CAPITOLO QUINTO

POLITICA, FILOSOFIA E SCIENZA NELL'ETA' DEL POSITIVISMO

4. Comte: la legge dei tre stadi


Auguste Comte - nato a Montpellier nel 1798 - fu il filosofo che, pur partendo dalle idee di Saint-Simon, di cui fu amico e collaboratore, ha offerto le autentiche basi teoriche al movimento dei positivisti. Tuttavia, se nella prima fase della sua esistenza si propose il compito di trasformare la scienza in filosofia - cioè di condurre i metodi e i risultati delle varie scienze in una visione filosofica, generale ed unitaria, della natura e dell'uomo -, nella seconda fase, però, lasciò sempre piú emergere in primo piano quella prospettiva religiosa rimasta implicita nella sua precedente produzione culturale, e coltivò il progetto di trasformare la filosofia in religione; in una nuova religione che rappresentasse il compimento della «rivoluzione positivista» della civiltà occidentale, e di cui si sentí profeta e sacerdote.

Queste due fasi sono chiaramente riconoscibili nelle sue due opere maggiori: la prima nel Corso di filosofia positiva, il cui primo libro egli pubblicò nel 1830, a soli trentadue anni, e al cui completamento dedicò ogni energia fino al 1842; la seconda nel Sistema di politica positiva, o Trattato di sociologia che istituisce la religione dell'umanità, ch'egli pubblicò tra il 1851 e il 1854. Delle altre sue opere poi ricordiamo: Considerazioni filosofiche sulle scienze e sugli scienziati, ch'egli diede alle stampe nel 1825, a ventisette anni; Considerazioni sul potere spirituale (1826); Discorso sullo spirito positivo (1844), che costituisce un'integrazione, di notevole rilevanza, del Corso; Discorso sull'insieme del positivismo (1848); Catechismo positivista (1852); Calendario positivista (1849-1860); e infine Sintesi soggettiva o Sistema universale delle concezioni proprie dell'umanità, Parte I: Sistema di Logica positiva o Trattato di Filosofia matematica (1856).

La sua vita, che si chiuse a Parigi nel 1857, anche se trovò conforto, dopo la separazione dalla moglie, nell'amore di Clotilde de Vaux - che gli fu compagna dal 1845 fino alla morte -, e nell'amicizia fattiva di alcuni uomini di cultura suoi contemporanei, fu, in sostanza, molto travagliata; e non solo perché scossa da due notevoli crisi nervose, che gli fecero conoscere anche la triste esperienza del manicomio, e che egli riuscí sorprendentemente a superare; ma anche per l'ostilità che le sue idee innovatrici gli procurarono da parte dell'ambiente accademico, che gli impedí di ottenere la sospirata cattedra di Matematica alla Scuola Politecnica di Parigi.

Se nell'obiettivo di disegnare una «filosofia della storia» non c'è alcuna novità, in quanto esso fu comune anche ad Hegel, di cui Comte era contemporaneo, e, in genere, alla tradizione romantico-idealistica, nel metodo invece egli operò una decisa rivoluzione; infatti attribuí un significato nuovo al concetto stesso di filosofia, che lo condusse a risultati inediti e ad interessanti corollari.

Se in filosofia si abbandona, a suo avviso, l'uso di preporre la teoria agli eventi storici, per cui ai fatti non resta altra funzione che confermare la teoria, e per cui la stessa lettura e interpretazione dei fatti risulta da questa «guidata»; se, cioè, si parte dagli eventi stessi come gli scienziati partono dai fenomeni naturali empiricamente osservabili, cioè se si considerano gli eventi come fatti positivi, come «materiali» di cui il filosofo, procedendo al modo stesso degli scienziati, deve individuare le leggi che li relazionano; allora la filosofia della storia non risulta «suppositiva», una delle possibili e astratte ipotesi di costruzione concettuale, ma «positiva», cioè una rappresentazione scientifica della storia nelle sue leggi obiettive.

Assumendo egli stesso questa prospettiva metodologica, Comte dichiara nel Corso di filosofia positiva, non senza orgoglio, di aver identificato, nella successione storica, la legge dei tre stadi. Cioè la storia, egli sostiene, si è evoluta passando per tre fasi che corrispondono a quelle dello sviluppo psicologico dell'uomo: quella teologica, quella metafisica e quella scientifica. Ognuna di queste si caratterizza per uno specifico «modo di pensare» dell'uomo, a cui sono connessi una determinata concezione del mondo, un particolare assetto politico, e un proprio atteggiamento religioso.

Analizzando lo svolgimento dell'intelligenza umana nelle diverse sfere della sua attività, dal suo moto primo e piú semplice, ai giorni nostri, credo d'aver scoperto una grande legge fondamentale, alla quale l'intelligenza è soggetta in virtù d'un'invariabile necessità, e che mi sembra poter essere solidamente stabilita tanto per via di prove razionali, fornite dalla conoscenza della nostra organizzazione, quanto per via di attente verifiche storiche del passato. La legge consiste nel fatto che ogni nostra fondamentale concezione, che ogni settore delle nostre conoscenze, passano attraverso tre diversi stadi storici: lo stadio teologico, o fittizio; lo stadio metafisico, o astratto; lo stadio scientifico, o positivo. In altri termini lo spirito umano usa, per sua natura, successivamente, in ogni fase delle proprie ricerche, tre diversi metodi di filosofare, il cui carattere è essenzialmente diverso e persino radicalmente opposto: dapprima il metodo teologico, poi il metafisico, infine quello positivo. Da qui, tre differenti tipi di filosofia, o di sistemi generali di concezioni sull'insieme dei fenomeni, che si escludono reciprocamente; il primo è il necessario punto di partenza dell'intelligenza umana, il terzo lo stadio stabile e definitivo, il secondo ha il compito di servire da transito.
Nello stadio teologico lo spirito umano mira essenzialmente mediante la ricerca, allo scoprimento della natura intima degli esseri, delle cause prime e finali dei fenomeni che lo colpiscono; in una parola, tende alle conoscenze assolute. Si rappresenta i fenomeni come prodotti dall'azione diretta e costante di agenti sovrannaturali, piú o meno numerosi, il cui intervento arbitrario spiega le apparenti anomalie dell'universo.
Nello stadio metafisico, che sostanzialmente è soltanto una modifica del primo, gli agenti sovrannaturali sono sostituiti da forze astratte, vere entità (astrazioni personificate) inerenti ai diversi esseri nel mondo, e concepite come capaci di produrre tutti i fenomeni che cadono sotto la nostra osservazione, e la cui spiegazione consiste soltanto nell'assegnare a ciascun fenomeno l'entità corrispondente.
Infine nello stadio positivo lo spirito umano, riconosciuta l'impossibilità di toccare nozioni assolute, rinuncia ad indagare sull'origine e sul destino dell'universo, e tenta unicamente di scoprire, mediante l'uso ben combinato della ragione e dell'esperienza, le loro leggi effettive, ossia le loro relazioni invariabili di successione e di somiglianza. La spiegazione dei fatti, ridotta allora in termini reali, non è altro che il legame stabilito tra i diversi fenomeni particolari e qualche fatto generale, il cui numero tende via via a diminuire in seguito al progresso costante delle scienze.
(Corso di filosofia positiva)

Quali sono gli elementi distintivi di quello «spirito positivo» che caratterizza i tempi nuovi? Comte ne parla nel Discorso sullo spirito positivo. Esso - egli sostiene - assume come regola la subordinazione dell'immaginazione all'osservazione; ma come rifiuta il «misticismo» nello studio della realtà, e quindi ogni concezione chimerica del reale, cosí rigetta ogni «empirismo» che si risolva in uno sterile ed inintelligente accumulo di fatti «incoerenti»; esso si limita dunque alla «enunciazione» dei fatti effettivamente esperiti indicando in essi leggi obiettive e costanti; il suo scopo però non è contemplativo: infatti esso si propone, partendo dallo studio di «ciò che è», di «prevedere» «ciò che sarà»; tuttavia è consapevole che tutte le conoscenze sono relative sempre alla «condizione naturale» del soggetto conoscente e alle sue concrete possibilità di organizzazione culturale, sulla base di questa consapevolezza si propone di delineare una visione del mondo che costituisca un quadro logico di riferimenti precisi e certi per l'individuo e per la società, e che rappresenti uno strumento utile per migliorare la vita dell'uomo, stimolandone l'organizzazione ed il corretto svolgimento ai vari livelli, cioè sia a quello politico che a quello economico che a quello dei rapporti sociali.

Lo stadio positivo, che ha avuto inizio nell'epoca moderna con la nascita della nuova scienza, avrà compiuta realizzazione solo quando tutte le branche del sapere si saranno convertite ad un metodo positivo, e, integrate dalla filosofia, costituiranno la scienza unitaria della natura e dell'uomo. Si tratta di un procedimento in fieri; infatti i «tre modi di pensare», in quanto caratterizzanti tre fasi del corso della storia, si sono succeduti irrevocabilmente e irreversibilmente, ma in quanto anche «modi di pensare» dell'individuo, convivono ancora nello stadio positivo.

In ogni caso il compimento potrà avvenire sul piano del metodo; non potrà aver luogo su quello del sistema unico e unitario delle conoscenze scientifiche. Tale sistema è certo possibile e necessario; esso costituisce anzi l'aspirazione a cui lo stesso Comte spera di dare concretezza. Ma, a differenza che nei precedenti stadi, in cui il sistema delle conoscenze aveva raggiunto la sua perfezione, in cui cioè l'unità del sapere era stata conseguita attraverso la scoperta finale di un unico fatto generale che spiegasse tutti i fatti particolari, nello stadio positivo, invece, quand'anche tutto il sapere connesso alla natura e all'uomo avrà trovato una sua unità sistematica, questa sarà sempre relativa; la perfezione del sistema delle conoscenze «positive», insomma, rappresenta un fine a cui ci si può sempre piú avvicinare col progresso dei tentativi, ma che non si attingerà mai.

Il sistema teologico ha toccato la sua piú alta perfezione quando ha sostituito l'azione provvidenziale d'un essere unico al gioco delle numerose divinità indipendenti, ch'erano state immaginate in principio. Allo stesso modo, l'ultimo termine del sistema metafisico consiste nel concepire, in luogo delle differenti entità particolari, una sola grande entità generale, la natura, considerata come unico fondamento di tutti i fenomeni. Analogamente la perfezione cui il sistema positivo mira costantemente, senza probabilità di raggiungerla mai, consiste nella possibilità di rappresentare tutti i fenomeni come casi particolari di un solo fatto generale, come, per esempio, la gravitazione universale.
(Corso di filosofia positiva)

Spetta alla filosofia, secondo Comte, la funzione di costruire una prima unità sistematica del sapere scientifico, promuovendo preliminarmente la trasformazione in «positive» di molte scienze particolari già costituite e, soprattutto, colmando il vuoto rappresentato dall'assoluta mancanza di uno studio scientifico dei fenomeni sociali. Relativamente a questo tipo di fenomeni, annota Comte, «le teorie non sono ancora uscite, anche negli spiriti piú eminenti, dallo stadio teologico-metafisico».


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