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CAPITOLO XIV FILOSOFIA E TEOLOGIA: LA CONCILIAZIONE |
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1. Domenico, Francesco e le università 2. Aristotele fra averroismo e cristianesimo 3. Fra Aristotele e la Scrittura: un discorso nè equivoco nè univoco, ma analogico 4. ...che presuppone la «modifica» dell'aristotelismo |
1.
Domenico, Francesco e le Università
La riscoperta di quasi tutto il corpus aristotelico, la conoscenza dei commenti arabi ed ebrei ed in genere di filosofie improntate all'aristotelismo e al platonismo, ma al di fuori della dommatica cristiana e del suo modo di vedere la tradizione classica, determinarono una notevole svolta nella cultura filosofica europea. Nel corso del secolo XIII, l'aristotelismo - dapprima fortemente osteggiato dalla Chiesa, che guardava con sospetto al rigoroso impianto razionalistico della filosofia aristotelica e quindi alla sua inconciliabilità con alcuni dei dogmi fondamentali del cristianesimo - conosce una sua affermazione graduale ma costante che culminerà nella dottrina di Tommaso d'Aquino, il piú organico tentativo di conciliare filosofia e religione, dogma cristiano e aristotelismo. Contemporaneamente, anche le reazioni all'aristotelismo, però, si faranno piú forti, nel seno stesso della Chiesa, e si incanaleranno in una tradizione, quella francescana, che avrà un'importanza notevole non soltanto nella Scolastica, ma anche nell'età dell'Umanesimo. La reazione all'aristotelismo, infatti, non porterà - secondo i vecchi schemi culturali - ad una contrapposizione di Platone ad Aristotele, ma significherà l'avvio di quell'indirizzo di pensiero empiristico e scientifico che segnerà la nascita della filosofia moderna. Gli importanti sviluppi della filosofia scolastica e della cultura nei
secoli XIII e XIV corrono paralleli ad una evoluzione della società
europea che viene comunemente definita l'"autunno del Medioevo",
in cui l'ordinamento sociale e politico del feudalesimo entra in crisi
e da esso sorge la società moderna e "borghese" del Quattrocento.
Le lotte fra Comuni e Impero con il conseguente affermarsi anche politico
delle città, le lotte fra Impero e Papato, con il conseguente affermarsi
delle grandi monarchie europee in Francia, in Spagna, in Inghilterra,
costituiscono i grandi avvenimenti politici di questo periodo. I quali
sono il segno di un trasformarsi del mondo economico-sociale che vede
il progressivo affermarsi, sull'economia prevalentemente agricola e "chiusa"
del feudalesimo, di un'economia a carattere commerciale e industriale
(prevalentemente tessile e metallurgica) che si fonda sulle nuove classi
borghesi. Naturalmente questo prevalere del commerciante e del banchiere
sulla figura del signore feudale fu un processo lento, che durò
dei secoli: ma è appunto nel periodo che stiamo esaminando che
se ne posero i germi, pur entro gli "schemi" politici e sociali
della società feudale. L'ordine francescano, fondato da FRANCESCO D'ASSISI (1181-1226), sorse
con caratteristiche completamente diverse: non predicare ma vivere la
dottrina di Cristo, rifiutando ogni bene terreno e scegliendo la povertà,
amando tutte le creature di Dio ed esercitando quest'amore nella scelta
delle attività anche le piú umili o neglette, come l'assistenza
ai lebbrosi. Guardato all'inizio con diffidenza dalle gerarchie ecclesiastiche,
che vedevano nella predicazione della povertà un'esplicita critica
alla Chiesa sempre piú mondanizzata e potente nel dominio terreno,
l'ordine francescano (anch'esso alle dirette dipendenze del papa e fuori
dalla gerarchia del clero secolare) ottenne l'approvazione della propria
Regola nel 1223 e rapidamente si diffuse in Italia e in tutta Europa.
Nello stesso tempo le caratteristiche originarie andarono mutando: ben
presto all'interno dell'ordine scoppiarono aspri conflitti tra gli "spirituali",
che rifiutavano ogni proprietà di beni, ed i "conventuali",
favorevoli alla proprietà. La Chiesa combatté tenacemente
i primi a favore dei secondi, determinandone il rapido sviluppo: anche
i francescani entrano cosí nel mondo culturale del tempo. La loro
caratteristica è il netto rifiuto dell'aristotelismo, in versione
averroistica come in versione cristiana, considerato assolutamente incompatibile
con la fede religiosa; questo atteggiamento portò i francescani,
dedicatisi nel frattempo anche alla predicazione ed all'insegnamento,
a scontrarsi vivacemente con i domenicani, ed i dibattiti e le polemiche
tra i due ordini costituiscono una nota tipica del mondo culturale di
questi secoli. Un altro schema entro il quale si agitano forme nuove di cultura è
quello offerto dalle scholae: abbiamo accennato al fatto che negli
ultimi decenni del XII secolo accanto alle scuole monastiche, conventuali
e cattedrali erano venute sorgendo (per il crescente numero degli studenti
e per la domanda di nuovi insegnamenti che non fossero piú soltanto
quelli di filosofia e di teologia, bensí anche in particolare di
medicina e di giurisprudenza) le scuole cittadine. Nel secolo XIII queste
scuole si danno una propria organizzazione e regolamentazione: l'Universitas
era in origine una corporazione degli studenti e dei maestri analoga
a tutte le altre corporazioni di mestieri che costituiscono l'elemento
caratteristico dell'organizzazione sociale del Medioevo. Ben presto le
regole di quest'organizzazione si trasformano negli statuti delle scuole
cittadine, che determinano diritti e doveri di maestri e studenti, le
modalità del corso degli studi, il conferimento dei titoli accademici.
Nascono cosí le Università nel senso moderno, alle
quali accorrono allievi d'ogni parte dell'Europa e che fanno a gara nell'assicurarsi
i migliori maestri del tempo. La Chiesa comprese subito l'importanza di questi istituti nuovi, e da
una posizione iniziale di ostilità passò ad una politica
di infiltrazione, cercando di influire sulla redazione degli statuti delle
università e favorendo l'introduzione in esse di francescani e
domenicani. Questi, dopo violente polemiche con i "maestri secolari",
ben presto riuscirono ad assicurarsi i piú importanti insegnamenti
di teologia e di filosofia. |
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