Come cogliere il senso dell'essere? Calandosi fino in fondo nella profondità della coscienza, immergendosi con occhio filosofico nell'intimità della propria esistenza, dice René Le Senne (18821954), autore di Introduzione alla filosofia (1925), Il dovere (1930), Ostacolo e valore (1934), Trattato di caratteriologia (1945), Il destino personale (1951), La scoperta di Dio (pubblicato postumo, nel 1955).
In tal modo l'uomo si scopre, nella sua dimensione mondana, «limitato»; egli si trova in un mondo di «oggetti» (ob-jecta) di fronte a cui si coglie come «soggetto», soggiacente (sub-jectum). E s'accorge che per lui si aprono due strade: o adeguarsi consapevolmente all'oggetto, all'«ostacolo» che si oppone alla realizzazione del suo autentico essere, e quindi subirlo; oppure affrontare l'ostacolo per superarlo, per conquistare se stesso attraverso il suo superamento. L'uomo insomma si scopre come «contraddizione» e come «libertà»; egli infatti si avverte «dilacerato» interiormente, e sa che tale dilacerazione comporta non solo la messa in questione della propria esistenza, ma una scelta, un atto di libertà di fronte all'alternativa, un'autonoma deliberazione, una propria iniziativa per la costruzione di sé, per l'acquisizione di una piena coscienza di sé. Bisogna dunque oltrepassare il limite, abbattere l'ostacolo; il che è possibile solo individuando un «valore» nella cui direzione camminare, e per raggiungere il quale conviene sostenere la lotta; un «valore» che sia il «termine» di un'attività creatrice.
Sicché, allora, l'arte e la scienza, ad esempio, in quanto tensione verso il bello e il vero, sono attività che consentono la progressiva realizzazione dell'unità della «persona», il superamento dell'assoggettamento dell'individuo alla realtà, la sua liberazione dal limite. Il valore si configura, cosí, come l'oggetto dell'impegno autentico dell'uomo; il suo perseguimento come il «dovere». Nel perseguimento dei «valori» l'uomo entra in contatto col «Valore», cioè con Dio, origine d'ogni valore; con Dio-Persona che è la condizione della «personalizzazione» dell'uomo, quando questi si apre al rapporto, alla comunione con Lui. Nel mio intimo, dice Le Senne, Dio si rivela come fonte delle contraddizioni che spaccano il mio essere, ma anche come la realtà che rende possibile la ricomposizione, l'oltrepassamento delle situazioni empiriche che mi limitano; Dio infatti si nasconde nelle contraddizioni per permetterci di realizzare il nostro essere con le nostre scelte libere; cosí ci respinge e ci attrae contemporaneamente.
L'esistenza dell'uomo è il suo stare nell'intervallo tra le determinatezze delle situazioni empiriche e l'assolutezza del Valore infinito; egli vive nel limite, ma aspira al valore; vale a dire, dunque, l'uomo è Dio incarnato, è il Valore che si trova nella condizione finita, e che aspira all'infinità. Dio pertanto non sta «per sé», «senza di noi». sarebbe una «finzione», anche se utile a rendere piú accettabile l'esistenza. «Dio, invece, è con noi».
Louis Lavelle (1883-1951), autore di Dialettica del mondo sensibile (1921), La coscienza di sé (1933), La presenza totale (1934), L'io e il suo destino (1936), L'atto (1937), Il tempo e l'eternità (1945), oltre che di altre opere notevoli, sottolinea piuttosto la partecipazione dell'Essere assoluto all'uomo, o meglio il parteciparsi di Dio alla vita dell'uomo, la sua «presenza» in lui. E - annota - proprio il coglierlo nella propria intimità costituisce per l'uomo il culmine della sua spiritualità. Dio, egli dice, non è «fuori» delle determinazioni empiriche delle mie situazioni e della mia stessa esistenza; le «trascende», sí, perché per sua natura è infinito e assoluto, ma si partecipa ad esse, dando loro essere e significato. Non dobbiamo quindi «costruire» il nostro essere, ma esplicitare ciò che già siamo, perché non c'è scissione tra il nostro essere e il nostro esistere. Non dunque «Dio è con noi», ma Dio è in noi e noi siamo in Dio. Per questa «presenza totale» di Dio in noi, noi «siamo» e siamo quel che siamo; l'uomo è essenzialmente atto, è creatore, perché Dio è Atto, è attività creativa. L'unico scarto tra la nostra esistenza e il «nostro» Essere sta nel fatto che la nostra esistenza è finita e contingente, mentre il nostro Essere è infinito e assoluto. Ma, dice Lavelle, è questo «scarto» che dà significato al nostro esistere; nel senso che noi esistiamo come sforzo di adeguamento della nostra vita al nostro Essere. L'uomo perciò è una possibilità di adeguamento all'Essere; possibilità che si realizza nel «presente» per il «futuro». Futuro che genera in noi, insieme, timore e speranza, perché non sappiamo sino a qual punto arriveremo con la nostra «partecipazione» alla vita divina; ma che non deve generare angoscia, perché sempre e comunque già occupiamo un posto nell'Essere.
Emmanuel Mounier (1905-1950) fu fondatore di quel filone dello spiritualismo che sviluppatosi soprattutto intorno alla Seconda Guerra Mondiale, assunse la definizione di «personalismo». Egli espresse il suo pensiero nella rivista da lui creata, «Esprit», nel Manifesto al servizio del personalismo (1936), e nei saggi Rivoluzione personalista e comunitaria (1936), Che cos'è il personalismo (1946), Il personalismo (1949).
L'uomo è spirito; ma non spirito in astratto, bensí spirito caratterizzato come «persona»; laddove il termine «persona» indica non solo le caratteristiche specifiche che distinguono un uomo dall'altro, ma anche e soprattutto l'apertura della sua coscienza agli altri. Sbagliano dunque i filosofi che riducono l'uomo a «cogito», a percezione isolata, autosufficiente di sé; perché tale percezione di sé non può aver luogo se non nella comunicazione con gli altri; e sbagliano pure quelli che riducono l'esistenza umana a «cura di sé», perché è impossibile esistere senza esistere con gli altri. La persona dunque è «comunicazione» e «comunione» con un mondo di persone, e in questo rapportarsi esplicita la sua libertà. Libertà che però, sottraendola ad ogni previsione rigorosa, ne rivela il carattere misterioso. Della realtà dell'altra persona, ad esempio, posso raccogliere e ordinare dei segni, che tuttavia non si traducono in «conoscenza oggettiva», perché possono imprevedibilmente essere smentiti dalla sua spontaneità creativa. Sicché il rapporto tra persone è un «incontro», anzi un «incontrarsi» avventuroso sul cammino, anch'esso avventuroso, verso una meta comune.
La pienezza della libertà della persona si attua poi nel suo «trascendere» consapevole e deliberato; trascendimento da intendersi nel duplice significato di superamento di sé verso forme d'esistenza piú personali, e come oltrepassamento di se stessi verso «l'Esistenza suprema modello delle esistenze».
Tale trascendimento, tuttavia, non può aver luogo e non avrebbe senso senza l'«impegno» nel mondo; impegno teso a realizzare quella forma di vita comunitaria che potrebbe essere definita «persona collettiva»; impegno dunque mirante ad attuare quei valori umani che non sono fini ma mezzi per garantire la vita personale dell individuo; impegno che, infine, realizza nel mondo quello che i cristiani chiamano la «comunità dei santi», in cui gl'individui partecipano della vita divina.
La finalità religiosa dell'esistenza non è in contrasto col carattere essenzialmente «mondano» dell'uomo; Dio, incarnandosi nel Cristo, ha riscattato l'uomo e il mondo; perciò l'uomo non solo deve realizzare le autentiche finalità umane connesse alla sua condizione mondana, ma deve vivere la sua tensione verso Dio non contro il mondo, bensí in e attraverso esso.
Sul finire dell'Ottocento si sviluppò un movimento di critica religiosa all'interno della chiesa cattolica, il «modernismo», che si ancorava a certe tematiche sviluppatesi nel «protestantesimo liberale» tedesco, ai principi fondamentali della «filosofia dell'azione», e all'idea, sostenuta dal teologo protestante francese Louis-Auguste SABATIER (1839-1901), che i dogmi sono solo «simboli provvisori» delle verità di fede ed hanno valore solo nella misura in cui il credente li «ricrea» internamente.
I capisaldi del movimento, che si riproponeva di adeguare il cattolicesimo ai nuovi tempi, erano i seguenti: la rivelazione di Dio all'uomo avviene anzitutto nell'ambito della coscienza del singolo, pertanto i dogmi non sono che forma inadeguata di questa rivelazione; l'esperienza religiosa deve tradursi in esperienza pratica, in comportamento etico; la Bibbia è documento storico, e va quindi studiata, come tutti i documenti storici, scientificamente, cioè con i mezzi dell'indagine filologica, senza limitazione alcuna da parte dell'autorità ecclesiastica; il Cristianesimo deve promuovere il progresso dei popoli e non difendere i privilegi del clero e dei gruppi socialmente dominanti.
Queste tesi trovarono sistemazione nei Saggi di filosofia religiosa di Lucien Laberthonnière (1860-1932), e nelle opere di Alfred Loisy (1857-1940), e trovarono accoglimento non solo in Francia, dove praticamente nacque il movimento, ma anche in Inghilterra, presso il teologo George Tyrrel (1861-1909), e in Italia, presso lo studioso di storia delle religioni Ernesto Buonaiuti (1881-1946). Il movimento però fu presto condannato dalla Chiesa con l'Enciclica Pascendi, emessa da papa Pio X nel 1907. E tale condanna rimise in corso la filosofia tomistica, che in verità non era mai stata abbandonata nella Chiesa e che già papa Leone XIII aveva dichiarato, con l'Enciclica Aeterni Patris, come la filosofia ufficiale della Chiesa. Sicché si verificò dappertutto un incremento di studi filosofico-teologici sulle linee teoretiche offerte dal pensiero di S. Tommaso d'Aquino. Nacque e rapidamente si consolidò, cosí, il «neotomismo», che ancora oggi ha nell'Università belga di Lovanio e nell'Università Cattolica di Milano notevoli centri di elaborazione e di diffusione.
Gli esponenti principali della rinascita tomista furono Désiré Mercier (1851-1925) e Jacques Maritain (1882-1973); questo secondo, riecheggiando un argomento giobertiano, individuò in Lutero e Cartesio i punti di divaricazione dell'elaborazione speculativa dalla tradizione tomista; anzi a questi egli aggiunse anche Rousseau; inoltre teorizzò un «realismo critico», sostenendo che l'essere è immediatamente evidente alla coscienza, e dall'identità dell'essere con se stesso l'intelligenza umana trae il principio logico d'identità grazie al quale può teorizzare l'identità e la sostanzialità dell'anima; inoltre, contro le forme religiose dell'esistenzialismo, sostenne la priorità dell'essenza sull'esistenza: proprio perché l'uomo «è» può «esistere».