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CAPITOLO XV FILOSOFIA E TEOLOGIA: LA SEPARAZIONE |
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1. La carne, la religione e la contemplazione 2. La luce, la fede e la scienza 3. La quiddità, lecceità e il valore pratico della teologia |
5.
Religione, politica e scienza
L'empirismo ed il nominalismo di Ockham non portavano soltanto a delle
conclusioni rivoluzionarie in filosofia, in psicologia ed in logica, ma
anche nel campo della fisica, della teologia e della politica. Il quadro
generale delle sue affermazioni è sempre quello del pensiero francescano:
e la novità delle conclusioni cui giunge il maestro di Oxford conferma
che i piú profondi motivi della crisi della cultura medievale risiedono
proprio nella tradizione - anche mistica - del movimento francescano.
Dio è il creatore che crea gli enti individuali con un atto immediato
senza far ricorso né ad idee ante rem né ad essenze
universali: è pura volontà e libertà, onnipotente
e assoluta. Proprio per ciò non c'è alcuna logica né
alcun sapere razionale che possa dare all'uomo la possibilità di
conoscerlo e definirlo in termini umani, come abbiamo già visto
nel paragrafo precedente; né di lui possiamo avere alcuna esperienza
diretta: l'unica maniera di volgersi a lui è la fede e la volontà
di amore che sole possono istituire il diretto rapporto tra uomo e Dio.
Questa eterogeneità fra scienza e fede, che rompeva clamorosamente con gli schemi mentali del Medioevo, se significa che la fede è completamente autonoma nel campo della dogmatica, significa anche che la scienza è altrettanto autonoma e libera nell'elaborare le sue dottrine nel campo dei fenomeni naturali. E infatti la posizione di Ockham apriva le vie anche ad indagini naturali particolari, che furono portate avanti da molti dei suoi discepoli, Ockham stesso infrangeva l'idea aristotelica di una struttura gerarchica dell'universo che aveva dominato per tutto il Medioevo, e riproponeva arditamente (e dopo duemila anni!) le geniali intuizioni dei presocratici di una infinità di mondi in un cosmo infinito ed eterno. Tutte queste tesi portavano naturalmente Ockham a svalutare il potere
gerarchico della Chiesa, affermando la superiorità della "comunità
dei fedeli" sul papa e riducendo la Chiesa alla totalità dei
suoi membri: se il rapporto con Dio è un rapporto diretto del singolo
col creatore ed è un rapporto che si attua soltanto con la fede
e con un atto d'amore, nell'intimo quindi della coscienza, non c'è
bisogno della funzione mediatrice delle gerarchie ecclesiastiche e dei
loro riti salvifici. Con queste tesi, Ockham apriva la strada ai grandi
movimenti ereticali e sociali che scossero nelle fondamenta l'edificio
culturale e politico proprio del Medioevo: sviluppando queste tesi comuni
ormai nell'ambiente di Oxford, Giovanni Wycliff (1330-384), Giovanni Huss
(1369-415) e Girolamo da Praga (1380-1416) mettevano in moto quel processo
di rinnovamento della vita religiosa e sociale che sfocerà nella
Riforma protestante.
Tra i discepoli di Ockham che ripresero sia le sue tesi metafisiche che fisiche e politiche, dobbiamo ricordare almeno NICOLA D'AUTRECOURT (morto nel 1350 circa), che sviluppò la critica al concetto di causalità ed abbozzò una fisica di tipo democriteo; GIOVANNI BURIDANO (1300-360 circa), che riprese da Giovanni Filopono, un commentatore di Aristotele della tarda patristica greca, il concetto di impetus e ne fece il concetto cardine della meccanica terrestre e celeste: ogni corpo che ha ricevuto un impulso al movimento (compresi i corpi celesti che lo hanno ricevuto da Dio) riceve con ciò una potenza, I'impetus, che gli consente di conservare quel movimento se non ci sono altre forze che lo contrastano; NICOLA DI ORESME (morto nel 1382), studioso di matematica, di fisica e di astronomia, sostenitore dell'eliocentrimo, inventore di quelle coordinate geometriche, per lo studio di problemi matematici e fisici, che poi saranno dette cartesiane; ALBERTO DI SASSONIA (morto intorno al 1390), che studiò la caduta dei gravi e formulò la teoria del centro di gravità. Come si può vedere, con Ockham ed i suoi discepoli si dissolveva
completamente l'edificio culturale della scolastica, dei suoi problemi,
dei suoi interessi, delle sue conclusioni; ma si ponevano nello stesso
tempo le basi di un mutato atteggiamento dell'uomo nei confronti della
natura, di una rinascita della filosofia e della scienza, di un mutato
rapporto con le tradizioni culturali del passato (basti pensare all'atteggiamento
di Ockham verso Aristotele e gli aristotelici), di un nuovo senso della
religiosità: cioè di tutti gli elementi caratteristici e
dominanti nella nuova cultura e nella nuova società che si affermeranno
a partire dal Rinascimento. |
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