CAPITOLO PRIMO

FILOSOFIA E CULTURA NELL'ETA' DEL ROMANTICISMO

8. Filosofia della storia e filosofia della politica


Karl Wilhelm von Humboldt (1767-1835), uomo politico e filosofo, fu autore, oltre che di Saggi estetici sullo Hermann und Dorothea di Goethe, di opere di filosofia politica.

Come Herder è convinto che la storia manifesta negli eventi, nelle azioni, nelle istituzioni, in tutte le espressioni della vita dell'uomo, la progressiva affermazione di una forma, di un'idea che gli uomini portano in sé: ossia lo spirito dell'umanità. Questa forma, che assume negli individui, nei popoli, nelle diverse epoche, caratteristiche specifiche, particolari, transitorie, tende, lungo il corso dei tempi, alla sua piú compiuta liberazione e rivelazione, che, tuttavia, restano solo lo scopo ultimo, mai raggiungibile nelle condizioni spazio-temporali. L'azione costante dello spirito dell'umanità nel corso della storia universale conduce regolarmente, nonostante le pause del progresso, tutto il genere umano verso forme di piú alta spiritualità.

Von Humboldt però riesce a dialettizzare bene tale concezione della storia con il senso del concreto, sviluppatosi nella sua carriera diplomatica e politica, e su cui è fondata la sua filosofia politica. Per lui, infatti, ogni progetto politico deve radicarsi nelle concrete condizioni storiche in cui deve situarsi. Pertanto, già nel 1791, riflettendo sulla Rivoluzione francese, e soprattutto sulla nuova Costituzione che l'Assemblea Nazionale stava per dare al paese, il suo senso della concretezza lo spinse a vedere nella perfetta «razionalità» di quella Costituzione non un elemento di forza, ma di debolezza; infatti l'astrattezza, a suo giudizio, ne pregiudicava l'efficacia.

Ogni momento storico è solo un momento del cammino dell'uomo: non bisogna, certo, sottovalutarlo, ma nemmeno annettergli il carattere di momento capitale; esso ha pregi e difetti che gli derivano dall'eredità dei tempi passati, e su questa si deve progettare il futuro. Quindi anche la Costituzione deve nascere dall'eredità effettiva della Francia; e deve proiettarsi nel futuro senza porsi come un assoluto, senza la presunzione di garantire, di colpo e completamente, la perfezione nei rapporti tra gli uomini.

Il discorso sulla Costituzione s'allarga, nel 1792, al discorso sullo Stato, che ruota intorno alla domanda:

Verso quale obiettivo deve puntare l'intera istituzione statale, e quali limiti si devono porre alla sua azione?
(Idee
per un saggio inteso a determinare i limiti dell'azione dello stato)

Lo Stato, per von Humboldt, non ha altro compito che tutelare l'esercizio della libertà dei cittadini e le relative manifestazioni. Non entra nelle sue competenze il compito di promuovere la libertà, ma solo di permettere oggettivamente ch'essa possa essere esercitata. Infatti:

Il vero scopo dell'uomo - non quello che gli suggeriscono le sue cangianti inclinazioni, bensí quello che gli prescrive l'eterna ragione immutabile - è la piú alta e proporzionata formazione delle sue forze a costituire un tutto. Di tale formazione la libertà è la prima e inderogabile condizione.
(Idee
per un saggio inteso a determinare i limiti dell'azione dello stato)

Pertanto,

la vera ragione non può desiderare, per l'uomo, nessun altro stato, se non quello in cui non solo ciascun singolo fruisce della libertà piú assoluta di sviluppare sé da se stesso, in tutta la sua peculiarità, ma in cui anche la natura fisica non riceve dall'uomo nessun'altra configurazione, se non quella che ciascun singolo indipendentemente e volontariamente le dà, secondo la misura dei suoi bisogni e delle sue inclinazioni, con il solo limite della sua forza e del suo diritto.
(Idee
per un saggio inteso a determinare i limiti dell'azione dello stato)

Se questo è il principio che deve stare a fondamento di ogni politica, allora, poiché

senza sicurezza, l'uomo non può né coltivare le proprie forze, né fruire dei frutti che esse gli portano: perché senza sicurezza non c'è libertà,
(Idee
per un saggio inteso a determinare i limiti dell'azione dello stato)

e dato che

la sicurezza è anche qualcosa che l'uomo non può procurarsi da sé,
(Idee
per un saggio inteso a determinare i limiti dell'azione dello stato)

ne consegue che

il mantenimento della sicurezza, sia contro i nemici esterni, sia contro le discordie intestine, deve costituire lo scopo dello Stato e impegnare la sua attività.
(Idee
per un saggio inteso a determinare i limiti dell'azione dello stato)

Il senso del concreto ispira anche uno scritto del 1818 sulle cause che muovono la storia universale. In esso, si dichiara di non voler tracciare una filosofia della storia, bensí una fisica della storia. Pertanto sostiene di voler indicare solo le cause motrici che originano gli eventi, ponendo tra parentesi, quindi, il discorso sulle cause finali e sulla Provvidenza. Per lui, certo, gli eventi sorgono nell'ambito delle disposizioni del caso; ma queste non spiegano tutto; infatti essi nascono dal concorso della natura delle cose, ossia dagli elementi naturali (condizioni geografiche dei luoghi, temperamento e carattere degli uomini, etc.) per i quali la storia si svolge secondo leggi costanti e prevedibili, ed è spiegabile in modo «meccanico»; e della libertà dell'uomo, che è la forza storica creatrice del «nuovo», e che rende imprevedibili le conseguenze rispetto alle «condizioni naturali».

Da un grande spirito, o da una potente volontà, può scaturire all'improvviso il nuovo, il mai esperito: e questi fattori si possono valutare solo entro limiti molto larghi, e secondo una misura tutta diversa. Questa è, propriamente, la parte bella e interessante della storia universale, poiché è la parte dominata dalla forza creativa del carattere umano.
(Considerazioni
sulle cause che muovono la storia universale)

Sicché:

Due serie di cose, dunque, diverse l'una dall'altra, per essenza, e perfino apparentemente opposte, colpiscono come cause motrici della storia universale: la necessità naturale, da cui neppure l'uomo può svincolarsi del tutto, e la libertà... Le due serie si limitano sempre reciprocamente: con la notevole differenza, però, che è molto piú facile determinare ciò che la necessità naturale non permette mai alla libertà di compiere, che ciò che questa potrà intraprendere all'interno di quella. Entrambi gli ordini di cause ci riportano all'uomo: ma la libertà appare piuttosto nel singolo, la necessità naturale piuttosto nelle masse e nel genere.
(Considerazioni
sulle cause che muovono la storia universale)


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