|
|
|
A confermare l'immagine della cultura rinascimentale come cultura composita
e complessa contribuisce non poco l' esame dell'intricato rapporto tra
scienze occulte e scienze della natura. Accanto ad aspetti e tematiche
che, per la loro affinità alle problematiche moderne, si presentano
del più vivo interesse, convivono nel Rinascimento motivi e spunti
culturali che sembrano a prima
vista retaggio di un'epoca oscura, animata da inquietanti fantasmi. Alle
scienze occulte arrise una grande fortuna per tutta la durata dell'età
rinascimentale. Fortuna che fu decretata non soltanto dall'interesse che
il popolo minuto nutrì per la predizione del futuro, per la formulazione
degli oroscopi, o per le pratiche magiche, ma anche dalla partecipazione
attiva all'esercizio dell'astrologia, della magia e dell'alchimia di filosofi
illustri, di scienziati di fama, nonché di politici e di esponenti
dell'alta gerarchia ecclesiastica.
Nella comprensione di un'epoca così ricca, composta di molteplici
e contrastanti aspetti, com'è il Rinascimento, è ben difficile
individuare un solo nucleo problematico ed accreditarlo come caratteristica
emblematica di quell'età. E neppure si può indicare un solo
atteggiamento come l'autentico rappresentante dello spirito nuovo che
permea questo mondo e considerare tutto il resto come continuazione o
residuo di una mentalità in via di superamento. Le spinte innovative
che agitano quest'età sono così energiche e penetranti che,
anche se astrologi, alchimisti e maghi del '400 e del '500 si richiamano
a remote autorità o praticano antichi riti, agiscono sempre nell'ambito
speculativo della nuova temperie culturale.
Ogni qualvolta si opera il tentativo di staccare dal contesto complessivo
alcuni aspetti della cultura rinascimentale per indicarli come genuinamente
moderni in contrapposizione ad altri considerati ancora tenacemente legati
alla tradizione medioevale, ci si accorge della impossibilità di
tracciare una linea divisoria che proceda a separare rigorosamente gli
scienziati dagli occultisti. Nelle elaborazioni dei primi sono sempre
presenti motivi teologici, giustificazioni religiose e, non poche volte,
allusioni magiche. Nelle pratiche dei secondi continuamente balza in primo
piano una metodologia che riserva molta attenzione alla matematica e al
procedimento sperimentale, come pure risalta una visione unitaria dell'universo
del tutto simile a quella che è alla base della nuova scienza.
Il Rinascimento aveva ereditato dal mondo classico una rigorosa concezione
cosmologica secondo cui ogni parte dell'universo era ritenuta strutturalmente
connessa con le restanti parti; aveva ereditato, cioè, una visione
del cosmo come un tutto unitario, ben ordinato e definito, nell'ambito
del quale niente avveniva a caso o per arbitrio di una divinità.
La simpatia che univa le parti di questo cosmo, come le membra di un grande
animale vivente, era la condizione di fondo per giustificare predizioni
astrologiche, pratiche magiche ed alchemiche, come rappresentava anche
il motivo giustificativo del misticismo naturalistico considerante la
natura animata in ogni sua parte. In questa concezione unitaria dei tutto
persisteva con una certa insistenza la considerazione degli astri come
esseri divini, capaci di influenzare gli eventi mondani.
Il medioevo cattolico aveva combattuto contro l'astrologia una vigorosa
battaglia a colpi di processi e di anatemi. La polemica medioevale contro
l'astrologia puntava, in effetti, a combattere una visione dell'universo
causalisticamente determinata, nell'ambito della quale non poteva trovare
posto il miracolo inteso come inserimento eccezionale e taumaturgico della
potenza soprannaturale di Dio nel corso degli eventi naturali. Come pure
intendeva difendere la libera iniziativa e, con essa, la responsabilità
morale dell'uomo. L'astrologia che filosofi e scienziati del Rinascimento
accettarono era già filtrata attraverso la critica dei teologi
della patristica e della scolastica. Era, cioè, una forma di astrologia
liberata da tutte le contaminazioni occultistiche e diaboliche che avevano
contribuito alla formazione dell'immagine dell'astrologo come di un uomo
alleato del diavolo e dedito alle pratiche illecite inteso a scatenare
gli spiriti maligni dell'universo.
L'impegno di questi filosofi e di questi scienziati a continuare la polemica
contro la magia diabolica assume il chiaro significato di una battaglia
contro tutti quegli elementi che risultassero estranei all'autosufficienza
ed all'ordine causalistico dell'Universo. In definitiva i rinascimentali,
mentre dal modello aristotelico avevano accettato la visione di un universo
unitario regolato all'interno da una rigorosa causalità e nel cui
ambito non c'era posto per eventi arbitrari ed irrazionali, dal modello
medioevale, invece, avevano accolto l'istanza della libertà dell'uomo.
Istanza che, liberando l'uomo dalla soggezione necessariamente passiva
nei confronti delle forze astrali, gli riconosceva autonomia operativa
e responsabilità morale. Da questo quadro culturale emerge una
figura di astrologo e di mago
completamente diversa da quella tradizionale: mentre l'astrologo classico
intendeva cogliere con la sua divinazione una serie di eventi necessari
ed immodificabili, espressione di un ciclo conchiuso la cui accettazione
era necessaria ed ineludibile, l'astrologo ed il mago rinascimentali intendono
conoscere la struttura del tutto, le forze simpatetiche agenti all'interno
dell'universo per cogliere le circostanze, il complesso di possibilità
in cui l'azione umana deve inserirsi per avere esito positivo. Proprio
questo aspetto pratico consentì all'astrologia di avere un forte
peso nella vita politica e civile, nelle attività quotidiane, nelle
scelte di principi e di papi e nell'ispirazione di artisti e letterati.
MICHELE NOSTRADAMUS (1503-1566) con le sue profezie influenzò la
politica della regina di Francia Caterina dei Medici; il papa Leone X
istituì una cattedra di astrologia alla Pontificia Università
di Roma; il papa Paolo III concesse il cappello cardinalizio al suo astrologo
di fiducia.
L'alchimia, a sua volta, tenta di ripercorrere a ritroso il processo evolutivo
della natura tentando di risalire all'origine della vita. La meta finale
a cui essa mira è la scoperta della "pietra filosofale"
capace di trasformare ogni metallo in oro, confermando così l'assunto
della unicità della materia originaria, e capace anche di ricondurre
alla originaria sanità l'organismo malato. Non pochi procedimenti
pratici dell'alchimia favorirono lo sviluppo della medicina e di tecniche
che segneranno la nascita della chimica moderna. Il più illustre
rappresentante dell'alchimia rinascimentale, Teofrasto Paracelso (1493-1541),
esercitò la medicina intesa come arte di guarire le anime ed i
corpi. Convinto assertore della corrispondenza tra l'uomo, microcosmo,
ed il mondo, macrocosmo, Paracelso ritiene che il medico debba scoprire
le connessioni segrete che uniscono l'uomo al mondo per intervenire con
la sua opera e con i suoi farmaci. La sua teoria dei tre elementi, zolfo,
mercurio e sale, dalla cui combinazione quantitativamente variata derivano
tutte le altre sostanze, contribuisce non poco alla nascita della chimica
farmaceutica. Molte proprietà terapeutiche di minerali e di veleni
furono scoperte grazie alla pratica alchemica di Paracelso. Un'attenta
osservazione e la intelligente interpretazione richieste dalle procedure
alchemiche inducono Paracelso ad elaborare una metodologia che, nel mentre
difende i diritti dell'immaginazione, non trascura di riconoscere come
momenti positivi l'esperienza e la teoria (experimentum ac ratio) fornendo
così una utile indicazione alla nascente scienza sperimentale.
Nell'ambito della stessa concezione unitaria ed articolata del cosmo si
inserisce anche la magia. L'universo animato, con la sua fitta rete di
corrispondenze, di simpatie ed antipatie, possiede in sé infinite
possibilità di realizzazione, le quali rimangono latenti finché
l'azione dell'uomo non le attualizza. L'opera dell'uomo, risulta, in tal
modo, indispensabile. L'uomo, attraverso la sollecitazione di alcune forze,
l'arresto di altre, la combinazione di altre ancora, realizza il suo dominio
sulla natura. L'operazione del mago, consiste, allora, nel controllo e
nella direzione di forze puramente naturali. A seconda che le forze da
padroneggiare siano intese come forze demoniache o forze fisiche vitali,
la magia si distingue in cerimoniale o naturale. La prima, respinta da
tutti gli uomini colti, rimane appannaggio di pochi adepti che continuano
le pratiche teurgiche ereditate dal passato; la seconda, invece, ottiene
risultati sorprendenti operando sulle forze dinamiche della natura e prelude
alla fisica moderna. Il mago, in questo secondo significato, l'unico che
ci interessa in questa sede, è egli stesso un filosofo naturale,
un indagatore dei misteri della natura, un ricercatore delle leggi fisiche
e dei rapporti esistenti tra le varie parti dell'universo. Il miracolo
operato dal mago non è mai il frutto di un intervento straordinario,
eccezionale, fuori dalla logica naturale o contro le leggi razionali che
regolano l'universo. Uno dei più illustri occultisti rinascimentali,
Cornelio Agrippa di Nettesheim (1486-1535), sostiene:
I maghi attentissimi indagatori della natura, dirigendo ciò che
dalla natura era stato già preparato ed applicando le forze attive
agli elementi passivi, molto spesso producono prima del tempo un effetto
già predisposto dalla natura: il che appare ai più come
miracolo, mentre è invece un fatto naturale, semplicemente anticipato
nel tempo.
(Opere, Lione s.d., vol. II, pag. 90)
Nell'opera più famosa di questo mago, considerato una specie di
dottor Faust della sua epoca, il De occulta philosophia, accanto a ricette
per l'elisir d'amore, a formule per allontanare i fulmini e gli eserciti
nemici, troviamo l'esaltazione chiara ed esplicita della funzione della
matematica nella conoscenza della realtà:
le scienze matematiche sono tanto necessarie alla magia e tanto strettamente
connesse ad essa che chi si dedica a queste prescindendo da quelle si
svia completamente... Infatti tutto ciò che si trova e diviene
in questo mondo per virtù naturale, diviene e si governa secondo
numero, peso, misura, armonia, movimento e luce; e qui si trova la radice
e il fondamento di tutto ciò che vediamo in questo mondo.
(ibidem, vol. I, pag. 153)
Per mezzo della matematica, prescindendo dalle " virtù naturali
", è possibile produrre effetti simili a quelli naturali,
come ad esempio corpi che si muovono o parlano, pur essendo inanimati.
(ibidem, vol. II, pag. 91)
La figura del mago-scienziato assume addirittura contorni ben definiti
e circostanziati attraverso l'elencazione delle scienze che concorrono
alla realizzazione degli effetti " miracolosi " dell'opera magica:
che cosa vi è dunque di strano nel fatto che il mago esperto di
filosofia naturale e di matematica, il quale conosca le scienze intermedie
che ne derivano (come l'aritmetica, la musica, la geometria, l'ottica
e l'astronomia), scienze che si fondano sui pesi, sulle misure, sulle
proporzioni, sulle suddivisioni e sulle connessioni, il quale conosca
anche la meccanica e le arti che ne derivano, possa compiere molte opere
meravigliose, capaci di stupire anche i più sapienti ed i più
dotti, ed emergere così al di sopra degli uomini grazie alla propria
arte ed al proprio ingegno?
(ibidem, vol. I, pag. 154)
Questa definizione di magia naturale trova molto credito nella cultura
dell'epoca. Giovanbattista Della Porta (1535-1615) procede ad separazione
netta tra magia lecita e magia celeste e demoniaca e identifica la prima
con la conoscenza, l'azione ed il dominio sulla natura:
non si creda che [la magia] sia altro che il perfetto compimento della
filosofia naturale e la più elevata delle scienze... Insegna poi
a compiere per mezzo degli enti naturali e della loro reciproca ed opportuna
interazione, opere che il volgo ritiene miracoli, in quanto trascendono
l'umana comprensione... Quindi, voi che vi accingete ad esaminarle, non
crediate che le operazioni della magia naturale siano diverse dalla natura
stessa, l'arte è coadiutrice della natura e ad essa serve con zelo.
(Magia naturalis, Anversa 1564, pag. 12)
Questa concezione naturalistica e pratica della magia spinge il Della
Porta ad una serie di indagini di ottica e di matematica coronate da grande
successo: la scoperta della camera oscura, la composizione del principio
della trasformazione della forza-vapore in forza cinetica su cui si basò
poi la scoperta della macchina a vapore, sono da ascrivere a suo merito.
La versatilità del suo ingegno gli consentì di scrivere
anche commedie letterariamente valide.
Non va taciuto in questa breve rassegna il nome dei matematico, medico,
mago e astrologo Girolamo Cardano (1501-1576), autore di un De subtilitate
e di un De rerum varietate in cui polemizza vivacemente con l'aristotelismo.
Nutrì vasti interessi scientifici e filosofici e, per quanto impigliato
in una serie di convinzioni metafisiche ed animistiche, avvertì
forti esigenze sperimentalistiche i cui risultati furono felicemente utilizzati
dalla scienza immediatamente successiva.
|
|
|
|