Quando l'uomo vive costantemente la sua dimensione morale è alla soglia di quella felicità che gli orientali chiamano Nirvana, perché è in grado di passare all'ascesi che, sola, permette di raggiungerla.
L'ascesi come rinnegamento del corpo si esprime, in primo grado, con la castità «volontaria e perfetta», come sottolinea Schopenhauer. Essa ha un alto significato, che supera quello individuale; se tutti gli uomini fossero casti, il genere umano si estinguerebbe, e scomparirebbe dalla terra la consapevolezza del dolore.
Altra espressione dell'ascesi è la povertà «volontaria e meditata»; povertà intenzionalmente conquistata, che è negazione della volontà nel senso che ogni soddisfazione di essa non è che un suo nuovo e piú intenso eccitamento. L'uomo «povero» accetta in letizia e con pazienza ogni torto e ogni offesa, sopprimendo ogni passione, compresa l'ira. Si dedica al digiuno e all'autoflagellazione fino alla morte, accolta come «redenzione invocata», che, con la distruzione del corpo, distrugge l'ultimo vincolo che teneva legato il suo io alla volontà. L'uomo-asceta attinge la sua espressione sublime nella santità, in quella condizione che gli uomini che l'hanno vissuta hanno definito come estasi, rapimento, illuminazione, unione con Dio. E questa la condizione in cui l'uomo ha soppresso non solo la volontà di vivere, ma anche ogni rappresentazione del mondo. Il mondo, per lui, non esiste piú. Ha raggiunto il Nirvana, la pace, l'assoluta quiete dell'anima, il profondo riposo, l'incrollabile fiducia che
Si conclude cosí con la proposta di un ideale ascetico-mistico il discorso sull'uomo fatto da Schopenhauer. Se la sua riflessione voleva avere lo scopo e il merito di riportare la filosofia al ruolo di specchio della realtà umana, bisogna pur dire che la sua filosofia resta sempre lo specchio della sua esperienza, una visione del mondo che aspira soltanto ad acquisire dignità razionale, viziata com'è dal particolarismo della sua prospettiva, e da certezze basate su una fede di segno opposto a quella cattolica e protestante diffuse nell'area occidentale. Ogni dimensione storica dell'uomo è stata espunta dal discorso di Schopenhauer ma ciò non può essere solo interpretato con la polemica contro lo storicismo idealistico, in quanto è l'effetto diretto della sua «astrazione» dal mondo. Sicché il giovane borghese, figlio di commercianti, ha teorizzato la negazione del suo mondo con un discorso il cui esito - l'ideale mistico - ha gli stessi caratteri di quel «dover-essere» che rimproverava ad Hegel, e che doveva valere per lui solo come esorcizzazione dei mali della società borghese a cui egli pure restava saldamente ancorato, e da cui si sentiva «respinto».