STORIA DELLE  FILOSOFIE

CAPITOLO X

CRISTIANESIMO E FILOSOFIA SINO AL V SECOLO D.C.

1. I cristirni tra ebraismo e filosofia-romana

2. Il costituirsi delle dottrine cristiane

3. La scuola cristiana di Alessandria

4. L'ultima filosofia «pagana»

 

3. La scuola cristiana di Alessandria

Sulla costituzione del pensiero cristiano dei primi secoli influì anche un movimento religioso-filosofico molto vario e complesso, lo gnosticismo (del greco gnosis= conoscenza). Esso fu considerato per molto tempo come il tipico prodotto dell'incontro tra gli ambienti di tradizione greco-romana e la nuova religione cristiana. Fu interpretato quindi alla luce di quell'atteggiamento sincretistico che contraddistinse anche certi settori culturali dei primi secoli dell'era volgare. Oggi si tende a vedere nello gnosticismo un movimento molto più vasto e ampio, che affonda le sue radici fin nel primo secolo a.C. e che si esprime in una area culturale che va dalla Persia al bacino mediterraneo ellenistico-romano, risentendo così degli apporti non solo delle filosofie di questo periodo, ma anche delle religioni assiro-babilonesi, egizie, cristiane. Scoperta fondamentale per la comprensione dello gnosticismo fu un rinvenimento, avvenuto nel 1945, di una biblioteca di scritti gnostici nell'Alto Egitto; fino ad allora, le dottrine gnostiche erano conosciute quasi esclusivamente attraverso le opere polemiche degli scrittori cristiani, specialmente S. Ireneo (nato tra il 140 e il 150).
Per il suo carattere di estrema complessità, non è possibile qui tracciare un quadro delle dottrine dello gnosticismo e dei suoi rapporti e contrasti con le dottrine cristiane; ci limiteremo perciò ad accennare alle idee fondamentali da esso espresse. L'ispirazione fondamentale è senza dubbio platonico-religiosa: una dualità di mondi, materiale e spirituale, la cui distanza non può essere colmata. Il passaggio dal mondo spirituale al mondo materiale, che rappresenta sempre una "caduta" dello spirito, e quindi il problema etico del male, inteso come una caratteristica connaturata alla realtà materiale, sono trasportati dagli gnostici in un orizzonte cosmologico, le cui interne connessioni vengono descritte con una trama di rapporti estremamente complicati. Valentino (II metà del II secolo), capo di una scuola molto fiorente ad Alessandria e a Roma, sostenne che il plèroma (= l'essere nella sua pienezza) consta di una serie di eoni, o enti, disposti gerarchicamente a coppie, dai quali si generano tutti gli aspetti dell'universo, fino alla materia, generata inconsapevolmente dall'ultimo eone. Cristo, invece, è un eone soltanto spirituale, la cui corporeità è apparente, come apparente fu la sua sofferenza e la sua morte sulla croce: questa dottrina - che fu dichiarata eretica dalla Chiesa - prese il nome di docetismo (dal greco dokèin apparire, sembrare).
Di ispirazione originariamente platonica e medioplatonica è anche la distinzione che gli gnostici fanno dell'umanità in tre tipi fondamentali, gli ilici (da hyle= materia) o materiali, che sono la maggioranza, gli psichici o semplici fedeli, e gli pneumatici, cioè gli gnostici, gli eletti. L'idea essenziale è infatti che solo la conoscenza - una conoscenza rivelata - può redimere gli uomini dal male; e gli uomini che conoscono fanno parte di un mondo superiore contrapposto a quello terreno, dal quale bisogna liberarsi.

Il compimento supremo si avrà quando tutto ciò che è spirituale (cioè gli uomini pneumatici che posseggono la perfetta conoscenza di Dio) sia stato formato e reso perfetto con la gnosi. Gli "iniziati ai misteri " sono loro stessi.
(Valentino in S. Ireneo, Contro gli eretici I,1)

Tra gli altri gnostici, sempre nel II secolo, ricordiamo TOLOMEO, BASILIDE, MARCIONE (che propugnò una visione estremamente rigida ed ascetica della vita) ed EPIFANE (che sostenne una specie di comunismo che doveva ripristinare la comunanza ed il libero amore progettati da Dio e distrutti dalle leggi inique ed ipocrite degli uomini).
La prima vera e propria scuola di dottrina cristiana fu quella di Alessandria; i suoi rappresentanti più illustri, Clemente ed Origene. Tito Flavio Clemente (150-215 circa), chiamato Clemente Alessandrino, fu a capo della scuola dal 200 circa; la sua importanza è nell'avere formulato esplicitamente la possibilità dell'accordo tra religione e filosofia. Le sue opere più importanti sono il Protreptico, il Pedagogo e gli Stròmata (letteralmente, "tappeti": cioè raccolte di dottrine e di commenti filosofici). Clemente afferma non solo che il cristianesimo è la naturale conclusione ed il naturale inveramento degli sforzi speculativi dei filosofi greci, ma che le stesse filosofie greche derivano da una "filosofia" molto più antica, che è la filosofia ebraica, dettata agli uomini dallo stesso Dio. Tutti i filosofi greci non hanno fatto altro che appropriarsi di parte dell'antica vera filosofia ebraica, presentandola come propria: così, per esempio, Platone non è che l'imitatore di Mosè.

I Greci, infatti, avendo indubbiamente ricevuto talune scintille del Verbo divino, anche se hanno fatto sentire solo pochi accenni della Verità, testimoniano la potenza di essa che non è stata nascosta; ma insieme, d'altra parte, rivelano la propria debolezza, perché non giunsero fino al termine. (Protreptico, c. 57)

Naturalmente, mentre sosteneva la tesi di una verità che si esprime a tratti nelle dottrine dei pagani per trovare la sua piena e completa estrinsecazione soltanto nel cristianesimo, Clemente poi attaccava a fondo la religione ed i culti pagani, tacciandoli di empietà e di superstizione, nonché di immoralità.
Più importante da un punto di vista teoretico è l'opera di Origene (185-254). A soli diciotto anni fu chiamato a dirigere la scuola catechetica di Alessandria, quando Clemente se ne allontanò, ed in quella città approfondì la sua formazione filosofica e religiosa, frequentando le lezioni di Ammonio Sacca e leggendo soprattutto Platone e Numenio. Viaggiò molto: fu a Roma, in Palestina, ad Antiochia, in Arabia; imprigionato durante la persecuzione di Decio, morì in seguito alle torture subite. Scrisse moltissimo, commentando quasi tutti i libri dell'Antico e del Nuovo Testamento, ma molte sue opere sono andate perdute in seguito alla condanna di eresia che la Chiesa pronunciò su alcune sue dottrine; ricordiamo i suoi libri Contro Gelso, un filosofo platonico che aveva attaccato i principali dogmi del cristianesimo, e l'opera Sui principi, che costituisce un tentativo di elaborare sistematicamente tutta la dottrina cristiana.
Due sono le dottrine più caratteristiche di Origene, quella riguardante l'interpretazione della Scrittura, e quella della creazione. Premesso che tutta la Scrittura (Antico e Nuovo Testamento) si presenta come un che di profondamente unitario, sia da un punto di vista teoretico, sia da un punto di vista etico, perché unica è l'ispirazione divina per tutto il testo biblico, Origene distingue poi un triplice senso della Bibbia, somatico (cioè letterale, storico-grammaticale), psichico (cioè morale) e pneumatico (cioè allegorico e mistico), perché - platonicamente - triplice è la natura dell'uomo a cui Dio parla.

Dunque è necessario che i concetti delle Sante Scritture si iscrivano nella propria anima in modo triplice, affinché il più semplice fedele sia edificato per così dire dalla carne della Scrittura (questo è il nome che diamo al senso letterale); quello invece che è progredito alquanto sia edificato per così dire dall'anima della Scrittura; il perfetto sia edificato dalla legge spirituale. Come infatti l'uomo è composto di corpo, anima e spirito, allo stesso modo è la Scrittura, concessa da Dio all'uomo per donare la salvezza. (Sui Principi IV,2,4)

Le dottrine origeniane sulla creazione, sull'anima e sulla prescienza divina rappresentano il più geniale sforzo che il pensiero cristiano delle origini abbia compiuto per fondere esigenze filosofiche - essenzialmente platoniche - e verità cristiane; per questa ragione esse furono condannate come eretiche intorno al 231. Origene comincia con l'individuare esattamente i termini del problema:

Gli avversari sono soliti muoverci questa obiezione: se il mondo è cominciato nel tempo, che cosa faceva Dio prima che il mondo incominciasse? [Non è possibile infatti che per un certo tempo Dio sia rimasto ozioso ed inerte]. A questa obiezione risponderemo con coerenza dicendo che Dio non cominciò ad operare quando fece questo mondo visibile, poiché noi crediamo che prima di questo ce ne siano stati altri, così come dopo la distruzione di questo ne esisterà un altro.
(Sui principi III,5,3)

La creazione del mondo è quindi un atto eterno: il mondo attuale deriva da altri precedenti, ed altri mondi seguiranno a questo, all'infinito; con questa teoria della creazione eterna, Origene credeva di conciliare la dottrina religiosa della creazione con quella filosofica dell'eternità del mondo. Ed anche le anime, come voleva Platone, attraversano le fasi di questa vicenda eterna: create in origine come pure menti, puri spiriti, esse in seguito peccarono e divennero demoni; quelle che non avevano peccato tanto da diventare demoni furono rinchiuse nel carcere del corpo.

E allora Dio fece il mondo attuale e legò per castigo l'anima al corpo... Se così non fosse, se cioè le anime non preesistessero, per quale motivo troveremmo ciechi tra neonati che non hanno peccato e altri invece generati senza alcun male?
(Sui principi I,8,1)

Tra gli esseri razionali che avevano peccato e per questo erano decaduti dalla condizione originaria, alcuni furono gettati nei corpi per un castigo proporzionato ai proprio peccato; e quindi, nuovamente purificati, saranno ricondotti nella loro condizione originaria... Quindi saranno di nuovo, per castigo, rimandati nei corpi una seconda, una terza e parecchie altre volte; perciò è evidente che parecchi mondi sono esistiti ed esisteranno. (Sui principi II,8,3)

Questa vicenda cosmica, chiaramente ispirata al platonismo, ha un termine nella salvezza di tutte le anime, anche dei demoni, ai quali pure è data la possibilità di redimersi. E questa la famosa dottrina origeniana dell'apokatàstasis pànton (= restaurazione, salvezza di tutti gli esseri); ma l'apocatastasi non è il termine ultimo, bensì solo una conclusione temporanea, dopo la quale ricomincerà la vicenda eterna:

E pertanto, siccome l'anima è immortale ed eterna, questa è la nostra opinione: è possibile che attraverso gli spazi immensi e i secoli infiniti essa discenda dal supremo vertice del bene al fondo del male, e poi ritorni dal profondo del male al sommo limite del bene. (Sui principi III, 1,22)

Le dottrine di Origene, per la coerenza delle loro impostazioni e conclusioni, per lo sforzo di conciliare armonicamente filosofia e religione, per le intuizioni teologiche a volte profonde - come per esempio sulla Trinità -, anche se condannate in parte dalla Chiesa, ebbero un'influenza notevole sulle sistemazioni teologiche successive e su tutta la tradizione culturale cristiana fino al Medioevo.

dietro - avanti

inizio capitolo


Indice