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CAPITOLO VIII DALLA FILOSOFIA ALLA CULTURA FILOSOFICA |
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2. Dall'atteggiamento critico all'indifferenza e al disimpegno 3. Cercare moderatamente la felicità nel proprio giardino 4. Il mondo e l'uomo non possono essere altri da quelli che sono 5. ...Ma solo l'uomo può costruire il significato del mondo |
5.
...ma solo l'uomo può costruire il significato del mondo
Molto piú originale ed importante è la dottrina logica degli Stoici questi anzi introdussero per primi il termine "logica", dandovi il senso che ancora noi oggi gli diamo; ritenevano infatti insufficiente e troppo restrittivo il termine "analitica" usato da Aristotele. Anche per gli Stoici, come per Aristotele, I'anima è il principio del movimento e della conoscenza; ma, a differenza di quanto sostenuto dallo Stagirita, essa è completamente corporea ed è come un "soffio caldo" che è diffuso per tutto il corpo:
Non tutti gli Stoici ebbero la stessa dottrina dell'anima: alcuni sostennero l'unità e l'immortalità - fino alla conflagrazione - dell'anima, altri la distinsero in parti e ne analizzarono le funzioni. Comunque, in generale, per gli Stoici è nell'anima e nelle sue impressioni sensibili che inizia il processo della conoscenza solo che, a differenza degli Epicurei che avevano ristretto esclusivamente al mondo della sensibilità la validità ed il criterio della conoscenza, gli Stoici analizzarono acutamente le funzioni ed il meccanismo delle connessioni logiche che agiscono sul mondo immediato dei sensi e delle sensazioni. In questo campo, mutuando alcuni concetti da Aristotele, introducendone altri originali, essi giunsero all'elaborazione di una "logica proposizionale" che rimarrà per secoli un modello importante e che ancora oggi interessa gli studiosi contemporanei di logica. Scomponendo il linguaggio nei suoi elementi costitutivi, gli Stoici distinguono la voce dalla parola e dal discorso:
Se è vero dunque che il rapporto immediato con la realtà
quello è della sensazione, il processo della conoscenza può
iniziare soltanto quando organizziamo la sensazione con il pensiero costruendo
un discorso. Altro è, per esempio, emettere un'esclamazione di
dolore (voce), o indicare l'oggetto che ci ha prodotto dolore (parola),
altro è riconoscerlo come causa del nostro dolore (discorso): è
solo a partire dal discorso che inizia il processo di "comprensione"
della sensazione. La "rappresentazione" (phantasia) è
l'impressione immediata che si verifica nell'anima, è un "mutamento"
che avviene nell'anima originato da un oggetto esterno e secondo le modalità
proprie di questo; ma la rappresentazione diviene - nell'uomo - subito
oggetto del pensiero, che se ne appropria inquadrandola nel suo proprio
modo di funzionare, cioè nelle connessioni e nei legami che instaura
con le altre rappresentazioni. L'appropriazione della rappresentazione
da parte del pensiero avviene essenzialmente in alcune forme che possono
venire cosí riassunte: l'incontro con l'oggetto, cioè
l'apprensione cosciente e logica dell'oggetto della sensibilità;
la somiglianza, il rapporto che si istaura con un oggetto diverso
da quello immediato della sensazione, come per esempio Socrate a partire
da un'immagine dipinta di Socrate; l'analogia, che può essere
accrescitiva quando dalla rappresentazione di Socrate giungiamo a quella
del Ciclope, o diminutiva quando giungiamo a quella del Pigmeo; la trasposizione,
come quando dipingiamo, per esempio, gli occhi al di sotto del naso; la
composizione, che si ha quando pensiamo, per esempio, all'ippocentauro;
la contrarietà, come quando osservando il vivente pensiamo
alla morte. Anche per gli Stoici, dunque, come per Aristotele, l'elemento fondamentale della comprensione e della scienza è il giudizio, cioè la trama delle connessioni logiche e razionali che l'uomo costruisce sul mondo; ma, molto piú di Aristotele, gli Stoici sono coscienti che il discorso è una "costruzione logica" dell'uomo che sta tra l'uomo e la realtà oggettiva ed a lui esterna. Essi distinguono, infatti, nella conoscenza,
Questa distinzione fondamentale di tre piani, quello delle cose, quello del linguaggio che rinvia alle cose, e quello del significato delle cose, rompeva una tradizione fortemente radicata nel pensiero greco, fino ad Aristotele incluso, che concepiva una corrispondenza immediata tra linguaggio e realtà oggettiva. Per gli Stoici, il piano piú importante nel processo della conoscenza era il piano dei significati, senza il quale non è possibile "agganciare" la realtà, cioè comprenderla: un barbaro, per esempio, che senta parlare un greco, pur ascoltando la sua voce, pur impadronendosi cioè del piano dei significati e pur rappresentandosi lo stesso piano del ciò che è, della realtà, non comprenderà il suo discorso, cioè non si approprierà del piano dei significati. E questo è appunto quello che gli uomini costruiscono col pensiero e nel quale soltanto possono risiedere la verità e l'errore: i significati, infatti, come le cose, non sono né veri né falsi; mentre i giudizi con i quali costruiamo il mondo dei significati sono appunto gli strumenti razionali con i quali determiniamo il vero e il falso, gli strumenti quindi della nostra comprensione della realtà e della nostra scienza. Sul piano dei giudizi si colloca cosí la possibilità di costruire discorsi veri connettivi delle nostre rappresentazioni. Senonché gli elementi fondamentali del giudizio non sono piú, come per Aristotele, i termini o concetti, bensí le proposizioni, perciò la logica stoica sarà chiamata "logica proposizionale". Le proposizioni possono essere semplici, del tipo "è giorno", "è notte", "Socrate discute" e cosí via, o complesse, del tipo "se è giorno, c'è luce", "se è notte, ci sono le tenebre", "o è giorno o è notte". Acquistano quindi una grande importanza, nella connessione delle proposizioni, i termini "se" e "poiché":
Il ragionamento, nella sua forma piú semplice, è allora costituito
Formalizzando, si può scrivere: "se p, allora q;
p; allora q". Come per Aristotele, il ragionamento
è valido quando rispetta questo schema, ma non per ciò stesso
è vero, cioè dimostrativo di una verità. Senonché,
Aristotele usava termini come "uomo" "mortale", "animale",
esprimenti concetti universali e rispecchianti l'essenziale struttura
ontologica della realtà stessa, e quindi nel suo ragionamento
per sillogismi si limitava a dare la struttura logica ad un complesso
di conoscenze già empiricamente acquisite e a garantire quindi
la loro organizzazione nel sistema del sapere. Gli Stoici invece pretendono
con i loro ragionamenti non solo di costruire un piano di significati
veri e non solo validi, ma anche, proprio grazie alle dimostrazioni fondate
sulla struttura proposizionale, di estendere il piano della verità,
e cioè di scoprire nelle conclusioni qualcosa che non era già
implicito nelle premesse.
Gli Stoici ebbero coscienza della novità della propria logica e la difesero non solo contro Epicurei, Scettici ed Accademici, che attaccavano sia la struttura proposizionale sia la possibilità di stabilire un qualsiasi criterio di verità nel linguaggio e nel discorso scientifico, ma anche contro gli aristotelici, sottolineando contro questi proprio il carattere di apertura e di accrescimento della conoscenza che la loro logica permetteva e quella aristotelica no. Elaborarono a questo proposito un'interessante dottrina: la teoria del segno, come garanzia della pensabilità della realtà.
Il segno è quindi non soltanto una connessione valida che va dal vero al vero e che in fondo non costituisce altro che una connessione tra due proposizioni che si rivelano per propria evidenza; così per esempio, la connessione valida "se c'è giorno, c'è luce" va dalla proposizione vera "ma è giorno" alla proposizione vera "c'è luce". Comunque, in questo caso, I'antecedente non contiene in sé nulla che sia segno del conseguente, perché come "è giorno" si rivela di per sé, cosí anche "c'è luce" si rivela per propria evidenza. Il segno, invece,
La differenza, dunque, tra l'uomo e gli altri animali non sta nella capacità
di articolare suoni, perché anche molti animali posseggono questa
capacità, né sta nella facoltà di avere rappresentazioni,
perché anche gli animali posseggono rappresentazioni, bensí
proprio nella capacità - che è solo dell'uomo - di connettere
le rappresentazioni costruendo quel mondo artificiale di segni e di significati
che è l'espressione piú originale del modo tutto particolare
con cui l'animale uomo si rapporta alla natura. |
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