|
|||||||||||||
|
CAPITOLO XIV FILOSOFIA E TEOLOGIA: LA CONCILIAZIONE |
|||||||||||||
|
1. Domenico, Francesco e le università 2. Aristotele fra averroismo e cristianesimo 3. Fra Aristotele e la Scrittura: un discorso nè equivoco nè univoco, ma analogico 4. ...che presuppone la «modifica» dell'aristotelismo |
4.
...che presuppone la "modifica" dell'aristotelismo
Ma è impossibile che l'esistere sia causato
Questa distinzione tra essenza ed essere è alla base del secondo
dei punti programmatici di Tommaso; abbiamo visto infatti che oltre alla
soluzione, preliminare alla ricerca filosofico-teologica, del problema
del rapporto fede-ragione, l'altro elemento caratteristico della posizione
tomista era quello di procedere ad una modifica dell'aristotelismo e ad
un "adattamento" dei suoi concetti fondamentali alle dottrine
cristiane. Con questa operazione, che utilizza di Aristotele non solo
gli schemi concettuali ma gli stessi termini, Tommaso giunge ad una radicale
riforma della metafisica aristotelica. Abbiamo visto che "essere"
per Tommaso è sinonimo di "esistere": essere ed essenza
coincidono in Dio, ma non nell'uomo, per il quale c'è sempre un
passaggio dall'essenza all'esistenza, e questo passaggio è
determinato dall'atto creativo di Dio. In altre parole, l'essenza dell'uomo
esiste prima ed indipendentemente dalla sua esistenza concreta,
perché questa è dovuta al libero atto creativo della volontà
divina (il platonismo non è stato definitivamente abbandonato!).
Se l'essenza dell'uomo risulta dal composto materia-forma ed è
soltanto l'essenza a poter essere "definita" di ogni sostanza,
ne deriva: 1) i concetti di materia e forma non sono piú assimilabili
- come per Aristotele - a quelli di potenza ed atto: materia-forma (=essenza)
è solo potenza e non atto, perché questo dipende dal passaggio
all'esistenza dovuto all'atto creativo divino; 2) l'estrema problematicità
della possibilità di "definire" la sostanza, se è
sostanza anche il singolo uomo composto di anima e corpo e non soltanto
le sostanze semplici (per esempio Dio, o gli intelligibili). La prima
conclusione è esplicitamente affermata da Tommaso; per quanto riguarda
la seconda, Tommaso è ben cosciente delle difficoltà che
comporta, anche perché coinvolge direttamente altri grandi problemi
della filosofia e della teologia: quello degli universali e dell'intelletto,
e quello dell'anima e del suo destino.
L'essenza dell'uomo singolo, dunque, non è definibile - come già voleva Aristotele -, mentre è definibile solo quella dell'uomo in quanto uomo: cioè l'universale. Ma l'universale non è piú il concetto aristotelico nella sua semplicità, bensí è di tre tipi, ante rem, in quanto forma eterna presente nella mente divina; in re, in quanto forma della cosa non separabile dalla sua materialità; post rem, in quanto concetto universale presente nell'intelletto dell'uomo: distinzione che era stata proprio dell'aristotelismo neoplatonizzante del Medioevo e affermata in particolare da Avicenna, dal quale viene ripresa. Come si vede, dunque, anche in Tommaso l'aristotelismo si accompagna
al platonismo: con le tesi dell'universale ante rem, di Dio superiore
a tutto ciò che è pensabile, come con quella della separazione
tra potenza e atto, mediati solo dalla creazione divina, riaffiorano nel
tomismo - e non riescono naturalmente ad armonizzarsi con l'impianto aristotelico
- quelle istanze platoniche e neoplatoniche che a partire dalla patristica
costituiscono il fondo ineliminabile delle filosofie cristiane.
Questa unità della sostanza singola porta Tommaso ad accettare
la tesi di Alessandro di Afrodisia contro quella di Averroè: intelletto
passivo e intelletto attivo, pur distinti, non possono essere separati
e debbono sussistere ambedue nel singolo uomo finito: altrimenti non si
spiegherebbe come a conoscere concretamente siano i singoli uomini e non
un intelletto unico e separato dagli individui. E la conoscenza è
appunto - aristotelicamente - 1) passaggio dalla potenza all'atto, che
Tommaso esprime nella formula nihil est in intellectu quod prius non
fuerit in sensu: cioè l'astrazione delle forme ad opera dell'intelletto
ed il loro possesso attuale non possono verificarsi se non partendo dalla
conoscenza sensibile che possiede in potenza quelle forme; 2) acquisto
reale da parte dell'uomo degli universali, che Tommaso esprime nella formula
aduequatio rei et intellectus: cioè corrispondenza tra la
cosa e l'intelletto, nel senso che solo adeguandosi all'ordine oggettivo
delle cose voluto da Dio - e che solo Dio conosce immediatamente - l'intelletto
raggiunge la verità; 3) conoscenza delle cose per mezzo degli intelligibili,
che Tommaso esprime nella formula cognitum est in cognoscente per modus
cognoscentis: cioè nell'intelletto sono presenti realmente
solo gli intelligibili, perché, a differenza del senso che riceve
le forme sensibili delle cose, il modo proprio di conoscere dell'intelletto
è appunto quello di conoscere sí le cose, ma solo attraverso
gli universali.
ne deriva per Tommaso che la funzione intellettiva si identifica immediatamente con l'anima, "atto del corpo organico e non soltanto di un organo". È questo il punto piú importante della revisione tomistica dell'aristotelismo: l'anima non può essere tripartita in vegetativa, sensitiva e intellettiva, perché l'anima intellettiva (sostanza semplice infusa da Dio direttamente nel corpo al momento della nascita) è in grado di compiere tutte le operazioni inferiori e puó essere quindi l'atto di tutte le funzioni corporee:
Se l'esigenza dell'unità della sostanza singola aveva portato Tommaso a preferire contro Averroè la tesi di Alessandro, è chiaro che l'"interpretazione" aristotelica di questi non poteva soddisfare le esigenze della dommatica cristiana. Ridotta quindi l'anima a una sostanza semplice in sostanza (intelletto) ma molteplice in potenza (funzioni corporee), Tommaso era costretto di nuovo - per giustificare il dogma dell'immortalità dell'anima - a far ricorso al platonismo, sostenendo la "separazione" tra l'anima e le sue funzioni, tra l'intelletto ed il corpo:
Con questa distinzione, abbastanza problematica all'interno stesso della
sua prospettiva (il passaggio dalla conoscenza sensibile all'intelligibile
viene messo in crisi da una conoscenza intellettuale che non ha alcun
bisogno di organi corporei; la separazione tra un organo e le sue funzioni,
tra l'anima legata al corpo e l'intelletto, facoltà dell'anima,
separato dal corpo), Tommaso tentava una soluzione "filosofica"
del dogma cristiano della vita dell'anima dopo la morte del corpo e del
ricongiungimento dell'anima al corpo dopo il giudizio universale. |
||||||||||||
|
dietro - avanti |
|||||||||||||