CAPITOLO PRIMO
FILOSOFIA E CULTURA NELL'ETA' DEL ROMANTICISMO
6. Filosofia e poesia nel Romanticismo
Friedrich Leopold von Hardenberg, noto con lo pseudonimo di Novalis
(1771-1801), fu lettore delle opere di Kant e di Fichte, amico di Schelling
ed Hegel. Diresse, tuttavia, la sua attenzione soprattutto all'esperienza
artistico-letteraria; da questo interesse nacque non solo l'entusiasmo per
Goethe e Schiller, ma anche l'esigenza di esprimersi nella creazione poetica; e
divenne, cosí, uno dei poeti piú autentici presentati dalla
rivista «Athenaeum», organo del Romanticismo. Di piú: egli
stesso, amico di L. TIECK e di Schlegel, fu uno dei protagonisti del movimento
romantico, anche per il suo contributo alla teorizzazione del passaggio
dall'epoca illuministica ai «tempi nuovi» e alla esplicitazione
delle esigenze interiori che avevano provocato la nascita del «gruppo
dei romantici».
Tra l'epoca illuministica e quella ch'egli vive, Novalis vede netta
contrapposizione, ma anche dialettica connessione. L'Illuminismo è
caratterizzato dalla supremazia della scienza sulla fede; nell'epoca dei lumi
il «senso del sacro» soccombe sotto i colpi della
«filosofia». Inoltre
l'odio contro la religione si diffuse... su tutti gli oggetti d'entusiasmo: si
gridò la croce addosso a fantasia e sentimento, a moralità e
amore dell'arte, a futuro e passato; si collocò l'uomo nella serie degli
esseri naturali, a stento al primo posto, e dell'infinita musica creativa del
tutto si fece il battito di un mulino mostruoso, spinto dalla corrente del
caso... un mulino in sé, senza capomastro e senza mugnaio... Un solo
entusiasmo fu lasciato magnanimamente al genere umano... l'entusiasmo per
quella sovrana, grandiosa filosofia... E la poesia era cosí
screditata... Erano continuamente occupati, costoro, a depurare la natura, il
globo terrestre, l'anima umana e le scienze dalla poesia, e a far scomparire
ogni traccia di sacro. Dio divenne lo spettatore ozioso del grande dramma
rappresentato, formato dai dotti... Peccato che la natura rimanesse cosí
meravigliosa e incomprensibile, cosí poetica e infinita, nonostante ogni
sforzo per modernizzarla.
(La Cristianità ovvero l'Europa)
Ma queste «strane pazzie» sono state utili, anzi necessarie;
perché solo attraverso di esse sono riuscite a venire alla luce le
esigenze degli «uomini nuovi». Dal seno stesso dell'età
illuministica nacquero coloro che cominciarono a
professare e predicare col fatto, di nuovo, la santità della natura,
l'infinità dell'arte, la necessità del sapere, il rispetto dei
valori mondani e la onnipresenza di ciò che veramente è storico;
a porre fine a un dominio di
(La Cristianità ovvero l'Europa)
L'uomo nuovo, per Novalis, deve riprendere coscienza della sua forza creativa,
del suo potere assoluto sul mondo. La sua potenza sulla natura non
è però contro la natura, ché, anzi, essa deriva
dalla naturalità stessa dell'uomo, dalla sua partecipazione alla energia
creatrice della divina volontà che agisce nella natura e che nell'uomo
si esprime nel suo grado piú alto. L'uomo quindi sta nel mondo non come
spettatore passivo, ma come creatore del mondo stesso, non solo con la
sua azione, ma anche col pensiero; infatti, sostiene Novalis, è in me,
nel mio pensiero, che il mondo acquista un senso e un significato, un ordine e
una vita; il mondo è per me, ed in me acquista una sua
realtà. In tal senso l'uomo crea il mondo, come il letterato crea
il suo romanzo.
Il mondo dev'essere romantizzato: cosí si ritrova il suo senso
originario. Il romantizzare non è altro che un potenziamento
qualitativo... Quando a ciò che è comune do un senso superiore,
all'usuale un'apparenza misteriosa, al noto la dignità dell'ignoto, al
finito una parvenza infinita, lo romantizzo.
(Nuovi frammenti)
La romantizzazione è dunque l'operazione per la quale si coglie il
mistero del mondo, cioè la sua realtà spirituale:
Il mondo è un corpo universale dello spirito, una sua immagine simbolica.
(Nuovi frammenti)
Perciò l'uomo, per conoscere veramente se stesso, deve romantizzare
anche la sua vita.
La vita dev'essere un romanzo, non dato a noi, ma fatto da noi... La nostra vita non è un sogno, ma forse deve diventarlo, forse lo
diventerà.
(Nuovi frammenti)
Se si vive con consapevolezza questo potere creativo, nasce allora una nuova
morale, basata sull'identificazione dell'uomo finito - con Dio - infinito - che
si esprime nella natura.
In noi il sentimento morale è quello della potenza assoluta di creare,
della libertà produttiva, della personalità infinita del
microcosmo, della nostra divinità.
Novalis designa la sua concezione come «idealismo magico». L'uomo
«creatore», infatti, come un mago, domina la realtà
asservendola ai fini ch'egli stesso si prospetta e che ad essa impone. Questa
attività «magica» caratterizza soprattutto il poeta, che
ha il potere di togliere il velo alla natura e che, quando l'ha svelata, vi
trova se stesso, la sua forza creatrice; sicché la
poesia rivela al poeta la natura divina dell'uomo.
Uno riuscí ad alzare il velo della dea a Sais, ma che cosa vide?
Meraviglia delle meraviglie, vide se stesso.
(I discepoli a Sais)
La poesia - che caratterizza specificamente l'attività artistica, ma
dev'essere tuttavia il segno distintivo di ogni vita individuale autentica -
dà all'esistenza umana uno spessore mistico. Se si vive - ossia si
sente, si pensa, si agisce - con genio, da poeti, allora ogni manifestazione
umana avrà una dimensione morale e religiosa.
Il senso della poesia ha molto in comune col senso del misticismo. È il
senso... dell'ignoto, del misterioso da rivelare... Presenta l'impresentabile
scorge l'invisibile percepisce l'impercepibile.
(Nuovi frammenti)
Com'è evidente, Novalis elabora temi di discorso che si trovano, ben
diversamente strutturati, nelle opere dei maggiori idealisti tedeschi. Il
discorso sull'uomo come potenza attiva, creativa, e quello sull'etica,
sull'azione, riecheggiano elementi della filosofia di Fichte. Il riferimento
alla capacità della poesia di rivelare all'intelligenza dell'uomo
l'essenza spirituale della natura, è un elemento affine al tema
dominante della concezione di Schelling. Tutto ciò è il segno
della presenza viva di Novalis nel contesto dell'ambiente culturale a lui
contemporaneo.
Uomo di multiforme cultura, Friedrich Schlegel (1772-1829), amico di
Schiller, fu tra i protagonisti di quel gruppo dei «romantici»
che si raccolse intorno alla rivista «Athenaeum». Anzi, in quel
gruppo fu il vero, lucido teorico del «romanticismo», o meglio,
dell'estetica romantica.
Secondo il mio modo di vedere e la mia terminologia, romantico è
precisamente ciò che presenta, in una forma fantastica (cioè
determinata dalla fantasia), una materia sentimentale...
Che cos'è,
dunque, questo sentimentale? Ciò che ci parla là dove domina il
sentimento: ma non un sentimento sensibile, bensí spirituale. La fonte e
l'anima di tutti questi moti dell'animo è l'amore, e lo spirito
dell'amore deve aleggiare dappertutto, invisibile visibile, nella poesia
romantica... Esso è una essenza infinita, e il suo interesse non
aderisce punto alle persone, alle contingenze e situazioni, alle inclinazioni
individuali: per il vero poeta tutto ciò... non è che un accenno
al piú alto infinito geroglifico dell'unico eterno amore e della sacra
pienezza di vita della natura formatrice.
Solo la fantasia può cogliere l'enigma di questo amore, e presentarlo
come enigma; e questa enigmaticità è la fonte del fantastico
nella forma di ogni rappresentazione poetica...
Vi è ancora un aspetto, nel significato del sentimentale, che concerne
precisamente ciò che ha di peculiare la tendenza della poesia romantica
in contrapposto all'antica. In essa non si prende in alcuna considerazione la
differenza tra apparenza e verità, tra gioco e serietà. In
ciò sta la grande differenza. La poesia antica si appoggia costantemente
alla mitologia, ed evita addirittura il genuino materiale storico... La poesia
romantica, per contro, riposa interamente su un fondamento storico...
Ho indicato un determinato carattere dell'opposizione tra l'antico e il
romantico. Vi prego, però, di non presumere senz'altro che io intenda
come del tutto equivalenti il romantico e il moderno... (perché)... il
romantico non è tanto un genere, quanto un elemento della poesia, che
può dominare ove piú ove meno, o passare in secondo piano, ma non può mai mancare del tutto.
(Dialogo sulla poesia: lettera sul
romanzo)
Ma, se romantico è un elemento della poesia, che cosa deve intendersi
per «poesia romantica»?
La poesia romantica è una poesia universale progressiva. La sua
destinazione non è solo di tornare a congiungere tutti i generi divisi
della poesia, e di tornare a porre in contatto la poesia con la filosofia e la
retorica. Essa vuol anche, ora mescolare, ora fondere, poesia e prosa,
genialità e critica, poesia d'arte e poesia naturale; rendere la poesia
viva e socievole, e la vita e la società poetica; poetizzare l'arguzia e
riempire e saturare le forme dell'arte con un genuino materiale di cultura di
ogni specie, animandole con le vibrazioni dello humour... Solo quella poesia
può... divenire specchio di tutto il mondo circostante e immagine della
sua epoca...
Altri tipi di poesia sono compiuti, ...la poesia romantica
è ancora in divenire, e questo, anzi, è la sua essenza genuina:
essa può sempre solo eternamente divenire, e mai essere compiuta... Essa
sola è infinita, come essa sola è libera, e riconosce come sua
prima legge che l'arbitrio dell'artista non soffra su di sé legge
alcuna.
(Frammenti dell'«Athenaeum»)
La «poesia romantica» può nascere solo da un «uomo
romantico», un uomo cioè in permanente ricerca, in una continua
tensione verso la pienezza, l'assoluto, il totale, l'infinito. Egli non
può riposare sulle conquiste effettuate, accontentarsi delle forme in
cui il suo spirito creativo ha trovato concreta manifestazione. Ma questa
ricerca dell'infinito non è aspirazione vaga, non è
velleità senza progetto:
Chi vuole qualcosa d'infinito non sa che cosa vuole. Ma questa proposizione non
si può convertire.
(Frammenti critici)
Quella ricerca è costante mobilitazione delle energie spirituali
creative per il conseguimento di un «ideale» che, certo, non si
può mai raggiungere, ma a cui ci si può, e si deve,
progressivamente avvicinare. Essa nasce dallo stato di disagio che deriva dalla
consapevole sproporzione tra ciò che si ha e ciò che si vorrebbe
avere, tra ciò che si è e ciò che si dovrebbe essere.
Chi vive questa dimensione d'esistenza, è «distaccato»
dall'oggetto del suoi interessi; nessuna cosa, idea, o sentimento, deve
coinvolgere l'uomo in modo da monopolizzarne le energie, com'è evidente
nella creazione artistica:
Per poter scriver bene su un argomento, non si deve piú avere per esso
un interesse: il pensiero, che ha da venire espresso con riflessione dev'essere
già passato del tutto, non deve piú propriamente occuparci.
(Frammenti critici)
Questo «distacco» è frutto dell'«ironia».
L'ironia è la condizione interiore che consente di
«superare» continuamente il «già dato» per
lanciarsi verso il confine ulteriore. Chi vive ironicamente sovrasta ogni cosa,
s'innalza al di sopra di ogni situazione o ente finito. Sicché, ad
esempio, l'artista vero si eleva - con l'ironia - al di sopra anche della
propria arte, delle proprie capacità, della propria perizia, e anche al
di sopra della sua genialità: solo cosí potrà rimettersi
continuamente in questione e aspirare all'infinito.
Ma qual è il carattere del comportamento ironico? L'ambiguità,
come ci ha dimostrato Socrate.
L'ironia socratica è l'unico mascheramento assolutamente involontario e
tuttavia assolutamente riflesso... Essa non ha da ingannare nessuno se non
coloro che la ritengono un inganno... Nell'ironia tutto deve essere scherzo e
tutto serietà; tutto aperto con cuore fedele, e tutto mascherato. Essa
nasce dall'unione del senso artistico della vita con lo spirito scientifico.
Essa contiene e suscita un sentimento di insolubile contraddizione
dell'impossibilità e della necessità di una comunicazione
completa... È un ottimo segno quando le persone armonicamente piatte non
sanno assolutamente come prendere questa continua autoparodia e passano
continuamente dal credere al non credere, finché non riescono piú
a capire nulla, e prendono lo scherzo esattamente per serietà e la
serietà per scherzo.
(Frammenti critici)