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CAPITOLO XII I GRANDI TEMI DEL DIBATTITO FILOSOFICO-RELIGIOSO NELL'ALTO MEDIOEVO |
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1. Selezione della cultura classica e sua reinterpretazione cristiana 2. Le fonti della cultura filosofia medievale 4. Le scuole, il maestro, le autorità |
2. Le fonti della cultura filosofica medievale
L'ultima grande figura di uomo di cultura romano cristiana fu Severino Boezio (480-524). Nato a Roma da illustre famiglia, compí i suoi studi a Roma e ad Alessandria, dove approfondí la conoscenza delle filosofie antiche. Grazie alla politica di conciliazione tra Goti e Romani avviata da re Teodorico, Boezio ebbe una parte importante, come consigliere del re, nel mondo politico; fu console insieme ai suoi figli fin quando, accusato di intesa con la corte bizantina per indebolire il regno ostrogoto in Italia, fu imprigionato e condannato a morte. Boezio ebbe una grandissima importanza non solo per la conservazione della tradizione filosofica classica, ma anche per la creazione di una terminologia filosofica latina che, diffusasi e impostasi per tutto il Medioevo, entrerà a far parte definitivamente della tradizione del pensiero occidentale: le sue definizioni di fato e di provvidenza, di eternità, di persona, diventeranno ben presto classiche grazie all'enorme diffusione delle sue opere. Del suo progetto di rendere in latino le opere di Platone e di Aristotele, per dimostrarne - neoplatonicamente - l'accordo, ci rimangono le traduzioni delle Categorie, del De interpretatione, degli Analitici primi, oltre all'Introduzione di Porfirio; ma di logica e dialettica si occupò anche in scritti come l'introduzione ai sillogismi categorici, Sul sillogismo categorico, Sul sillogismo ipotetico, Sulla divisione, opere nelle quali tentava una conciliazione tra logica aristotelica e logica stoica. Si occupò anche di musica, matematica e geometria: il suo Sulla musica costituí per lungo tempo il testo obbligato della cultura musicale. Scrisse anche alcuni opuscoli di teologia, tra i quali Sulla S. Trinità, Sulle due nature contro Eutiche e Nestorio. La sua opera principale è comunque considerata Sulla consolazione della flosofia scritta durante il carcere: vengono affrontati i principali problemi della filosofia ellenistica e ne viene data una soluzione alla luce di quel neoplatonismo cristiano che si era affermato anche ad Alessandna e nei primi padri della Chiesa. La "filosofia", e non la religione, può consolare l'uomo delle sue sventure e convincerlo della caducità delle cose terrene, indirizzandolo all'amore delle cose eterne e del bene col mostrargli le vie razionali della provvidenza. Stoicismo, neoplatonismo e cristianesimo si fondono in questa visione boeziana dell'accordo tra la libertà dell'uomo, il destino e la provvidenza divina.
Alcuni studiosi hanno escluso l'appartenenza di Boezio alla religione cristiana (è un fatto che in quest'opera non compare mai il nome di Cristo): comunque stia la questione, l'opera di Boezio si iscrive pienamente in quel neoplatonismo di ispirazione fortemente religiosa che è proprio di questi secoli. Ciò si può vedere anche dalla ripresa di quella problematica sul rapporto tra destino (o provvidenza) e libero arbitrio dell'uomo che fu appunto di Stoici, Neoplatonici e Cristiani dei primi secoli. Boezio imposta con estrema chiarezza i termini del problema:
E la soluzione che Boezio offre al problema risente non soltanto delle risposte stoiche e neoplatoniche, ma anche delle riflessioni agostiniane. Premesso che tutto ciò che è oggetto di conoscenza non viene compreso secondo la sua intrinseca virtú, ma secondo la capacità del conoscente (e infatti uno stesso uomo, per esempio, può essere percepito in modo diverso dai sensi, dall'immaginazione, dalla ragione discorsiva e dall'intelletto); premesso ciò bisogna indagare in che cosa consiste propriamente la conoscenza eterna di Dio.
Come si vede, anche la risposta boeziana è una soluzione apparente,
che deve per forza di cose far ricorso piú ad analogie col "vedere"
e col "sapere" umano, col tempo dell'uomo, che a rigorose e
razionali dimostrazioni.
Accanto all'opera di Boezio bisogna ricordare anche quella del suo contemporaneo
Aurelio Cassiodoro (490-580). Piú fortunato di Boezio, Cassiodoro
poté ritirarsi alla fine della sua attività politica nel
monastero di Vivarium, in Calabria, dove raccolse una notevole biblioteca,
che fu trasferita in seguito nell'abbazia di Bobbio. Scrise un'opera Sull'anima,
ispirata al pensiero neoplatonico e cristiano, le Istituzioni delle
lettere divine e umane, in cui opera quella distinzione tra litterae
humanae e litterae divinae che sarà propria di tutta la tradizione
degli studi medievali. Grande fortuna nel Medioevo avrà anche la
distinzione di Cassiodoro in arti umane (Arti del trivio: grammatica,
retorica e dialettica) e arti naturali (arti del quadrivio: aritmetica,
geometria, astronomia e musica). Molto meno notevole di quella boeziana,
la produzione di Cassiodoro è un chiaro esempio delle esigenze
culturali dell'epoca: raccogliere e sintetizzare un gran numero di nozioni
sui piú vari argomenti ad uso di coloro che ancora si interessano
ai problemi della cultura e che non hanno piú la possibilità
di accostarsi direttamente ai testi della cultura classica. |
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