Qualunque sia il giudizio sui movimenti politici che essa ha ispirato e sull'influsso che ha avuto sugli eventi storici, non v'è dubbio che la dottrina di Karl Marx, per la diffusione che ha avuto, per l'incidenza che ancora esercita, direttamente o indirettamente, sulla vita dei popoli e degli Stati, merita uno sforzo autentico di conoscenza; cioè merita ben altro che la sua riduzione a formule stereotipe, usate a proposito e a sproposito, o a slogans che, pur se efficaci sul piano pratico, spesso mortificano la sua ricchezza, la sua articolazione e la sua profondità. Nato il 5 maggio 1818 a Treviri, s'iscrisse, a 17 anni, alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Bonn; ma completò i suoi studi all'Università di Jena con una tesi sulla Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e di Epicuro. Come studente non fu molto partecipe alla vita accademica; tuttavia, in questo periodo, si dedicò abbondantemente, secondo le sue personali esigenze, a letture di argomenti filosofici, letterari, storici e naturalmente giuridici. Soprattutto ebbe contatti col gruppo di Bauer e Ruge, coi quali approfondí la conoscenza del pensiero di Hegel.
Per l'involuzione reazionaria della politica prussiana, che si fece sentire anche nell'ambiente accademico con l'esonero dall'insegnamento di Bauer, Marx, dopo la laurea, accantonò il suo progetto di carriera universitaria, e si dedicò al lavoro di giornalista politico presso la «Gazzetta renana», che, proprio nel periodo in cui egli fu redattore capo, acquistò in diffusione e autorevolezza.
Quando nel 1843 il governo prussiano vietò la pubblicazione della rivista per le sue posizioni critiche nei confronti della vigente politica repressiva, Marx, insieme alla moglie Jenny von Westphalen, si trasferí a Parigi. Qui, in collaborazione con Ruge, diede alle stampe il primo e unico numero degli «Annali franco-tedeschi», sul quale, accanto agli scritti di Heine, Engels ed altri, pubblicò la sua Introduzione a Per la critica della filosofia del diritto di Hegel e il saggio La questione ebraica.
Nella Critica della filosofia hegeliana del diritto viene sottoposto a severo esame critico il procedimento filosofico di Hegel. Non ci soffermeremo, tuttavia, su questo aspetto del discorso marxiano, che ritroveremo, in termini piú o meno identici, anche in opere successive. Qui conviene piuttosto sottolineare che Marx riconosce ad Hegel il merito di aver adoperato il metodo dialettico, che, consentendo di scoprire nel reale l'opposizione tra le varie determinazioni concrete, è particolarmente utile nell'analisi degli Stati moderni. Infatti esso rivela, al di là della loro apparente unità e omogeneità, le loro interne contraddizioni; ne scopre l'autentica essenza.
Lo stato borghese è contraddistinto dall'ineliminabile separazione tra «società civile» (ossia l'organizzazione economica e sociale) e «organizzazione politica». Questi due elementi sono opposti tra loro; ma la loro opposizione è una vera contraddizione dialettica; ossia ogni elemento, nell'opporsi all'altro, allo stesso momento lo genera, lo tiene in vita e lo garantisce come separato da sé. Questa opposizione dialettica sta a fondamento di altre opposizioni, come quella ad esempio tra l'uguaglianza proclamata sul piano giuridico-politico e la disuguaglianza tra gli uomini che sta alla base dell'ordinamento economico in cui la borghesia prospera.
Grazie al metodo dialettico Hegel ha compreso molte di queste cose; tuttavia, rileva Marx, egli ritiene che la contraddizione sussista tra le essenze ideali di società e di stato; e poiché queste essenze sono momenti dell'articolazione del Pensiero, dell'Idea, che nel suo procedere supera la loro opposizione, egli ritiene allora che gli opposti reali sono destinati ad essere conciliati in una nuova unità. Per Marx invece non c'è sintesi che superi, integrandole, le contraddizioni. La contraddizione non è ideale, ma materiale; sussiste tra forze ed elementi concreti, empirici; per cui essa può essere dissolta solo con l'azione; anzi con un'azione che rivoluzioni l'assetto materiale, economico che la produce.
Nella Questione ebraica si ritrovano gli stessi temi fondamentali della Critica, organizzati però secondo un nuovo ordine sistematico. Degno di nota è il fatto che qui Marx stravolge il significato dei «diritti» delle società borghesi, maturati nella lotta antifeudale della Rivoluzione Francese e codificati nella Dichiarazione del 1791. I diritti dell'uomo e del cittadino, su cui si fondano le società liberali moderne - egli dice - sono «astratti», prescindono dalle reali condizioni materiali d'esistenza degli uomini, e «travestono», dando loro nobiltà politica, i cardini dell'ordinamento socio-economico del mondo borghese. Essi, infatti sono i diritti dell'individuo «chiuso in se stesso», egoista, «astratto» dalla sua stessa specie e dalla società. Sono espressioni dell'atomismo sociale che caratterizza la borghesia. Essi dunque non sono i diritti dell'uomo in quanto tale, né di tutti gli uomini, ma del borghese che rivendica la sua indipendenza dagli altri e, in generale, da ogni potere, religioso politico sociale; che chiede allo stato solo di essere tutelato nel suo «isolamento»; e che concepisce come unico nesso con gli altri quello basato sull'interesse privato.
La società borghese dunque è solo «una cornice esterna agli individui»; i quali non si identificano in essa, come non si identificano nello Stato in cui essa si esprime; tanto è vero che negli ordinamenti liberali vige il sistema rappresentativo con cui i cittadini non riconoscono a se stessi un'immediata identità politica, ma eleggono dei loro «rappresentanti» ai quali solo riconoscono la facoltà di esercitare le funzioni politiche. In questo periodo, evidentemente, Marx pensa alla società come a una comunità armonica e compatta, in cui l'uguaglianza si fonda sulla solidarietà; in cui quindi non c'è separazione tra «stati sociali»; in cui l'individuo si identifica col corpo sociale, che ne costituisce l'essenza.
Per giungere a questo tipo di società Marx individua fin da ora la necessità dell'abolizione della proprietà privata, fonte di tutte le contraddizioni tipiche delle società borghesi e principale ostacolo per l'attuazione di un'autentica uguaglianza.