CAPITOLO QUINTO

POLITICA, FILOSOFIA E SCIENZA NELL'ETA' DEL POSITIVISMO

11. Il metodo logico e le altre scienze


Quando siano stati individuati e selezionati i fatti, si opera su di essi il confronto che solo può rivelare i nessi di causa-effetto. I metodi per operare questo confronto sono fondamentalmente due:

L'uno consiste nel confrontare i casi in cui il fenomeno si presenta l'altro nel confrontare i casi in cui il fenomeno ha luogo con dei casi, sotto altri riguardi simili, ma nei quali il fenomeno su cui si fa l'indagine non ha luogo. Si possono chiamare questi due metodi, l'uno metodo di concordanza, l'altro metodo di differenza.
Ho chiamato metodo di concordanza quello che consiste nel confrontare casi differenti per constatare in che cosa essi concordino; si può accogliere come principio regolatore di esso il canone seguente: se due o piú casi del fenomeno, che è oggetto della ricerca, hanno soltanto una circostanza in comune, la circostanza nella quale sola tutti i casi concordano è la causa (o l'effetto) del fenomeno.
Il principio regolatore del metodo di differenza può venir formulato con il seguente canone: se un caso nel quale un fenomeno si presenta e un caso nel quale esso non si presenta hanno comuni tutte le circostanze, tranne una sola, presentandosi questa soltanto nel primo caso, la circostanza per la quale sola i due casi differiscono è l'effetto, o la causa, o parte indispensabile della causa del fenomeno.
(Sistema di logica)

Vi sono poi altri due metodi che integrano i due precedenti, specialmente in casi di difficile «lettura».

Il primo di questi è stato opportunamente chiamato metodo dei residui. Il principio di esso è semplicissimo. Sopprimendo da un fenomeno dato tutto ciò che, in virtù di antecedenti induzioni, può essere attribuito a delle cause note, ciò che resta sarà l'effetto degli antecedenti che sono stati trascurati o il cui effetto era ancora qualcosa di ignoto... Di tutti i procedimenti d'indagine sulla natura, esso è il piú fecondo di risultati inattesi, facendoci spesso conoscere successioni nelle quali né la causa né l'effetto erano abbastanza manifesti per attirare l'attenzione degli osservatori.
Rimane una classe di leggi che non è possibile determinare con nessuno dei tre metodi che abbiamo cercato di descrivere. Tali sono le leggi di quelle cause permanenti, di quegli agenti naturali indistruttibili che è impossibile escludere e isolare in una volta, che noi non possiamo né impedire che siano presenti, né fare che essi si presentino da soli. Sembrerebbe, a prima vista, che non si possano in alcun modo separare gli effetti di questi agenti da quelli degli altri fenomeni con i quali non si può impedire che essi coesistano... Ad esempio noi non possiamo allontanare il pendolo dalla terra né la terra dal pendolo, per vedere se esso continuerebbe ad oscillare, qualora l'azione che la terra esercita su di esso venisse eliminata... In casi come questo è pur sempre possibile ottenere risultati scientifici. Il metodo grazie al quale essi si ottengono può essere chiamato metodo delle variazioni concomitanti. Esso è sottoposto al canone seguente: un fenomeno che varia in una certa maniera tutte le volte che un altro fenomeno varia nella stessa maniera è o una causa o un effetto di questo fenomeno o è ad esso legato per qualche fatto di causazione.
(Sistema di logica)

Con questo «metodo logico» è possibile studiare anche il comportamento umano. L'uomo è, sí, libero; ma ciò non significa che il suo agire si pone fuori da ogni legge: «Se conosciamo la persona a fondo, e se conosciamo tutti i moventi che agiscono su di lui, possiamo predire la sua condotta con la stessa certezza con cui possiamo predire qualsiasi evento fisico».

Ossia, di fronte ad una possibilità d'azione, l'individuo può sottrarsi al condizionamento del movente, ed agire altrimenti; in ciò è libero; ma anche la nuova azione sarà la conseguenza «necessaria» del nuovo «movente» assunto; in ciò il suo comportamento è sottoposto a legge.

La «scienza della natura umana» è la psicologia, che studia le «uniformità di successione» tra i vari stati psichici. Sulla base della psicologia è possibile fondare una nuova scienza, l'etologia, che studi le leggi in virtù delle quali le circostanze determinano il carattere individuale. Per studiare le leggi con le quali le circostanze agiscono sulla formazione del carattere collettivo di un popolo si ricorrerà poi alla sociologia, che mette in luce la «legge del progresso», per la quale è possibile prefigurare gli sviluppi futuri della società.

È evidente l'influsso di Comte, anche se questi non annoverava tra le scienze positive la psicologia, in quanto, sosteneva, l'osservato non può coincidere con l'osservante, come avviene appunto in psicologia. Tale influenza è notevole se si pensa che anche J. Stuart Mill propone una statica ed una dinamica sociale che costituiscano lo strumento per agire sulla storia.

Ma seguiamo ancora il discorso del filosofo inglese. Quando si vuole studiare scientificamente i fenomeni prodotti a livello di società umana dalla ricerca della ricchezza, allora si deve fare economia politica, che rappresenta anche lo strumento per prevedere gli esiti di eventuali nuove azioni economiche. Nell'opera Sistema di economia politica egli mostra di aver tesaurizzato quanto elaborato da Smith Malthus e Ricardo. Ma apporta anche nuovi contributi. Per lui il mondo economico è certamente soggetto a leggi; ma bisogna distinguere le leggi di produzione dalle leggi di distribuzione dei beni: le prime non dipendono dalla volontà umana, le seconde sí; perciò si può intervenire sulla distribuzione per ripartire piú equamente la ricchezza; si può intervenire o nella prospettiva individualista o in quella socialista; tuttavia il sistema socialista, pur assicurando una migliore distribuzione, non garantisce adeguatamente la libertà individuale anche sul piano economico; questa libertà è il solo limite all'azione del governo in materia di economia. Salvaguardando questa libertà c'è spazio politico, per il governo, per operare delle riforme che migliorino le condizioni collettive; queste possono comportare limitazioni all'individuo solo a condizione che esse tutelino gli stessi diritti individuali a tutti.

Per J. Stuart Mill dunque l'individualismo è la prospettiva migliore su cui modellare l'assetto della società. Esso tuttavia si radica nella visione etica dell'utilitarismo. L'individuo tende alla felicità, al piacere, che costituisce per lui l'utile e il bene. Ma, Mill avverte, l'uomo sceglie i piaceri anche in base a criteri qualitativi, e non solo quantitativi; cioè anche in base, per esempio, al criterio di maggiore nobiltà. Inoltre, egli sostiene sulla scia di quanto affermato da suo padre James Mill, la ricerca del piacere non chiude l'individuo nell'egoismo, anzi è essa stessa la fonte dell'altruismo, perché implica sempre, in misura maggiore o minore, la ricerca della felicità altrui. Anzi essa, nel progredire delle condizioni storiche dell'uomo, accresce il sentimento di unità tra gli individui, diventando fattore di progresso. E il mezzo per la sublimazione dell'egoismo, per la conciliazione tra interesse privato e utile collettivo, è la cultura.

Uno spirito colto... trova motivi di inesauribile interesse in tutto quanto lo circonda: negli oggetti della natura, nelle opere d'arte, nelle immaginazioni della poesia, nei fatti della storia, nelle vie schiuse all'umanità nel passato e nel presente, e nelle loro prospettive future ... Non esiste un'intrinseca necessità che un essere umano sia un puro egoista, privo di ogni sentimento o sollecitudine che non graviti intorno alla sua miserabile individualità... Affetti privati genuini ed un sincero interesse per il bene pubblico sono possibili, anche se in misura ineguale, in ogni essere umano rettamente educato. In un mondo in cui vi sia tanto interesse, tanto da godere, ed anche tanto da correggere e migliorare, chiunque abbia questo modesto grado di requisiti morali ed intellettuali sarebbe capace di un'esistenza che si potrebbe dire invidiabile.
(Utilitarismo)


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