CAPITOLO DODICESIMO

RIFLESSIONI SULLA SCIENZA, ANALISI DEL LINGUAGGIO E PRAGMATISMO

15. Il pragmatismo in Inghilterra, in Germania e in Italia


Il pragmatismo attecchí anche in Inghilterra, dove il suo piú significativo esponente fu Ferdinand Canning Scott Schiller (1864-1937), autore di Gli assiomi come postulati, Studi sull'umanismo, Devono i filosofi dissentire? Egli riprende il tema dell'utilità come criterio di verità e lo estende all'analisi del pensiero logico. Non esiste «ragion pura» scissa e indipendente dai bisogni «pratici»; ogni ragionamento nasce sempre da un'esigenza emozionale e pratica, che è specifica e cogente.

Allora il vero s'identifica con l'utile? No, perché non tutto ciò che è utile è necessariamente vero: certe «finzioni», certe «bugie» possono essere talvolta utili, ma non certo vere.

Ma ciò ch'è vero è utile, e la sua verità sarà comprovata dall'assenso sociale circa la sua utilità. In tal senso si può dire «vera» anche una «religione».


La funzionalizzazione della conoscenza all'azione fu poi sostenuta con vigore in Germania da Hans Vaihinger (1852-1933), autore di La filosofia del come-se. Ma egli radicalizzò il tema pragmatista. Soprattutto corresse la riduzione della verità all'utile, ma contestando la nozione stessa di «verità». Tutta la conoscenza umana, egli dice, non è che «finzione»; tra le varie finzioni saranno utili quelle che rispondono alle esigenze pratiche; pertanto anche credenze o teorie innegabilmente contraddittorie, pur non potendosi configurare in alcun modo come «verità», possono avere un loro valore di utilità, e possono essere utilizzate «come se» fossero verità.

Da tal punto di vista non c'è differenza sostanziale né contraddizione tra teorie scientifiche e conoscenza comune. Si tratta pur sempre di «finzioni» e possono convivere in virtù della loro utilità. E le «finzioni», avverte Vaihinger, non sono propriamente «ipotesi», perché sono inverificabili sul piano conoscitivo. Ma perché le finzioni, specie quelle «filosofiche», sono state sempre ritenute «verità»? Perché l'uomo si rifiuta di riconoscerle nella loro propria natura; pertanto le assume come «ipotesi», le «dimostra» col ragionamento e le propone come «dogmi». Il compito critico, che deve assumere la filosofia nell'epoca contemporanea, è quello di ripercorrere il processo inverso, riportando il dogma al suo valore «ipotetico», e quindi riconducendo l'«ipotesi» alla sua natura di «finzione», attraverso la dimostrazione della sua contraddittorietà e indimostrabilità.


In Italia il pragmatismo trovò un suo cultore in Giovanni Vailati (1863-1909). Egli, partendo dalle idee di Peirce, mostra nei suoi Scritti come il pragmatismo teorizzi sul piano della riflessione filosofica i procedimenti propri della matematica moderna, quei procedimenti che i logici della matematica avevano già messo in evidenza. Sottolinea comunque che non bisogna ancorare il criterio pragmatistico dell'utilità al risultato pratico dell'azione. Nessuna «credenza» teorica, egli dice, deve avere valore «privilegiato» di verità in base alla sua «riuscita» in relazione allo scopo prefisso. Infatti ogni credenza, o teoria, come il postulato in matematica, è analoga ad un'altra in quanto possibilità d'azione e di riuscita. Il pragmatismo, egli sostiene, invita dunque a dare alla nostre affermazioni, di qualunque genere, una forma tale che indichi, in modo chiaro, quali sarebbero le osservazioni e gli esperimenti ai quali dovremmo ricorrere per stabilire la loro verità e la misura della loro verità. Pertanto del pragmatismo Vailati accoglie, piú che i contenuti a cui è pervenuto, soprattutto la lezione metodologica.


L'influenza del pragmatismo si fece sentire anche nel pensiero di Antonio Aliotta (1881-1967), autore di La reazione idealistica contro la scienza, La guerra eterna e il dramma dell'esistenza, Il relativismo, l'idealismo e la teoria di Einstein, Il nuovo positivismo e lo sperimentalismo, Le origini dell'irrazionalismo contemporaneo.

Il pensiero, egli dice, non è da intendersi né nel senso dei «realisti» né in quello degl'«idealisti». È un processo di esperienza che avviene negli uomini, centri individuali; non nel singolo in quanto tale, bensí nel singolo in quanto coordinato e in relazione con gli altri singoli. Come la materia passa dalla originaria incoerenza a forme organiche sempre piú complesse, cosí il processo della conoscenza procede coordinando e armonizzando in unità le prospettive individuali di lettura della realtà. Pertanto un'idea, una dottrina è vera se attua la coordinazione delle attività singole tra loro e, sul piano teoretico, se è verificata dall'esperimento; esperimento che ha luogo, in campo scientifico, in laboratorio, in campo filosofico, nella storia. È la storia che sancisce il valore di verità delle teorie.


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