Walter Benjamin nasce il 15 luglio 1892 a Berlino, da genitori ebrei. Lebraismo e la sua tradizione mistica avrà una grande importanza nel suo pensiero.
Nella sua tesi di laurea: Il concetto di critica nel romanticismo tedesco la sua attenzione si concentra sulle figure di Friedrich Schlegel e Novalis, che incarnano per il giovane Benjamin lo stretto rapporto tra filosofia e linguaggio poetico.
E del 1916 il suo primo saggio teoretico di una certa importanza, nel quale si esprime una concezione del linguaggio anti-positivistica:
Questa concezione porterà Benjamin verso una filosofia che ricerca non solo il dato immediato delle cose, ma anche il loro risvolto simbolico e allegorico, dando alle parole un valore di trascendenza che avvicinerà il pensiero di Benjamin alla dimensione platonica, oltre che a quella ebraica, in cui, secondo un critico come Gershom Scholem, Benjamin «è stato a lungo un puro mistico del linguaggio»:
Per Benjamin la verità si mostra allintelletto quando la parola riesce a purificarsi a tal punto da incarnare simbolicamente lidea. Tale purificazione accade nella poesia e nellarte in generale. Per questo Benjamin affianca per tutto il corso della sua vita allattività filosofica lattività di recensore letterario.
Il suo interesse per il valore gnoseologico della letteratura porterà delle opere come Il compito del traduttore (1921), le Affinità elettive (1924) e gli articoli raccolti in Angelus Novus (1955).
Nella sua vastissima attività di recensore egli sviluppa una vera e propria filosofia della critica, come si nota nel suo lavoro critico sullopera proustiana:
Ed è da Proust che Benjamin trae la nozione di «memoria involontaria», idea che avrà un grande peso nella sua riflessione sulla filosofia della storia.
Ma nel 1926 cè una svolta nel pensiero benjaminiano: lincontro col marxismo. Egli farà un viaggio a Mosca e vivrà un tormentato amore per Asja Lacis che lo ha avvicinato alla realtà del marxismo rivoluzionario. Da questa svolta scaturisce unopera: Strada a senso unico, in cui Benjamin cerca già di operare una sintesi dellebraismo messianico con la dialettica marxista.
Ma Benjamin non accetta il marxismo dogmaticamente, così come non cade mai in un misticismo gratuito. Egli analizza assai criticamente il materialismo dialettico e tenta di correggerlo con lausilio della sua concezione estetico-linguistica.
Forte è anche linteresse di Benjamin nei confronti dellinfanzia: egli vede nel bambino una capacità di accogliere la verità sepolta nella storia. Da un simile interesse scaturirà unopera come Infanzia berlinese (1932), apparentemente autobiografica ma che in realtà contiene una filosofia della storia in cui il bambino ha il compito di smascherare, grazie al suo rapporto magico-simbolico col linguaggio, i falsi miti delle classi dominanti.
In questopera si legge:
In questo passo va rilevata limportanza assegnata al linguaggio, simbolizzato dallalfabetiere; linguaggio che in Benjamin avrà sempre più il compito di unire la sfera dei singoli individui con la sfera collettiva. Anche nel suo interesse nei confronti del Surrealismo si può intravedere la ricerca di un linguaggio che liberi luomo e che scopra le connessioni nascoste della realtà e delle idee:
Nel 1934 scrive il saggio Lopera darte nellepoca della sua riproducibilità tecnica in cui approfondisce la sua riflessione estetica che viene incentrata sullaura dellopera darte e sulla perdita di tale aura con la riproduzione tecnica.
Anche il cinema attira moltissimo lattenzione del filosofo che a tale proposito scrive:
Inoltre Benjamin si dedica, negli ultimi anni della sua vita, a unopera monumentale, che resterà incompiuta, i Passages parigini, in cui la raccolta e il collage dei frammenti di unepoca del passato può far scaturire quel varco attraverso cui si rivela lo Jezt-zeit (il Tempo-ora).
Listante rompe il tempo storicista e astratto che fa credere in una storia continua e uniforme: per lultimo Benjamin la temporalità storica è un circuito di energia che si accumula e che può essere liberata da unazione rivoluzionaria.
Linfanzia, il Surrealismo, la critica darte, sono tutti passaggi in cui Benjamin individua la possibilità di localizzare i punti critici della Storia. Proprio nella sua ultima opera importante Benjamin approfondisce questa visione:
Così, alla fine della sua riflessione, Benjamin tenta una grande sintesi tra marxismo e messianesimo ebraico, ma sempre nellorizzonte della sua riflessione estetica.
Numerosi sono stati perciò i suoi interessi: Proust, il Surrealismo, Baudelaire, la pittura, la poesia, il teatro; sono tutte costellazioni delluniverso benjaminiano, in cui domina la verità riflessa nella costellazione delle idee. Riflesso che è insieme angosciante e pieno di luce.
Come scrisse T. W. Adorno:
Benjamin visse sempre in fuga, viaggiando e scoprendo il mondo che lo circondava e che lo incuriosiva; in questo nomadismo si nascondeva anche un sentimento di estraneità, come chi sente davvero ogni cultura e perciò non appartiene in fondo a nessuna.
Benjamin si suicida nel 1940, per paura dessere catturato dai nazisti, dato che al valico di Port Bou gli era stata negata la possibilità di sconfinare verso la Spagna, dove poi avrebbe facilmente ottenuto la fuga verso la libertà. Fu lultima scelta coraggiosa di un filosofo che non indietreggiò mai di fronte al paradosso di vivere e di pensare, poiché, come ebbe a scrivere lui stesso, «il paradosso è la stretta porta attraverso cui passa la verità.» (Ombre corte)