STORIA DELLE  FILOSOFIE

CAPITOLO XII

I GRANDI TEMI DEL DIBATTITO FILOSOFICO-RELIGIOSO NELL'ALTO MEDIOEVO

1. Selezione della cultura classica e sua reinterpretazione cristiana

2. Le fonti della cultura filosofia medievale

3. Mistica ed erudizione

4. Le scuole, il maestro, le autorità

5. La filosofia, la religione e le quattro nature

6. La dialettica, gli universali e l'insipiente

4. Le scuole, il maestro, le autorità

Dalla grave crisi culturale dei secoli VI-VIII a si risollevò in parte nel secolo IX, grazie anche all'assetto politico relativamente piú stabile dato alla società feudale dal Sacro Romano Impero di Carlo Magno. Un certo risveglio culturale accompagnò il consolidarsi dell'impero carolingio, ed alcuni studiosi hanno parlato a tal proposito di "rinascita carolingia": si tratta soprattutto di un lavoro di organizzazione della cultura e degli scambi culturali, parallelo al processo di unificazione e di consolidamento dell'impero. In una famosa lettera del 788 Carlo Magno invitava i vescovi ad aprire nuove scuole, mentre egli stesso fondava le cosiddette "scholae palatinae" (scuole di palazzo) nelle città che erano sedi della residenza dell'imperatore, chiamandovi ad insegnare i piú famosi maestri del tempo. Le scuole piú importanti sorsero a Parigi, a Reims, a Chartres, ma ne vennero fondate anche in Italia, in Germania e in Inghilterra.

Accanto alle scuole palatine, continuavano una certa opera di conservazione della cultura, nelle forme che abbiamo accennato nel paragrafo precedente, i monasteri diffusi ovunque per l'Europa. Tra i piú importanti ricordiamo quelli di Montecassino, Subiaco, Bobbio, Farfisa in Italia, Fulda in Germania, York in Inghilterra, Cluny e Tours in Francia; meritano di venir ricordati i monasteri irlandesi che, fuori dagli sconvolgimenti politico-sociali che travagliavano l'Europa, conservarono la tradizione dello studio del greco e mantennero cosí un contatto diretto con le opere della patristica orientale, dai luminari di Cappadocia allo Pseudo-Dionigi.
Grande organizzatore della cultura delle scuole palatine fu l'inglese ALCUINO DI YORK (735-804), il cui scopo era quello di fare dell'impero di Carlo Magno la "nuova Atene", superiore a quella classica in virtù degli insegnamenti dello Spirito Santo; le sue opere, concepite sotto forma di dialoghi con Carlo Magno, non si discostano però dalle forme di una cultura enciclopedica e nozionistica, in cui accanto alle dottrine dei padri della Chiesa si discutono i piú semplici ed anche i piú futili problemi. Alcuino rese di uso comune nella cultura medievale la classificazione delle arti liberali (del trivio e del quadrivio); tra i suoi allievi ricordiamo RABANO MAURO (776-856), vescovo di Magonza, che sostenne vivacemente la necessità per i religiosi di acquisire anche una cultura profana.
Nonostante la fondazione delle scuole palatine, che sono in certo modo delle scuole "statali", i centri fondamentali di cultura fino al secolo XII rimasero i monasteri, continuando la cultura ad essere strettamente finalizzata alla preparazione del clero, regolare o secolare che fosse; alle scholae monastiche si affiancano infatti "scuole cattedrali", "scuole canonicali", e cosí via. Scholasticus era chiamato il maestro delle arti liberali e poi piú tardi il maestro di teologia e di filosofia nelle varie scholae: Scolastica sarà il nome con cui viene indicata ormai la filosofia del Medioevo a partire dal IX secolo fino al XIV.

La Scolastica è certamente un movimento culturale assai complesso, ma si può comunque indicare come suo tema fondamentale quello del rapporto tra fede e ragione; considerata ormai chiusa l'epoca della Patristica, il cui sforzo fondamentale era stato quello di rendere nei termini razionali mutuati dalla tradizione classica i dogmi della fede, la "filosofia" della Scolastica si propone di elaborare dei quadri sistematici del sapere nei quali fossero chiariti e distinti i limiti e le caratteristiche della fede e della ragione, naturalmente nella convinzione dell'armonico accordo dei due termini. Nella costruzione di questi quadri sistematici avrà un peso sempre maggiore, come vedremo, non piú il platonismo o il neoplatonismo, bensí la filosofia aristotelica; sarà proprio anzi nella Scolastica che Aristotele diventerà una delle massime autorità, accanto naturalmente alle autoritàdella Sacra Scrittura, e la sua filosofia comincerà ad essere ritenuta il modello di una filosofia intesa appunto come "sistema", come complesso di dottrine rigidamente organizzato, al cui interno si trovano le risposte a qualsivoglia problema. Ciò sarà favorito dalla stessa organizzazione dell'insegnamento medievale nelle scholae, che consiste essenzialmente nella lectio (lettura) di una "autorità" che bisogna mandare a memoria ed apprendere. Solo che, da un lato il moltiplicarsi delle autorità (non solo la Sacra Scrittura, ma anche i Padri della Chiesa e poi gli stessi autori antichi, la cui conoscenza si viene a poco a poco ampliando a partire dal secolo XII), dall'altro lato i commenti e le discussioni sui testi (tesi ad individuarne lo "spirito" al di là della "lettera"), vivacizzeranno dall'interno le esigenze di sistemare e di organizzare in forme chiuse il sapere da tramandare.

Tutto ciò - parallelamente al processo di trasformazione della società feudale rigidamente gerarchizzata verso forme piú aperte di organizzazione sociale e politica, dalla civiltà comunale alla formazione degli stati dell'Europa moderna - farà sí che il movimento della Scolastica esprimerà una varietà di soluzioni e una ricchezza di prospettive e di problematiche che la renderanno uno dei momenti piú importanti nella storia della cultura.

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