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CAPITOLO VII LE TECNICHE DEL SAPERE: FILOSOFIA, NATURA E SOCIETA' |
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2. L'ultima figura della Grecia classica 4. Distinguere e non sapere, se si vuol filosofare 5. Anatomia e fisiologia del discorso 6. Dalla sensazione all conoscenza 9. Dal mondo delle stelle al mondo degli animali 10. Il problema dell'uomo pensante |
9.
Dal mondo delle stelle al mondo degli animali
La conoscenza del mondo si articolava dunque per Aristotele in un sistema che comprendeva dio, come motore immobile e atto puro, tutti i fenomeni celesti e sublunari, le manifestazioni della vita vegetale ed animale. Il principio generale, che informa tutta la natura, e che serve all'uomo per capire la natura, e l'assenza del caso e la presenza di un fine in ogni manifestazione ed in ogni fenomeno della realtà:
La scienza, dunque, come conoscenza delle cause, e in primo luogo di quella finale, del "perché" delle cose; il principio dell'induzione, e cioè del passaggio dalla esperienza diretta alla spiegazione dell'esperienza; La costruzione di un ordine del sapere che si costituisce in base all' individuazione delle "essenze" eterne di ogni fenomeno e di ogni cosa; l'uso, in questa costruzione, della scienza dimostrativa basata sulle sue precise regole logiche: sono queste le caratteristiche del "sapere" aristotelico. Restano ora da chiarire alcuni punti: 1) l'esperienza su cui si basa Aristotele è fondamentalmente diversa dal concetto moderno di "esperimento": questo esige un intervento dell'osservatore, che prepara le condizioni ed organizza i vari momenti del verificarsi di un fenomeno, prodotto artificialmente; l'esperimento è dunque una "domanda" che lo scienziato pone alla natura, e le cui risposte servono a dar ragione o torto alla sua ipotesi, mentre l'esperienza aristotelica è la semplice osservazione sensibile, empirica, del fenomeno; 2) nell'esperienza Aristotele vuol trovare la conferma dei principi e delle cause della scienza: questo lo porta spesso a due conseguenze in apparenza contraddittorie fra loro: da un lato, ad una sopravvalutazione dell'osservazione sensibile, per cui, per rimanere aderente all'esperienza, spesso Aristotele incorre in alcuni "errori" derivanti dalla semplicistica accettazione dell'esperienza stessa (come per esempio nella teoria dei luoghi naturali e del vuoto), e dall'altro lato lo porta ad una "costrizione" dell'esperienza in uno schema prefissato (come per esempio nella determinazione delle funzioni del cuore e del cervello). Anche per queste due ragioni la scienza di Aristotele si presenta ancora come una sintesi di due aspetti contrastanti: l'empiricità ed il platonismo. Nel campo dell'astronomia, Aristotele ritiene, come abbiamo visto, l'universo
finito. Al centro, la terra; intorno alla terra si muovono gli astri,
corpi divini - come voleva Platone - contenuti in sfere concentriche.
Queste sfere celesti si muovono di movimenti diversi, e dal loro
movimento deriva quello degli astri che si trovano sulla loro superficie
e che noi possiamo osservare e studiare. Il modello astronomico cui si
riferisce Aristotele è quello del grande matematico e astronomo
Eudosso di Cnido (su cui vedi capitolo IX); ma a differenza di questo,
che si serviva esclusivamente di modelli matematici, Aristotele sostanzializza
le sfere, che per lui sono dei corpi celesti, composti cioè
di etere, del quinto elemento. Ma ogni mosso richiede un motore ad esso
esterno, come già sappiamo, in una seriazione che non può
andare all'infinito: le sfere sono mosse, dunque, da motori immobili incorporei
che sono come delle intelligenze divine dipendenti dal primo motore immobile.
Al limite esterno di quest'universo finito, c'è la sfera delle
stelle fisse anch'essa materiale, formata di etere, e dipendente
dal motore immobile. Aristotele impostò scientificamente il problema della classificazione degli animali, dell'anatomia comparata, della relazione tra organo e funzione, del rapporto tra habitat e organizzazione biologica degli animali. Anche se le scienze biologiche moderne hanno abbandonato alcuni suoi principi fondamentali, come la primarietà della funzione sull'organo, la superiorità del maschio sulla femmina, la "normalità" naturale della specie umana e quindi un certo antropocentrismo nello studio dell'anatomia comparata, le ricerche dello Stagirita rappresentano il punto più alto della scienza biologica in Grecia. In questo campo Aristotele seppe realizzare concretamente quel legame tra esperienza e ragionamento, che costituisce la condizione indispensabile della scienza. E, nonostante la sua concezione finalistica, seppe attuare concretamente nella ricerca lo spirito scientifico che non si preclude nessun campo, in ogni campo sa scorgere motivo di interesse, ed in ogni campo afferma sempre la "bellezza" della ricerca in quanto tale:
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dietro - avanti |
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