CAPITOLO DECIMO

NEO-IDEALISMO E NUOVO REALISMO

12. La revisione della dialettica hegeliana


Alcuni pensatori inglesi contemporanei di Bradley cercarono di dare un contenuto concreto al concetto di Coscienza assoluta, traendolo fuori dalla sua torre d'avorio e riportandolo alle dimensioni storiche. Alfred Edward Taylor (1869-1945), peraltro famoso studioso di filosofia antica, diede a quel concetto un significato sociale: quando gli individui cooperano in modo ch'essi si situano in funzione della società umana nella sua totalità, si attua quella società spirituale che è l'incarnazione dell'Assoluto di cui parla Bradley.


Invece Bernard Bosanquet (1848-1923) riprende un altro tema di Bradley, quello della contraddizione. Questa, egli sostiene, non appartiene solo al piano del pensiero, ma anche a quello del reale stesso; «per» essa il reale si evolve. In quanto legge del reale, è legge anche dell'uomo. Anzi l'uomo «è» contraddizione, perché è «copula» tra l'Assoluto e la Natura; la sua vita è tessuta di contraddizioni, di cui quelle logiche sono solo una parte. Considerata da questo punto di vista allora la contraddizione logica è da ritenersi un'esperienza esistenziale analoga a quella del dolore; ad essa bisogna riconoscere il potere di stimolare il progresso dello spirito. L'esistenza umana tende quindi a trasmutarsi continuamente, ogni giorno, per rimuovere le contraddizioni; ciò significa ch'essa tende all'Assoluto come al «luogo» in cui già ab aeterno e in modo pieno si trova attuata quell'unificazione logica che l'uomo compie con un processo permanente, grado per grado, nella vita quotidiana. Con Bosanquet dunque il discorso filosofico idealistico torna un po' piú decisamente alla «dialettica» hegeliana.


Colui che però tentò una vera revisione di quella dialettica fu John Mc Taggart (1866-1925), autore appunto di Studi sulla dialettica hegeliana e di Commentario alla logica di Hegel. Studiando la logica hegeliana egli nota che Hegel talvolta concepisce l'antitesi come equivalente (anche se opposta) alla tesi, e talvolta la concepisce come un grado superiore rispetto alla tesi; e la sintesi talvolta viene intesa come riunificazione e superamento di entrambi gli opposti equivalenti, e talvolta invece come superamento diretto della sola antitesi (pur recuperando sempre la tesi). In certi casi poi, nota Mc Taggart, tesi e antitesi addirittura non sono effettivamente «opposte» tra loro, per cui tesi antitesi e sintesi rappresentano una serie in cui l'elemento successivo è il completamento del precedente. Ciò dimostrerebbe, secondo il filosofo inglese, che, diversamente da quanto Hegel dice esplicitamente, il processo dialettico, sia in quanto processo di pensiero che in quanto processo del reale, non si fonda tanto sulla «contraddizione» quanto sulla «ricerca» di un termine ulteriore piú ampio e piú completo. E in questo senso egli accoglie la dialettica nel suo impianto teoretico. Sul piano del pensiero, con la dialettica non si attinge la verità, ma la si cerca (l'attingimento della verità non spegnerebbe la stessa dialettica?). Sul piano della realtà la dialettica non è il compimento attuale della razionalità del reale, ma la condizione del suo progredire verso mete sempre nuove. Dunque non c'è identità tra razionale e reale. La razionalità del reale non si svela mai compiutamente alla razionalità del pensiero soggettivo; e non potrebbe svelarsi, perché dovrebbe essere già «compiuta», mentre invece essa «si fa» L'Assoluto non è dunque «eternamente presente» nel reale, come non sta prima del pensiero dell'uomo che pensa; esso si fa, il suo compimento sta nel futuro, come termine del processo temporale del reale e come termine del processo del pensiero umano.

Si diceva che l'Assoluto si fa; e si fa differenziandosi nei molteplici io; dunque gli io sono eterni; e sono reali nella loro finitezza nella stessa misura che è reale l'Assoluto di cui essi costituiscono la differenziazione. Poiché l'Assoluto è l'unità reale dei molteplici io reali, esso non può essere identificato con Dio, anche se di Dio ha il carattere dell'amore, che è la forza per la quale in esso gli io superano la reciproca alterità e sanciscono la reciproca appartenenza costituendosi in unità armonica.


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