gusto sape".


Ora io trovo che li sensi son certi più che ogni altra conoscenza nostra, tanto di intelletto, come di discorso, come di memoria, poiché ogni loro notizia dal senso nasce, e quando sono incerte queste conoscenze, col senso s'accertano e correggonsi et esse non sono altro che senso indebolito o lontano o strano
.
(ivi, II, 30)


Solo il senso, infatti, fornisce una visione completa e particolareggiata delle cose. L'intelletto, con la sua forza astraente, vede soltanto ciò che accomuna le cose fra di esse e non ciò che le diversifica:


E anco l'intelletto è senso del comune e della con similitudine degli enti e non delle particolarità, ed è in perfettissima conoscenza…perché è lontano e vede sol quello che è in tutti e non le minutezze.

(ivi, II, 30)

Dalle premesse animistiche e sensistiche, Campanella ricava la sua fiducia nelle scienze occulte. Astrologia e magia non debbono essere considerate scienze demoniache, ma tecniche naturali, operazioni dei tutto legittime e consentite. In un cosmo unitario, articolato in modo che ogni parte è simpateticamente legata al tutto, è possibile e lecito l'intervento dell'uomo che con la sua arte imita ed aiuta la natura:

Tutto quello che si fa dalli scienziati imitando la natura o aiutandola con l'arte ignota, non solo alla plebe bassa, ma alla comunità degli uomini si dice opera magica. Talché non solo le predette scienze, ma tutte l'altre servono alla magia. Magia fu d'Archita [di Taranto, filosofo pitagorico V - IV secolo a.C.] fare una colomba che volasse come l'altre naturali, e a tempo di re Ferdinando imperatore in Germania, fece un tedesco un'aquila artificiosa e una mosca volare da se stessa, ma, finché non s'intende l'arte sempre dicesi magia: dopo è volgare scienza.

(ivi, IV, 5)

Ma per Campanella, agitato da una forte passione politica, convinto assertore di una renovatio politico-religiosa, "la più grande azione magica dell'uomo è dare leggi agli uomini"


Gran mago bisogna che sia il legislatore che introduce cosa a tutti piacevole e giovevole, e alli pochi repugnanti manifestarla e persuaderla per buona. Gli oratori e poeti sono secondi magi che per lor laude introducono passioni piacevoli ma spesso inutili. Buono è quello che l'uno e l'altro fa insieme.

(ivi, IV, 12)