STORIA DELLE  FILOSOFIE

CAPITOLO XI

I FONDAMENTALI PROBLEMI DELLA «FILOSOFIA CRISTIANA»

1. Verso una «filosofia cristiana»

2. Una vita per la Chiesa

3. Credere per capire e capire per credere

4. la libertà, il male e la grazia

5. La storia e il tempo

 

2. Una vita per la chiesa

Il maggior teorico del cristianesimo antico fu Agostino (354-430), nato a Tagaste, in Numidia, ed educato a Madaura e poi a Cartagine. A 19 anni, la lettura dell'Ortensio di Cicerone - un dialogo ricalcato sul Protreptico di Aristotele, un invito alla vita contemplativa ed agli studi - lo spinse a dedicarsi alla filosofia: fu questa, secondo quanto dice lo stesso Agostino, la sua prima "conversione". Dopo aver aderito per un certo tempo al manicheismo e poi allo scetticismo, dopo un periodo di insegnamento a Tagaste, a Cartagine e a Roma (373-383), a Milano nel 386 ebbe la sua seconda conversione morale e religiosa. Furono determinanti i contatti che ebbe in quella città con gli ambienti cristiani colti, imbevuti di filosofia neoplatonica, e specialmente con Ambrogio, che gli diede anche il battesimo. Recatosi quindi ad Ostia, dove gli morì la madre (uno spirito fortemente religioso, che non poco aveva influito sulla sua conversione al cristianesimo), ritornò nel 388 in Africa. Dopo un periodo di vita appartata, venne ordinato prete ad Ippona e, piú tardi, vescovo di questa città. Morí nel 430, mentre i Vandali di Genserico assediavano Ippona. Enorme fu la produzione di Agostino: dai primi scritti di ispirazione letteraria e filosofica, a quelli nei quali affronta i principali argomenti della teologia cristiana, le sue opere sono tutte legate alle necessità della chiesa della sua epoca ed alle polemiche che sorgevano al suo interno. Per questa ragione è difficile ricavare un "sistema" filosofico-teologico agostiniano, anche se è evidente nel complesso delle sue opere una organicità interna di ispirazione e di soluzioni. Al primo periodo della sua produzione appartengono i Soliloqui e Sulla vita beata, che mettono in luce l'esigenza piú sentita da Agostino, quella dell'interiorità: solo colloquiando con la propria anima, ritirandosi in se stesso e non cercando piú contatti col mondo esterno, l'uomo può intraprendere la ricerca della verità (Noli foras ire, in te ipsum redi; in interiore homine habitat veritas). Questo principio, al quale Agostino rimarrà sempre fedele, gli permetterà tra l'altro di trasformare le esperienze spirituali successivamente maturate in altrettanti problemi filosofico-teologici; allo stesso modo, le numerose polemiche che sostenne contro le varie sette ereticali gli permetteranno di elaborare quelle riflessioni sui grandi problemi teologia del cristianesimo (la grazia, il male, il senso della storia) che rimarranno fondamentali nella storia di questa religione ed alle quali si richiameranno nei secoli teologi ortodossi e non ortodossi.

Possiamo dividere in tre grandi gruppi queste opere di polemica antiereticale: contro il manicheismo, contro il donatismo, contro il pelagianesimo. Al primo gruppo appartengono Sulla Genesi contro i Manichei Contro Fausto manicheo, Contro Secondino, Sul libero arbitrio, Sulle due anime, Sul maestro, Sulla vera religione. La polemica (contro il donatismo occupò Agostino per molto tempo. Facendosi portavoce delle esigenze rigoristiche sempre fortemente presenti nel cristianesimo africano, il vescovo DONATO affermava non solo la necessità di un secondo battesimo per coloro che si erano allontanati dalla Chiesa e intendevano ritornarvi, ma, sostenendo che il potere statale non doveva avere alcuna ingerenza nell'organizzazione ecclesiastica, poneva in discussione il delicato rapporto che si andava istituendo tra potere pubblico e Chiesa. Contro il donatismo Agostino non solo scrisse, tra l'altro, Sul battesimo, Sull'unità della Chiesa, Contro la lettera di Parmeniano, Contro Gaudenzio, ma dovette impegnarsi in una intensa attività episcopale che culminò in una famosa conferenza (tenuta a Cartagine nel 411 dinanzi a numerosi vescovi cattolici e donatisti), che sancí la fine dell'eresia. Ma l'attività che piú impegnò Agostino, ed alla quale sono legate le sue piú importanti riflessioni in campo morale e teologico, fu la polemica contro Pelagio ed i Pelagiani; tra i numerosi scritti su: questi argomenti ricordiamo Sulla natura e sulla grazia, Sulla grazia di Cristo e sul peccato originale, Sull'anima e sulla sua origine, Contro Giuliano, Sulla grazia e sul libero arbitrio, Sulla predestinazione dei santi, Sul dono della perseveranza.

Legati sempre a queste polemiche, ma ispirati anche ai temi centrali della sua attività pastorale e della sua speculazione, sono alcune delle ultime opere di Agostino, tra le quali le piú importanti sono Sulla Trinità, che costituisce il maggior tentativo dell'antica teologia cristiana di risolvere questo problema sulla base della analogia con l'anima umana, e nella quale sono pure presenti le tracce di una polemica antiariana; le Confessioni, uno scritto molto composito in cui Agostino attraverso la narrazione delle vicende della sua crisi spirituale, dall'adesione al manicheismo fino alla conversione al cristianesimo, teorizza le tappe della ricerca e della conquista della verità, oltre a trattare temi piú generali (per esempio il tempo, la cui analisi occupa il X libro) ed a commentare alcuni capitoli del Genesi seguendo il classico metodo allegorico. Un'opera fondamentale, che costituisce il primo tentativo cristiano di elaborare una "filosofia della storia", interpretando teleologicamente la storia passata di Roma ed il tragico presente, è Sulla città di Dio; infine le Ritrattazioni (composte nel 427) passano in rassegna le opere composte fino ad allora (e perciò costituiscono un'importante traccia per determinare la cronologia delle opere agostiniane), correggendone alcune impostazioni e condannando quelle posizioni che l'autore non condivideva piú.

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