CAPITOLO TREDICESIMO

STORICISMO, PSICOANALISI E MARXISMO

2. Lo «storicismo»: Dilthey


Accanto all'interesse delle nuove scienze umane per una sistemazione «sincronica» dei loro contenuti, con l'adozione del «metodo strutturale», si va sviluppando parallelamente, in Germania, alla fine dell'Ottocento, un filone di pensiero che sottolinea la necessità di una considerazione «diacronica» e globale del mondo umano.

Questo filone è designato col nome di «storicismo», e i pensatori che vi appartengono pongono ad oggetto della loro riflessione un problema specifico: stabilire quali siano le condizioni di validità della conoscenza storica.


Essi pertanto non si richiamano ad Hegel, come fa Croce, bensí a Kant e ai temi emersi nella scuola neokantiana, e propongono le loro sistemazioni concettuali come «analisi critica della conoscenza storica», sulla base della distinzione neokantiana tra scienze storiche e scienze della natura.

Wilhelm Dilthey (1833-1911), autore di Introduzione alle scienze dello spirito, Studi per la fondazione delle scienze dello spirito, La costruzione del mondo storico nelle scienze dello spirito, Idee su una psicologia descrittiva e analitica, Contributi allo studio dell'individualità, si propone di svincolare totalmente il sapere storico (la conoscenza dello «spirito» dell'uomo nella sua dinamica storica) sia dalla metafisica e sia, metodologicamente, dalle scienze naturali, per restituire autonomia allo studio del mondo umano. Egli stesso indica in questi termini lo scopo della sua indagine:

Il nostro compito è ben segnato: proseguire la via critica di Kant e fondare una scienza empirica dello spirito umano in cooperazione con gli studiosi di altri campi; occorre conoscere le leggi che regolano i fenomeni sociali, intellettuali e morali.
(Il movimento poetico e filosofico in Germania)

Ma la ricerca di quelle leggi dev'essere effettuata secondo l'«intuizione dello sviluppo storico come processo in cui sorgono tutti i fatti spirituali»; intuizione che si è sviluppata, come dice Dilthey, nella «scuola storica», cioè da Winckelmann, attraverso romantici, fino a Boeckh.

In questa scuola si manifestava una considerazione puramente empirica, una penetrazione amorosa nella particolarità del processo storico, uno spirito universale di considerazione della storia che mira a determinare il valore del singolo avvenimento soltanto in base alla connessione dello sviluppo, uno spirito storico nell'analisi della società che cerca una spiegazione e una regola per la vita presente nello studio del passato e per il quale, in ultima analisi, la vita spirituale è in ogni suo punto storica.
(Introduzione alle scienze dello spirito)

Ma non basta ancora. Bisogna superare i limiti della scuola storica. Una volta raggiunti i fatti singolari, una volta individuata la loro specificità nelle relazioni obiettive della realtà storico-sociale, bisogna che noi li «comprendiamo dall'interno», nel nostro interno, perché «noi li possiamo riprodurre, fino a un certo punto, in noi, in base all'osservazione dei nostri stessi stati». Bisogna che noi, «intuendoli», accompagniamo la rappresentazione del mondo con tutto il gioco dei nostri affetti; cioè con la nostra «esperienza vissuta», che non è solo esperienza conoscitiva. Solo cosí li «comprendiamo» davvero. Esiste una relazione analogica tra la mia esperienza vissuta e quella degli altri uomini, che mi permette d'intendere, sul piano della considerazione storica, come le manifestazioni dello spirito umano, in ogni tempo, siano nate da un'esperienza vissuta simile alla mia. Sicché i fatti assumono l'aspetto di «segni», che, compresi in relazione alla mia esperienza vissuta, mi permettono di accedere all'esperienza vissuta di coloro che li hanno prodotti.

È per la centralità della mia esperienza vissuta nella considerazione storica, che la storiografia deve relazionarsi a tutte le scienze dello spirito, compresa la psicologia. Ma ciò introduce la necessità di determinare teoreticamente l'autonomia di queste scienze rispetto alle scienze della natura.

A tal proposito Dilthey dice:

Le scienze dello spirito si distinguono dalle scienze della natura in quanto queste hanno come loro oggetto dei fatti che si presentano nella coscienza dall'esterno, cioè come fenomeni singolarmente dati, mentre in quelle i fatti si presentano originariamente dall'interno, come realtà e come una connessione vivente. Da ciò deriva che nelle scienze naturali la connessione della natura è data soltanto in virtù di ragionamenti che integrano i fatti, cioè mediante un collegamento di ipotesi. Per le scienze dello spirito ne consegue invece che a loro fondamento c'è sempre la connessione originaria della vita psichica. Noi spieghiamo la natura, mentre intendiamo la vita psichica... La connessione vissuta è qui l'elemento primo, la distinzione dei suoi singoli membri sopravviene in seguito.
(Idee su una psicologia descrittiva e analitica)

La connessione della natura esterna è postulata nei fenomeni in virtù di un collegamento di concetti astratti; invece la connessione nel mondo spirituale è vissuta, è esperita, è compresa. La connessione della natura è astratta, mentre quella psichica e storica è vivente e satura di vita
L'ideale della costruzione delle scienze della natura è la concettualità, il cui principio è costituito dall'equivalenza delle cause e degli effetti, essa deve limitarsi all'assoluta comparabilità delle grandezze, e la sua espressione piú compiuta consiste nel pensare in forma di equazioni. L'ideale delle scienze dello spirito è la comprensione dell'individuazione storico-sociale dell'uomo in base alla connessione e alla comunanza presente in ogni vita psichica.
(Contributi allo studio dell'individualità)

E per caratterizzare ulteriormente le scienze dello spirito, Dilthey, nota che esse congiungono in sé tre distinte classi di asserzioni:

Le asserzioni della prima classe esprimono un reale che è dato nella percezione: esse contengono l'elemento storico della conoscenza. Le asserzioni della seconda classe enunciano il comportamento uniforme delle parti di questa realtà, isolate mediante un'astrazione: esse formano l'elemento teorico di essa. Le asserzioni dell'ultima classe esprimono giudizi di valore e prescrivono regole: in esse è racchiuso l'elemento pratico delle scienze dello spirito.
(Introduzione alle scienze dello spirito)

Stabilita l'autonomia e la caratteristica delle scienze dello spirito, Dilthey distingue tra queste, da una parte, quelle che mirano alle generalizzazioni, cioè quelle che cercano di scoprire le «uniformità» del mondo umano, e, dall'altra, la storia. La storia infatti indaga sulle manifestazioni umane nella loro specificità individuale Alle scienze generalizzanti poi appartengono: psicologia e antropologia, che hanno ad oggetto le uniformità dell'individuo; le «scienze dei sistemi di cultura», che studiano le forme culturali ossia l'arte, la religione, la filosofia, la scienza; e le «scienze dell'organizzazione esterna della società», che indagano sulle istituzioni politiche economiche e giuridiche.

Tutte queste discipline, però, devono relazionarsi per poter raggiungere lo scopo di scoprire le leggi che regolano globalmente i fenomeni spirituali storicamente determinati. Infatti ognuna d'esse coglie solo un aspetto della complessa realtà umana.

Ogni scienza particolare sorge solo mediante l'artificio dell'isolamento di una parte dall'insieme della realtà storico-sociale. La storia stessa prescinde da quel caratteri della vita di un particolare uomo e di una particolare società che si presentano identici, nell'epoca da essa indagata, con quelli di tutte le altre epoche; il suo sguardo è diretto a quel che c'è di distintivo e di singolare. Da ciò deriva l'importante principio che ogni scienza particolare dello spirito conosce la realtà storico-sociale solo relativamente, in quanto ha coscienza della propria relazione con le altre scienze dello spirito.
(Introduzione alle scienze dello spirito)

Quanto alla storia Dilthey specifica:

Entro il mondo storico si tende alla particolarizzazione, fino a raggiungere l'individuo. Sulla scala di questo procedimento diretto verso il particolare non si scende in basso ma si sale sempre di piú. La ricerca storica ha la sua vita nel progressivo approfondimento di ciò che è peculiare. In essa si esprime la relazione vivente tra il dominio dell'uniforme e quello dell'individuale. Non già il singolare di per sé, ma appunto questa relazione prevale in essa.
(Idee su una psicologia descrittiva e analitica)

Ma come comprendiamo il mondo storico nella sua globalità? Anzitutto mediante l'idea della «oggettivazione della vita». La vita si esprime in una molteplicità di oggettivazioni relazionate. La comprensione del mondo storico è la comprensione di esse, in quanto tali oggettivazioni sono prodotti storicamente determinati della vita dell'uomo, sono fenomeni obiettivi del processo di produzione della vita. E ciò che si trova come oggettivazione storica della vita degli uomini del passato, è comprensibile in quanto oggettivazione della nostra stessa vita. «La storia non è nulla di separato dalla vita, nulla di staccato dal presente a causa della sua distanza nel tempo».

Inoltre per comprendere il mondo storico dobbiamo intenderlo come «connessione dinamica». Tutto il mondo umano è totalità di connessioni dinamiche: individui, istituzioni, comunità, ed anche civiltà ed epoche storiche. Ognuna di esse è «autocentrata» e produce scopi e valori, e si distingue per il suo modo d'interpretare e di valutare la realtà, e di produrre beni. Ognuna d'esse quindi ha un proprio «significato».

Il mondo umano dev'essere inteso come una connessione dinamica, la quale è centrata in se stessa, in quanto ogni connessione dinamica particolare in esso contenuta ha in sé, in virtù della posizione e della realizzazione di valori, il proprio centro, ma tutte sono strutturalmente legate in una totalità nella quale il senso della connessione del mondo storico-sociale deriva dalla significatività delle singole parti; cosicché ogni giudizio di valore e ogni posizione di scopi, diretta verso il futuro, devono essere fondati esclusivamente su questa connessione strutturale.
Questa connessione dinamica si distingue dalla connessione causale della natura in quanto, conformemente alla struttura della vita psichica, essa produce valori e realizza scopi. E invero non è un fatto occasionale che si verifichi qui e non là, ma dipende dalla struttura stessa dello spirito che questo produca valori e realizzi scopi nella propria connessione dinamica, sulla base dell'apprendimento: tale carattere può essere definito il carattere teleologico immanente delle connessioni dinamiche dello spirito. Con ciò intendo una connessione di operazioni, che è fondata sulla struttura di una connessione dinamica. La vita storica crea; essa è continuamente attiva nella produzione di beni e di valori, e tutti i concetti relativi sono soltanto riflessi di questa sua attività.
(La costruzione del mondo storico nelle scienze dello spirito)

Quanto alle epoche storiche, ognuna si costituisce in relazione dinamica con l'epoca che la precede, e come suo superamento; essa ne eredita gli effetti, e, per i suoi stessi limiti interni, prepara la successiva, in continuità ma senza seguire un disegno provvidenziale. Sicché i valori che la caratterizzano sono relativi; e quindi ogni epoca, come tutte le altre possibili connessioni dinamiche, è fondamentalmente «finita», «storicamente determinata».

Cosí ogni filosofia, come ogni manifestazione artistica o religiosa, è completamente storicizzata. Essa è «condizionata» anche quando si presenta come sistema «assoluto». E per la sua «storicità» è diversa da ogni altra e irriducibile ad un'altra. Essa si distingue per una propria «intuizione del mondo», che, tradotta in termini concettuali, diventa «metafisica». Tali metafisiche, pur avendo la pretesa di dire l'ultima parola sul mondo, sono molteplici e differenti. Non è possibile una visione filosofica globale che integri tutti gli aspetti delle varie metafisiche, in quanto ognuna di esse è relativa al mondo storico in cui è sorta.


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