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CAPITOLO X CRISTIANESIMO E FILOSOFIA SINO AL V SECOLO D.C. |
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1. I cristirni tra ebraismo e filosofia-romana 2. Il costituirsi delle dottrine cristiane 3. La scuola cristiana di Alessandria 4. L'ultima filosofia «pagana»
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1. I cristiani tra ebraismo e filosofia ellenistico-romana
Nel capitolo VIII abbiamo parlato dell'atmosfera culturale e spirituale che aveva caratterizzato il I secolo a.C. e i primi secoli dell'era volgare: era un'atmosfera che si traduceva non solo nelle teorizzazioni delle "filosofie" di quel periodo caratterizzandole nei modi che abbiamo visto, ma anche al livello della sensibilità e della spiritualità popolari, determinandole a forme sempre più accentuate di misticismo, di irrazionalismo, di religiosità più o meno superstiziosa, di culturalità misteriche. Era un'atmosfera comunque che trovava il suo alimento, fondamentalmente, nel senso di insicurezza economica, sociale e politica che si andava diffondendo in tutte le regioni dell'impero romano a partire dal II secolo d.C. In questa stessa atmosfera, della quale era al tempo stesso prodotto ed interprete, si viene sviluppando la nuova religione del cristianesimo. Non è questa, naturalmente, la sede per delineare le caratteristiche della dottrina cristiana a partire dalla predicazione di Gesù, il Cristo (da christòs= l'unto, il consacrato, e quindi il Messia, l'inviato da Dio): il significato e la finalità di questa dottrina sono infatti di tipo esclusivamente religioso e non filosofico. Ben presto tuttavia essa entra a far parte della cultura filosofica ellenistico-romana principalmente per due ordini di motivi: la necessità di misurarsi con l'enorme bagaglio culturale che quella tradizione rappresentava, e la necessità di caratterizzare e definire meglio i confini ed i significati della nuova dottrina non solo rispetto alle culture contemporanee, ma anche rispetto alle altre religioni, in primo luogo quella ebraica. E' chiaro che questo raffronto e questa caratterizzazione avvennero,
da parte degli scrittori cristiani, in un processo che non fu affatto
lineare, ma che, come tutti i processi storici, conobbe fasi alterne attraverso
le quali si venne delineando ed affermando la dottrina ortodossa. In questo
suo evolversi, il cristianesimo non può non venire preso in considerazione
che dallo studioso di storia della filosofia proprio per il peso che esso
esercitò sulla formazione di culture diverse, di diverse visioni
del mondo, di diverse filosofie; ed è appunto da questo punto di
vista che sarà qui esaminato.
La "Legge" mosaica, la "parola" di Dio agli uomini,
viene ora sostituita dalla "Grazia" di Cristo, un "dono"
gratuito di Dio agli uomini, che deriva unicamente dalla sua bontà
e dal suo amore per gli uomini, indipendentemente dai loro meriti e dalle
loro opere, e che è la ricompensa salvifica della loro "fede":
sarà questa un'idea cardine della religione cristiana, che assumerà
un grande rilievo ed una grande importanza anche in epoche successive,
ed in autori diversi, come in Agostino, nel V secolo, ed in Martin Lutero
e nelle religioni protestanti, a partire dal Rinascimento.
L'altro piano sul quale si andava caratterizzando il cristianesimo fu,
come abbiamo accennato, quello del rapporto con la cultura ellenistico-romana.
Gli scrittori cristiani che si posero questo problema furono chiamati
Apologeti (perché le loro opere si proponevano di difendere
la nuova dottrina dalle accuse di ordine morale o di ordine intellettuale
mossele da ambienti "pagani", ed anche da ambienti giudaici),
o anche Padri della Chiesa (perché con i loro scritti e con le
loro opere contribuirono a definire i fondamenti dottrinali della nuova
religione e a dare una prima organizzazione ai fedeli, la Chiesa, appunto.
Altri studiosi ritengono invece che la patristica inizi qualche
secolo dopo, praticamente con S. Agostino). L'Apologetica e la Patristica
cristiane assunsero però fin dall'inizio aspetti opposti: da un
lato si venne definendo una corrente "conciliante", tendente
a vedere nel cristianesimo l'espressione ultima e perfetta di un corpo
di dottrine che anche tra i pagani (specialmente Socrate, Platone, gli
Stoici) avevano conosciuto delle prime affermazioni, e quindi il cristianesimo
come la "vera filosofia"; dall'altro lato si affermò
una corrente "intransigente", che vedeva in tutta la cultura
"pagana" una tradizione da rifiutare in blocco per poter intendere
la verità e la novità della nuova parola, una corrente che
affermava quindi il cristianesimo l'unica "vera filosofia" ma
proprio perché criticava e respingeva la "filosofia"
che l'aveva preceduta. L'una e l'altra corrente erano, comunque, il segno
del diffondersi del cristianesimo al di fuori delle ristrette cerchie
di fedeli in genere appartenenti alle classi più umili della società,
conquistate dalla parola e dalla speranza di riscatto contenute nella
nuova religione. L'adesione al cristianesimo anche di classi più
elevate e dei ceti colti della società comportava necessariamente
il bisogno di misurarsi con le ideologie e le filosofie che erano state
fino ad allora il supporto culturale di quelle classi e di quei ceti;
così come comportava pure l'acquisizione dei temi e delle problematiche
caratteristiche della speculazione corrente (platonismo, neopitagorismo,
aristotelismo, stoicismo), la si accettasse o la si rifiutasse. |
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