Nella seconda metà del Settecento aveva luogo quella «rivoluzione industriale» che poi si diffuse, nella prima metà dell'Ottocento, nell'Europa occidentale e in America. Utilizzando principi scientifici già noti, e soprattutto l'osservazione empirica, s'inventarono nuovi macchinari che, aumentando la produzione e la produttività, incrementarono il livello di profitto dei capitali investiti nell'industria. Il nuovo ruolo assunto dalla borghesia, ruolo di preminenza sociale e politica, oltre che economica, permise l'affermazione delle «ragioni» degli imprenditori, per i quali il «profitto» era legge suprema. Per acquisire sempre maggior profitto, essi mirarono ad aumentare sempre piú la produttività dei lavoratori con sempre nuove innovazioni e invenzioni tecniche. Il che significa che gl'interessi imprenditoriali stimolarono ulteriormente le capacità inventive anche di semplici artigiani. Ma se all'origine della rivoluzione industriale ci furono ingegnose invenzioni come la spoletta volante di JOHN KAY (1733) (che aumentava la capacità produttiva dei telai), la macchina filatrice di JAMES HARGREAVES (1754) (che incrementava il ritmo della filatura), e la utilizzazione della macchina a vapore nel processo produttivo, ideata da JAMES WATT (1769), con quella rivoluzione si moltiplicarono le scoperte tecniche, s'iniziò la ricerca di nuove fonti energetiche e di nuove materie prime, si sviluppò la ricerca sui trasporti (per diminuire l'incidenza del costo del trasporto sul costo complessivo di produzione della merce). Per quest'ultimo aspetto ricorderemo l'applicazione della macchina a vapore al trasporto sia marittimo che terrestre: ROBERT FULTON (1765-1815) inventò il «piroscafo», che originariamente fu «a pale», e poi divenne «a elica»; e RICHARD TREVITHICK (1771-1833) diede vita a quella locomotiva su rotaie che poi GEORGE STEPHENSON (1781-1848) perfezionò.
Tutto ciò però avvenne al di fuori delle istituzioni scientifiche ufficiali e non certo in conseguenza di scoperte scientifiche vere e proprie, se si osserva che i principi della Termodinamica furono formalizzati dopo che la macchina a vapore s'era già ampiamente affermata e diffusa. Anzi, si può dire che proprio le scoperte in campo tecnico posero problemi agli scienziati, i quali s'impegnarono nel rendere ragione di certi fatti che gl'inventori avevano colto unendo osservazione empirica e intuizione.
E che siano i «fatti» a stimolare la ricerca scientifica è testimoniato anche dalla nascita della nuova scienza relativa alle leggi economiche: l'economia politica. Certi principi erano noti già da tempo, ma solo ora si costruirono modelli scientifici in campo economico. Come anche nel caso della nascita della sociologia, connessa al fenomeno massiccio dell'inurbamento, che, aumentando vertiginosamente la densità demografica nelle città e nei centri contigui alle fabbriche, aveva proposto problemi di comprensione e di previsione del comportamento umano collettivo.
Sicché la scienza, consapevole del nuovo compito che poteva assumere nello sviluppo economico della società, finí con l'annullare la distanza dal mondo produttivo, col vincolarsi sempre piú alle esigenze di innovazioni tecniche che l'assetto politico economico e sociale avanzava, con l'immedesimarsi nel suo possibile ruolo di «forza-di-produzione», e, naturalmente, con l'esser coinvolta in misura sempre crescente dai bisogni del potere economico e politico. Si spiega cosí lo straordinario sviluppo scientifico specialmente nel campo della chimica e della fisica del calore.
JOHN DALTON (1766-1844) sviluppò l'indagine sulla composizione atomica delle molecole; JONS JACOB BERZELIUS (1799-1848) diede assetto formale alla legge delle proporzioni multiple e scoprí che tutti gli atomi avevano proprietà di polarizzazione elettrica, aprendo cosí la strada allo studio dei rapporti tra fenomeni elettrici e fenomeni chimici; CLAUDE-LOUIS BERTHOLLET (1748-1822) scoprí il potere colorante del doro e quello detonante del dorato di potassio; JOSEPH-LOUlS GAY-LUSSAC (1778-1850) fissò le leggi della dilatazione e della combinazione dei gas; e AMEDEO AVOGADRO (1766-1856) scoprí la legge per la quale, nelle stesse condizioni di temperatura e di pressione, eguali volumi di gas contengono numero uguale di molecole. JOSEPH FOURIER (1768-1830) studiò le leggi di trasmissione del calore all'interno di un corpo e tra corpi a contatto, concependo il calore come un fluido che si propaga con raggi onnidirezionali e che è capace di penetrare anche nel vuoto; studiò le leggi della dilatazione dei corpi; e infine individuò nel ghiaccio fondente e nell'acqua in ebollizione i punti di riferimento per la misurazione della temperatura di un corpo.
Sadi Carnot (1796-1832) fondò poi la termodinamica. Nella ricerca del rapporto tra una quantità di «calore» e quella del «lavoro» da essa prodotto, scoprí che la trasformazione dell'energia da termica in meccanica, è accompagnata sempre da una dispersione di calore, e che «dovunque esista differenza di temperatura, là si può avere potenza motrice», e reciprocamente «dovunque si può consumare di questa potenza è possibile far nascere una differenza di temperatura», come nel caso dello strofinio dei corpi.
Con Carnot si fa strada la consapevolezza che la fisica del calore ha il potere di incrementare l'attività economica e di incidere sulla vita dell'umanità.
Anche nel campo dello studio dell'elettricità si verificarono progressi notevoli: ALESSANDRO VOLTA (1745-1827) diede comunicazione nel 1800 della scoperta della pila elettrica; LUIGI GALVANI (1737-1798) pose le basi di quella scienza che oggi chiamiamo elettrofisiologia (egli infatti, dalla osservazione che alcuni animali - come ad esempio la torpedine - hanno capacità di produrre elettricità, passò all'affermazione che in tutti gli esseri viventi hanno luogo fenomeni elettrici, che hanno origine da un fluido nervoso che è per sua natura elettrico). Inoltre AUGUSTIN-JEAN FRESNEL (1788-1827) e THOMAS YOUNG (1773-1829) riproposero, sulla base di ragionamenti matematici, la teoria ondulatoria della luce, mentre LÉON FOUCAULT (1819-1868) determinò la velocità della luce nell'acqua e nell'aria; HANS CHRISTIAN OERSTED (1777-1851) scoprí la connessione tra elettricità e magnetismo, dando origine all'elettromagnetismo; e ANDRÉ-MARIE AMPERE (1775-1836), già studioso di calcolo delle probabilità, di calcolo differenziale, e di elettrochimica, scoprí la «corrente elettrica» come grandezza misurabile, ne indicò gli effetti, e fondò il nuovo ramo dell'elettrodinamica.
Ma anche nel campo della zoologia e della biologia la ricerca scientifica fece i suoi passi in avanti. Di Buffon, di Lamarck, di Couvier e di Darwin già s'è parlato a proposito dei positivisti (cfr. cap. V). Ricorderemo qui, ad integrazione, solo S. GEOFFROY SAINT-HILAIRE (1772-1844) che nella sua Filosofia anatomica parlò della immodificabilità della disposizione reciproca degli organi (principio della connessione) e della compensazione reciproca nel loro Sviluppo (principio dell'equilibrio organico).
Quanto alla «scienza economica» s'è fatto già riferimento nel discorso sugli utilitaristi (cfr. cap. V) in cui si sono indicate, a grandi linee, le tesi di Malthus e di Ricardo.