UMANESIMO E RINASCIMENTOL'anima e l'ordine naturale |
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Tutta la speculazione di Pietro Pomponazzi infrange lo schema storiografico
tradizionale indicante Padova e Firenze come centri di cultura contrapposti
fra loro, e rappresentanti, il primo, la cultura scolastica, medioevale,
lontana dal clima di rinnovamento che agita tutto il resto d'Italia e
di Europa, il secondo, il pensiero nuovo che porta i germi della cultura
moderna. L'uomo non ha natura semplice, bensì molteplice, non chiaramente
determinata ma ambigua, e si pone a mezzo tra gli esseri mortali e quelli
immortali. Ma la constatazione della natura ancipite dell'uomo non suggerisce al filosofo slanci lirici sulla "divinità" dell'uomo stesso e sulla missione cui deve adempiere innalzandosi a Dio per realizzare la sua natura immortale. All'ottimismo, in certo senso ingenuo e di maniera di tanti neoplatonici, Pomponazzi sostituisce una visione più amara, se si vuole più tragica, della natura dell'uomo, ma certamente più realistica e convincente. Senza negare la tensione verso il divino, Pomponazzi radica l'uomo nella condizione naturale e individua nell'indivisibile unità di anima e corpo l'argomento basilare per combattere sia le tesi neoplatoniche che quelle averroistiche. L'anima sensitiva è semplicemente atto del corpo fisico-organico, in quanto ha bisogno del corpo sia come soggetto, non potendo esercitare la propria attività se non per mezzo di un organo, sia come oggetto... L'intelletto umano invece non è completamente indipendente dal corpo in nessuna sua operazione, ma non è neppure completamente immerso in esso. (De immortalitate animae, 9) L'anima umana, pur non coincidendo meccanicamente con il corpo, non è in alcuna sua operazione indipendente da esso: Da ciò si può ricavare la conclusione principale che ci
eravamo proposti: cioè che l'anima umana è in assoluto materiale
e relativamente immateriale... (De immortalitate animae, 9) La prova cruciale della materialità e mortalità dell'intelletto
umano è indicata, dunque, nel fatto che essa è, in ogni
sua attività, necessariamente tributaria del corpo. Se l'anima umana in ogni sua operazione dipende da un organo essa è inseparabile e materiale, ma essa dipende effettivamente in ogni sua operazione da un organo; quindi essa è materiale. (De immortalitate animae, 8) Rifacendosi ad un eloquente passo della Fisica aristotelica, Pomponazzi
nega la creazione dell'anima, sostenendo che essa è prodotta per
generazione: "il sole e l'uomo generano l'uomo". Premio essenziale della virtù è la virtù stessa che rende l'uomo felice: infatti la natura umana non può ottenere nulla di più grande della virtù stessa, dato che essa sola rende l'uomo sereno e libero da ogni turbamento... precisamente l'opposto del vizio; la pena, infatti, per il vizioso è il vizio stesso dei quale non si può trovare alcunché di più miserabile e infelice. (De immortalitate animae, 14) La dottrina dell'immortalità dell'anima fu elaborata dai politici come espediente per condurre gli uomini ad agire virtuosamente: Il legislatore, considerando l'inclinazione degli uomini al male ed avendo di mira il bene comune, sancí che l'anima è immortale senza preoccuparsi della verità, ma solo dell'onestà, allo scopo di indurre gli uomini alla virtù. (De immortalitate animae, 14) La strumentalizzazione, a fin di bene, della religione ha prodotto il tentativo scientifico, infelice e destinato al fallimento, di voler dimostrare con i mezzi della filosofia naturale la verità di fede, di cui può dar ragione solo la rivelazione e la scrittura canonica. Difatti l'unica sopravvivenza dopo la morte consiste nel ricordo dei vivi: Le fortune e le sfortune dei discendenti non giovano né nuocciono
ai (De immortalitate animae, 14) Il naturalismo e l'immanentismo pomponazziani, nelle analisi sulla struttura
e sul funzionamento dell'universo, per quanto portino all'affermazione
di una realtà unitariamente articolata, regolata da ritmi e leggi
immodificabili, sono ben lontani dal condurre ad una concezione scientifica
della realtà nel senso moderno della parola. Nel De incantationibus,
la natura, infatti, non è considerata come un meccanismo regolato
da una causalità immanente, sperimentabile e matematicamente calcolabile,
ma è ancora intesa come una specie di animale vivente, in cui valgono
le leggi simpatetiche, le forze astrali, le "virtù" di
cui sono portatori alcuni uomini. Ma quantunque lo sforzo naturalistico
non approdi alle conclusioni che saranno poi della scienza moderna, bisogna
riconoscere a Pomponazzi il merito di aver rivendicato con forza una concezione
dell'ordine naturale da cui siano bandite ogni forma di intervento miracoloso
ed ogni spiegazione dei fenomeni in termini magici. Tutti gli eventi,
anche, piú rari ed inconsueti, debbono essere spiegati attraverso
un rigido meccanismo il cui punto di partenza è Dio e i cui strumenti
necessari, attraverso cui Dio stesso necessariamente opera, sono gli astri Nel De fato, Pomponazzi tenta di accordare con questa visione deterministica e necessitante della natura, scaturiente dalla provvidenza divina, la libertà dell'uomo. Il futuro non ancora realizzato è conosciuto da Dio solo in quanto contingente, solo come evento probabile che l'uomo potrà realizzare. |
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