STORIA DELLE  FILOSOFIE

CAPITOLO XV

FILOSOFIA E TEOLOGIA: LA SEPARAZIONE

1. La carne, la religione e la contemplazione

2. La luce, la fede e la scienza

3. La quiddità, lecceità e il valore pratico della teologia

4. Il «rasoio», l'anima e la supposizione

5. Religione, politica e scienza

2. La luce, la fede e la scienza

L'antiaristotelismo e la critica della distinzione tra fede e ragione, uniti ad un vivo interesse per lo studio dei fenomeni naturali, sono la caratteristica dell'indirizzo dei francescani di Oxford. Ad Oxford insegnò e fu rettore dell'Università ROBERTO GROSSATESTA (1175-1253), che dette un grande impulso allo sviluppo del francescanesimo in Inghilterra. Grossatesta sostenne la necessità di combattere la filosofia di Aristotele sia nella versione averroistica sia nella versione cristiana, con un ritorno alle origini del pensiero cristiano, cioè alla dottrina di Agostino; si fece quindi assertore delle tesi caratteristiche del movimento francescano, dalla concezione di una natura "segno" visibile della potenza creatrice di Dio, a quella del "primato" della volontà sull'intelletto. Ma la teoria piú caratteristica del Grossatesta fu la riduzione di tutti i fenomeni naturali a un unico principio sostanziale, la luce materiale. Questa si espande istantaneamente in tutte le direzioni: lo studio dell'ottica, cioè delle leggi che regolano questa espansione, studio da farsi con metodo matematico, ci offre dunque la chiave per spiegare tutti i processi naturali. E come la luce materiale è il principio della realtà naturale, cosí la luce immateriale - cioè l'illuminazione divina -è il principio di ogni conoscenza umana.

Allievo di Roberto Grossatesta ad Oxford fu Ruggero Bacone (1210/14-1294). Nato ad Ilchester, in Inghilterra, e maestro prima a Parigi e poi ad Oxford, Bacone assimilò ben presto la tradizione scientifica importata in Occidente dagli scrittori arabi e la ritenne di importanza fondamentale per la stessa propagazione del cristianesimo. In Bacone il misticismo proprio della tradizione francescana si uní sorprendentemente con una sensibilità tutta moderna per lo studio dei fenomeni naturali e per un tipo di conoscenza a chiara impronta sperimentale. Questi ultimi aspetti costituiscono senza dubbio la caratteristica piú interessante della sua posizione filosofica. Le sue opere fondamentali sono Opus majus, Opus minus, Opus tertium, De secretis operibus artis et naturae et de nullitate magiae.
La modernità dell'impostazione filosofica e scientifica di Bacone risulta chiara dalla individuazione che egli fa dei principali ostacoli contro i quali urta lo studioso che voglia giungere a scoprire la verità in un qualsiasi campo del sapere: essi sono

l'esempio di un'autorità debole e immeritata, la continuità della consuetudine, il modo di pensare del volgo ignorante, e l'abitudine di celare la propria ignoranza, ostentando un sapere apparente. Ogni uomo è impedito da questi ostacoli, e ne è affetto ogni genere di persone. (Opus majus, I,1)

Infatti, qualunque sia la disciplina cui un uomo si dedica, pratica o teoretica, la sua principale cura dev'essere riposta nel rifiutare decisamente questi

tre pessimi argomenti, ossia che debba accettare quanto è stato detto, quanto si è sempre usato, quanto dicono tutti. (Opus majus, I,1)

Bacone pensava infatti di attuare una riforma del sapere tradizionale basato sulla tradizione e sull'autorità, e tentò anche di attuarla elaborando una nuova "enciclopedia" del sapere, dall'astronomia alla fisica (ottica in particolare), all'alchimia. Pur senza raggiungere risultati particolari degni di interesse, quello che conta è che Bacone affrontò questo compito con uno spirito del tutto nuovo rispetto alla mentalità del tempo ed ai suoi schemi concettuali prevalenti.

Abbiamo accennato prima al fatto che questa opera di riforma era intesa da Bacone al servizio del Cristianesimo e per la sua maggiore diffusione e affermazione; ma la novità del suo atteggiamento risulta dall'impostazione che dà sia agli studi scritturali e filosofici, sia a quelli scientifici. Per quanto riguarda i primi, infatti, egli sostiene la necessità che gli studiosi siano in possesso direttamente degli strumenti indispensabili per poter intraprendere questo tipo di studi, e cioè delle lingue straniere.

La prima scienza di cui è indispensabile il possesso è la grammatica delle lingue straniere;... difatti tutta la Sacra Scrittura è stata tradotta dal greco e dall'ebraico, ed anche la filosofia è stata tratta da queste stesse lingue e dall'arabo; ma è impossibile che modi di esprimersi di una lingua si ritrovino in un'altra.. In terzo luogo è necessario che il traduttore conosca profondamente la scienza che vuol tradurre e le due lingue, quella da cui traduce e quella in cui traduce... Infatti, soprattutto nella traduzione degli scritti di Aristotele, c'è un cosí grave fraintendimento di significati che nessuno piú può capirli. (Opas majus, III, 1)

In accordo con la tradizione, Bacone distingue le scienze in speculative e pratiche, le une rivolte alla contemplazione della verità, le altre rivolte all'azione; le scienze speculative sono la grammatica, la logica, la filosofia della natura, la metafisica; le scienze pratiche sono l'alchimia, la medicina, la filosofia morale, la teologia ed il diritto canonico. La matematica è una scienza speculativa e pratica insieme; anzi, dice Bacone, essa è "la porta e la chiave" di tutte le scienze, e "averla trascurata per trenta o quaranta anni ha portato alla rovina tutta la sapienza dei latini":

Chi non la conosce non può infatti comprendere le altre scienze né I e cose del mondo. E, cosa peggiore, gli ignoranti di matematica non comprendono affatto nemmeno la propria ignoranza e non cercano di porvi rimedio. (Opus majus III,4)

Se è vero dunque che per Bacone il contatto diretto con Dio lo si può raggiungere soltanto con l'intima esperienza interiore propria della mistica, è vero anche che per lui assume un'importanza notevole anche l'esperienza "esterna" propria del sapere umano: misticismo e spirito scientifico si fondono in maniera caratteristica nel pensiero del francescano inglese. Ma c'è di piú: spirito scientifico per Bacone non è soltanto il richiamo ad un metodo e ad un abito matematico, ma è anche richiamo alla concreta esperienza sensibile,

perché senza esperienza nulla si può conoscere. Due sono infatti i modi di conoscenza: per via di ragionamento e per via di esperienza. La dimostrazione conclude e fa sí che noi accettiamo la conclusione, ma non ce ne rende certi e non toglie il dubbio in modo da far acquietare completamente la nostra mente nell'intuizione della verità, se questa non trova la sua conferma nell'esperienza. (opus majus IV,1)

Bacone apriva cosí la via a quella concezione della scienza non soltanto possesso di nozioni teoriche e conoscitive, ma possesso anche cognizioni e strumenti pratici capaci di modificare la realtà e di accrescere il potere dell'uomo di agire sul mondo, concezione che sarà tipica del pensiero moderno. La scienza e l'esperienza infatti permettono di comprendere e di usare

delle opere meravigliose della natura e dell'ingegno; in esse non v'è infatti assolutamente nulla di magico. (De secr. oper. I)

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