STORIA DELLE  FILOSOFIE

CAPITOLO XII

I GRANDI TEMI DEL DIBATTITO FILOSOFICO-RELIGIOSO NELL'ALTO MEDIOEVO

1. Selezione della cultura classica e sua reinterpretazione cristiana

2. Le fonti della cultura filosofia medievale

3. Mistica ed erudizione

4. Le scuole, il maestro, le autorità

5. La filosofia, la religione e le quattro nature

6. La dialettica, gli universali e l'insipiente

3. Mistica ed erudizione

Tra le fonti della cultura filosofica medievale bisogna annoverare anche gli scritti che vanno sotto il nome di Dionigi Areopagita, il celebre personaggio ateniese convertito da S. Paolo in occasione del discorso dell'Areopago e poi divenuto vescovo di Atene nel I secolo d.C. Del Corpus dionysianum, apparso nel 583 in occasione di una disputa pubblica tenutasi a Costantinopoli tra cattolici e monofisiti (da monos = uno e physis = natura: sostenitori quindi dell'unica natura divina nella trinità e quindi anche in Cristo), fu subito contestata l'autenticità ma, dissipati i dubbi sulla sua ortodossia, esso fu poi ritenuto autentico per molti secoli, anche dopo il Medioevo, e nonostante le critiche di illustri umanisti (come Lorenzo Valla) e dei Protestanti; fu solo alla fine del secolo scorso che si dimostrò che, per il riferimento che si fa negli scritti ad editti imperiali del V secolo e per la loro dipendenza dalle dottrine di Proclo, la data di composizione degli scritti era di poco anteriore alla loro comparsa. Il "corpo dionisiano" è composto da dieci Lettere indirizzate a personaggi del Nuovo Testamento, e da quattro trattati teologici: Sulla gerarchia celeste, Sulla gerarchia ecclesiastica, Sui nomi divini, Sulla teologia mistica.

La teologia dello Pseudo-Dionigi rappresenta il massimo tentativo della tarda patristica di trascrivere in termini di dottrina cristiana la filosofia neoplatonica, specie nell'elaborazione di Proclo. La teologia non può che essere negativa: di Dio nulla si può affermare perché trascende non solo il pensiero ma anche l'essere; solo rimuovendo tutti i concetti intellettuali e qualunque tipo di analogia col mondo naturale e umano, ci si può avvicinare - misticamente - alla natura di Dio, inconoscibile e ineffabile. Con l'aggiunta del concetto di creazione, l'autore rifà tutta la scala gerarchica procliana che va dall'Uno e dal Bene fino agli esseri composti anche di materia (concepita neoplatonicamente non come la fonte del male, ma come una non-esistenza: anche il male quindi, agostinianamente, non ha una realtà sostanziale). Al processo dall'Uno alla materia corrisponde il processo di "ritorno", cioè il ricongiungimento con l'Uno, attraverso le tre tappe della purificazione, dell'illuminazione e della perfezione. Ogni processo si sviluppa seguendo il rigido schema triadico che era stato già di Proclo, ma utilizzando tutte le definizioni della divinità e degli esseri angelici presenti nella Scrittura; a questo proposito, ponendo fine alle incertezze della patristica precedente, lo Pseudo-Dionigi concepisce gli angeli come puri spiriti, ministri della volontà divina e intermediari tra Dio e gli uomini. V'è una gerarchia celeste ed una umana, o ecclesiastica, suddivisa ciascuna in triadi: si snodano cosí tutte le classi degli angeli (Serafini, Cherubini e Troni; Dominazioni, Virtú e Potestà; Principati, Arcangeli e Angeli) e degli uomini (perfezionatori o vescovi, illuminatori o sacerdoti, purificatori o ministri; monaci, popolo santo e purificati). L'impronta mistica di questi scritti, insieme alla trascrizione cristiana della teologia neoplatonica, avranno un peso notevole - dopo la loro traduzione in latino - non solo sulla mistica medievale, ma anche sulle filosofie religioso-panteistiche dell'età moderna, che insisteranno sul concetto di mondo come teofania (manifestazione visibile di Dio).

Dopo Boezio e Cassiodoro la conoscenza della cultura antica si riduce ancora. Tra i non molti eruditi si possono ricordare il vescovo ISIDORO DI SIVIGLIA (morto nel 636), autore di un'opera, le Etimologie, che è una sorta di compendio dei piú svariati argomenti, dal Vangelo alla logica, alla giurisprudenza; BEDA IL VENERABILE (674-735), vissuto in Inghilterra e autore di opere che riassumono le tesi di Agostino, Ambrogio e Girolamo, oltre a trattare di questioni di aritmetica pratica riguardanti i piú semplici calcoli; MASSIMO IL CONFESSORE e GIOVANNI FILOPONO, vissuti tra il VI ed il VII secolo; GIOVANNI DAMASCENO, vissuto in Oriente tra il VII e l'ottavo secolo, FOZIO (sec IX). Questi autori, che segnano la fine della patristica, non apportano sviluppi dottrinali né sul piano dogmatico del cristianesimo, né tanto meno su quello filosofico; il loro merito principale fu quello di aver conservato nelle proprie opere una specie di "riassunto" delle nozioni della cultura classica nella generale ignoranza del loro tempo; ma questi riassunti ("summae") - già di per sé non originali e nemmeno tanto ricchi - da un lato rappresentano il diffondersi di quella mentalità che nei secoli successivi sarà fatta propria dalla scolastica (vedi il paragrafo 4), dall'altro lato sono anche emblematici del fatto che ormai la cultura classica è finita e di essa non sono rimaste che vuote parole e semplici nozioni prive completamente dei significati culturali di cui erano portatori. Occorreranno secoli per il ritorno alla cultura classica, un "ritorno" che non sarà privo di una propria intrinseca originalità.

dietro - avanti

inizio capitolo


Indice