STORIA DELLE  FILOSOFIE

CAPITOLO XIII

IL RISVEGLIO DELLA CULTURA FILOSOFICA NEL MONDO MEDITERRANEO

1. La natura e la ragione

2. Mistici, iperdialettici e moderati

3. La cultura araba: scienziati e mistici

4. La filosofia araba: dal possibile al necessario

5. La filosofia araba: ragione, fede e intelletto

6. La bibbia e la filosofia

3. La cultura araba: scienziati e mistici

Abbiamo piú volte accennato, fin dal capitolo precedente, alla filosofia ed alla cultura arabe; dovremo ora dirne qualcosa di piú, anche se i limiti imposti alla nostra trattazione - che si occupa soltanto della cultura filosofica "occidentale" - non ci consentiranno che di darne soltanto qualche cenno, in particolare riguardo ai rapporti che intercorsero tra filosofie "arabe" e filosofie "cristiane" nel Medioevo. Legata alla nuova fase della storia del popolo arabo inaugurata dalla predicazione di Maometto (570 circa - 632), la cultura araba conobbe un rapido sviluppo in tutto il mondo mediterraneo, parallelamente alla espansione ed all'affermazione politica del dominio arabo dal Medio Oriente all'Africa settentrionale, alla Spagna meridionale. Fu uno sviluppo che abbracciò tutti i campi del sapere, dalla matematica all'astronomia, dalla geografia alla mediana alla filosofia; il punto di maggior forza di questo sviluppo fu un graduale ma deciso recupero della cultura classica, non accettata passivamente, ma assimilata e sviluppata, e del suo genuino spirito di ricerca: come si può vedere da questo passo posto all'inizio del suo libro La miglior divisione per la conoscenza delle regioni dal geografo-antropologo AL-MUQADDASI (morto dopo il 988):

Sappi che parecchi scienziati e visir hanno composto opere su questo argomento, ma la maggior parte se non la totalità dei loro scritti si fonda sul sentito dire; mentre nel nostro caso non c'è stato paese in cui non siamo entrati, senza perciò trascurare di studiare ed esaminare sui libri quanto ci restò direttamente ignoto.

La tradizione dei viaggi e quindi una letteratura molto attenta non solo alla descrizione della natura, ma anche degli usi e costumi dei popoli delle loro credenze, delle loro nozioni scientifiche e filosofiche, fu sempre molto viva nella cultura araba: basti ricordare le opere dell'arabo-spagnolo Ibn-Giubair (1145-1217), che ci lascia un'interessante e viva descrizione della Palermo arabo-normanna dei tempi di Guglielmo il Buono.
Ma la piú grande figura di scienziato del medioevo musulmano è ritenuto concordemente Al-Biruni (973-1048), la cui opera piú importante è Monumenti superstiti dei secoli passati, che contiene preziosi dati geografici, etnografici, culturali, storia e scientifici. Per la sua originalità e per la molteplicità dei suoi interessi Al-Biruni è stato paragonato a Leonardo e a Goethe: egli seppe portare infatti nella tradizione enciclopedistica, quasi sempre superficiale, dei dotti medievali, un soffio di vivezza ed un rigore metodologico che lo condussero spesso a dei risultati originali. Accanto a quello di Al-Biruni vanno ricordati i nomi di AL-KHUWARIZMI (IX secolo), grande matematico, uno dei fondatori dell'algebra e della sua nomenclatura ancora oggi in uso (per esempio, il termine algoritmo); di AL-KHAZINI (XII secolo), inventore di una bilancia di precisione con la quale determinò il peso specifico di circa cinquanta sostanze; di IBN-AL-HASAN (965-1039), il cui nome fu latinizzato in ALHAZEN, che si occupò di ottica, dimostrando tra l'altro - contro la vecchia tradizione di origine pitagorica - che il raggio visivo non parte dall'occhio, ma dall'oggetto luminoso giunge al nostro occhio: Alhazen viene considerato uno dei fondatori dell'ottica fisiologica, sviluppata appunto dalla cultura araba accanto all'ottica geometrica che principalmente era stata trattata dai Greci.

Ottica, matematica, medicina, astronomia e chimica furono le scienze piú curate dagli Arabi; la chimica, in particolare, è nata proprio dalla tradizione di studi di alchimia (dall'arabo al-kimiya, derivante a sua vola dal greco ellenistico chemìa= mescolanza): dagli Arabi deriva una buona parte degli strumenti in uso fino ad oggi, come bilance di precisione, storte, alambicchi, e cosí via.

Per quanto riguarda piú specificamente il campo della filosofia, bisogna anzitutto ricordare che la cultura filosofica araba conobbe gli stessi travagli propri della cultura cristiana dei primi secoli: fin dall'inizio uno dei problemi piú importanti fu quello dei rapporti tra filosofia e religione (naturalmente, quella espressa dal Corano), e moltissime e lunghissime furono le dispute tra coloro che si diedero alla ricerca filosofica sulla base, come vedremo, di un aristotelismo neoplatonizzante, e i difensori delle scienze religiose, che a loro volta si dividevano in innumerevoli sette e scuole, sempre impegnate in sottili dispute ed accese polemiche tra di loro. Prima di accennare a quei maggiori esponenti della filosofia araba che ebbero peso e influenza sulla cultura latino-medievale, bisognerà ricordare almeno alcuni dei piú importanti rappresentanti di queste istanze antiscientifiche ed antiumanistiche della "filosofia" araba. Il primo è IBN-AL-MUQAFFA (morto verso il 757), esperto conoscitore delle culture medio-orientali non arabe, considerato comunemente come il fondatore della prosa araba, che chiaramente ci dà in questo passo un'idea dello spirito che muove queste tendenze:

Guardai alla medicina e vidi che il medico non può curare il malato con una medicina che ne elimina radicalmente il male, impedendogli di fare piú a lui ritorno. E trovai che solo l'altra vita ha per effetto una salvezza dai mali senza piú ritorno. Cosí, spregiando la medicina, mi rivolsi con desiderio alla religione.

Storico, politico e teologo fu ISB-HAZM (994-1064), che nel suo libro Il discriminante fra le religioni e le sette svolge una violenta polemica contro tutte le religioni non islamiche, in particolare il cristianesimo e l'ebraismo, e contro tutte quelle sette che a lui sembravano non ortodosse.

Ma il piú famoso difensore della cultura religiosa e dell'islamismo ortodosso è considerato Abu Hamid AL-GHAZALI (1056-1111), che operò soprattutto nelle regioni dell'Oriente islamico (Persia, Iraq, Siria, Palestina) ed ebbe una notevole influenza sul pensiero musulmano non solo della sua epoca. Le sue opere piú importanti furono La vivifcazione delle scienze religiose e, soprattutto, L'incoerenza dei flosofi, conosciuta nel Medioevo col titolo di Destructio filosoforum, in cui attacca violentemente la filosofia araba che si era lasciata sedurre dall'aristotelismo e dal neoplatonismo, specialmente con al-Farabi e Avicenna, ed aveva dimenticato l'autentico sentimento religioso che dev'essere alla base della vita dell'uomo.

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