STORIA DELLE  FILOSOFIE

CAPITOLO XI

I FONDAMENTALI PROBLEMI DELLA «FILOSOFIA CRISTIANA»

1. Verso una «filosofia cristiana»

2. Una vita per la Chiesa

3. Credere per capire e capire per credere

4. la libertà, il male e la grazia

5. La storia e il tempo

 

4. La libertà, il male e la grazia

La svalutazione della corporeità e della materialità non conduce Agostino né ad una loro "nullificazione", come avveniva nel neoplatonismo e nella patristica neoplatonizzante, né ad una "sostanzializzazione" del male, come avveniva nel manicheismo. Se è vero che il male è legato alla materia ed all'influenza corruttrice che questa esercita sullo spirito, è vero anche però che la stessa materia è opera della creazione divina e non può essere quindi in se stessa male.

E mi fu chiaro che le cose corruttibili sono buone. Tanto nel caso che fossero assolutamente buone, quanto nel caso che non lo fossero per nulla, non potrebbero essere corruttibili. (Confess. Vll, 12, 18)

Poiché infatti la corruzione è la privazione di un bene, se le cose fossero assolutamente buone sarebbero incorruttibili, se non fossero per nulla buone, non vi sarebbe nulla in loro che potesse corrompersi:

Concludendo, tutto ciò che esiste è buono; e quel male, di cui mi chiedevo l'origine, non è una sostanza... Perciò compresi e mi fu evidente che ciò che Tu hai creato è tutto buono e non vi è sostanza che non tragga origine da Te.(Confess. VIl, 12, 18)

La polemica antimanichea e la conseguente negazione del male come un principio metafisico opposto al bene ed agente allo stesso suo titolo nel mondo, ponevano però ad Agostino in maniera ancor piú pressante il problema del male. Se Dio è la somma bontà, ed è buono tutto ciò che da lui è stato creato, da dove deriva il male? Il male metafisico, abbiamo visto, non esiste; il male fisico, che può ridursi al dolore, non è propriamente un male, sia perché riguarda il corpo e non l'anima e quindi è in senso stretto "indifferente" all'uomo, sia perché, rientrando nel mondo delle cose create da Dio, rientra anche nei suoi disegni provvidenziali e, presentandosi come una giusta punizione per l'uomo, può essere considerato addirittura un bene. Resta il male morale, che è il vero male, cioè quello voluto dalla malvagità della volontà umana. Ma la considerazione del male come un male morale, cioè come un prodotto della volontà dell'uomo, coinvolge immediatamente altri gravi problemi, che sono poi quelli fondamentali che deve affrontare ogni filosofia religiosa: il problema del peccato, quello della libertà dell'uomo e quello della predestinazione e della salvezza dell'uomo. Nella soluzione di questi problemi, nel tentativo di superare da un lato le obiezioni del manicheismo, e dall'altro quelle del pelagianesimo, Agostino giungerà a delle risposte che rappresentano il massimo sforzo della patristica in questa direzione. Ma, d'altra parte, le sue risposte, nel tentativo di rimanere coerenti agli insegnamenti della dottrina cristiana, da un lato dimostreranno l'impossibilità di "razionalizzare" appieno il contenuto dei dogmi cristiani, e dall'altro lato - proprio per la loro coerenza - non saranno accettate dalla Chiesa come dottrina ortodossa.

L'uomo è libero: se non si ammettesse ciò, non si potrebbe ammettere l'agire morale dell'uomo. Ma la libertà dell'uomo, che è un dono divino, significa che l'uomo può scegliere il bene, ma può scegliere anche il male: cosí ha fatto Adamo, e con lui ed in lui tutta l'umanità ha peccato; senonché il male fatto dall'uomo non va imputato a Dio, bensí soltanto all'uomo, anche se Dio ha previsto il suo peccato. Ma Dio, onnisciente (prevede il peccato dell'uomo) è anche onnipotente: non determina quindi l'uomo al male? La risposta di Agostino è in fondo - e non poteva essere altrimenti - una riaffermazione della tesi assunta, della conciliazione cioè tra l'onniscienza-onnipotenza divina ed il libero arbitrio dell'uomo è vero che Dio prevede l'azione umana, ma la prevede proprio come il risultato della sua libera volontà. senonché, per combattere il pelagianesimo - che tra l'altro faceva proprie appunto le tesi antimanichee di Agostino -, bisogna andare ben oltre: volgendosi verso il male la volontà dell'uomo, in e con Adamo, si è come menomata, l'umanità intera è divenuta una "massa damnationis", una massa dannata, e la sua libertà si riduce ad un "non potest non peccari", alla libertà cioè soltanto di scegliere il male. Nessun uomo quindi può riscattarsi e salvarsi con le sole sue forze: non sono le opere buone a salvare l'uomo, ma è solo Dio che nella sua infinita bontà concede la salvezza ad alcuni uomini.

E ciò l'Apostolo [Paolo] attesta in molti passi, anteponendo la grazia della fede alle opere, ma non per annullare le opere, ma per mostrare che le opere non precedono la Grazia, ma la seguono sí che nessuno presuma di aver ricevuto la Grazia, per aver ben operato, mentre non si può far opere buone, se non si è per la fede ottenuta la Grazia... La Grazia è dunque di Colui che chiama, le opere buone invece vengono come conseguenza per chi riceve la Grazia: esse non producono la Grazia, ma sono prodotte dalla Grazia...
Certo questa elezione è un fatto cosí misterioso che, durante la seminagione [allusione alla parabola evangelica del seme sulla terra] nulla ce ne appare. E tuttavia che diremo? Che in Dio vi è ingiustizia, se Egli, a chi gli piace richiede, e a chi gli piace condona? E perché allora ad uno in un modo, all'altro in un altro?... Crediamo solo, anche se siamo incapaci di capire, dal momento che Colui che creò e ordinò ogni creatura "dispone ogni cosa secondo misura, numero e peso", (Sapienza 11, 21). "Ma i suoi giudizi sono imperscrutabili ed ininvestigabili le sue vie " (Paolo ai Romani, 11, 33). Diciamo "Alleluia" e cantiamo insieme il cantico e non diciamo "perché questo o perché quello?". Tutto infatti è stato creato per il tempo che gli conviene. (Su diverse questioni a Simpliciano I, Il, 3-22)

La grazia di Dio, che sola può dare all'uomo la salvezza, è dunque un dono gratuito che Dio elargisce ad alcuni uomini soltanto per la sua bontà: perché ad alcuni sí e ad altri no, non è lecito indagare per la mente umana e rientra solo negli imperscrutabili disegni della provvidenza divina. La predestinazione dell'uomo è quindi da Agostino esplicitamente affermata: la salvezza dipende esclusivamente da Dio e non dai meriti degli uomini; ma se esiste una predestinazione al bene, dovrà esistere anche una predestinazione al male: Agostino non lo dice esplicitamente, ma la conclusone rientra pienamente nel suo discorso. Questa conclusione pessimistica e fatalistica (che la Chiesa non accetterà, pur accogliendo gli argomenti agostiniani contro le dottrine manicheiste e pelagiane) mostrava chiaramente i pericoli insiti nel tentativo di rendere "filosoficamente" coerenti le "verità" della fede cristiana: altre vie perciò saranno, dopo Agostino, seguite dai pensatori cristiani per tentare una trascrizione filosofica delle dottrine della religione, ma alla soluzione agostiniana si rifaranno ancora nel corso dei secoli quei pensatori religiosi che metteranno l'accento sui limiti e sulla pochezza della mente umana di fronte all'onnipotenza e all'onniscienza di Dio.

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