STORIA DELLE  FILOSOFIE

CAPITOLO VII

LE TECNICHE DEL SAPERE: FILOSOFIA, NATURA E SOCIETA'

1. Il filosofo e la scuola

2. L'ultima figura della Grecia classica

3. Una questione complessa

4. Distinguere e non sapere, se si vuol filosofare

5. Anatomia e fisiologia del discorso

6. Dalla sensazione all conoscenza

7. La scienza per eccellenza

8. Una fisica dell'immobile

9. Dal mondo delle stelle al mondo degli animali

10. Il problema dell'uomo pensante

11. Solo il filosofo basta a se stesso

12. La città, gli schiavi e il filosofo

3. Una questione complessa

La questione delle opere di Aristotele e molto complessa: si può dire che di Aristotele non ci rimane nessun'opera, nel senso che non ce ne è stata tramandata nessuna nella forma in cui il filosofo la scrisse e la pubblico. Una buona parte dei suoi scritti è andata perduta, e si trattava di opere in forma dialogica redatte molto probabilmente durante il suo soggiorno all'Accademia: di questi dialoghi aristotelici ci rimangono solo pochi frammenti, dai quali tuttavia è possibile desumere non tanto una fedeltà formale - l'uso del dialogo - al maestro (i dialoghi aristotelici dovettero essere non del tipo di quelli "drammatici" di Platone, bensì del tipo degli ultimi dialoghi platonici, con lunghe esposizioni dottrinali più che con scambi di battute), quanto anche una sua fedeltà ad alcune tesi fondamentali del platonismo, come per esempio quelle sull'anima, anche se trattate in maniera originale. Questi suoi scritti furono chiamati essoterici (da ex = fuori), cioè destinati al pubblico, ad un pubblico più vasto dei frequentatori della scuola, e distinti dagli altri chiamati esoterici (da es = dentro), e cioè destinati solo agli allievi, cioè redatti per l'uso interno della scuola. Sono questi ultimi scritti, appunto, quelli giunti fino a noi; essi non hanno un carattere organico né furono rivisti e organizzati da Aristotele per la pubblicazione: si tratta insomma di una serie di appunti, di note, di schemi preparati per le lezioni che il filosofo teneva nel Liceo, o sono addirittura appunti presi da discepoli alle sue lezioni.
Comunque, la distinzione tra opere essoteriche ed opere esoteriche non sta affatto a significare una dualità di dottrine professata da Aristotele, una per il grande pubblico ed una per il pubblico ristretto dei suoi scolari, come pure è stato sostenuto. Aristotele non aveva alcuna dottrina "segreta" da comunicare all'interno della sua scuola, e le differenze formali e dottrinali tra i due gruppi di opere sono dovute ad altre ragioni, come fra poco vedremo.

La storia di come il corpus aristotelicum, cioè l'insieme di tutte le sue opere, sia giunto fino a noi è abbastanza incerta e complicata. Sembra che Aristotele abbia lasciato i suoi scritti in eredità a Teofrasto e questi, a sua volta, a Neleo, figlio di un discepolo di Aristotele al tempo di Asso. Neleo, per non far cadere il corpus nelle mani del re di Pergamo, lo nascose in una cantina nella città di Skepsi, dove rimane fino al 133. Intorno al 100, gli eredi di Neleo avrebbero venduto gli scritti ad un libraio, che li portò ad Atene. Qui le opere di Aristotele, che per tutto questo tempo sarebbero rimaste sconosciute, sarebbero di nuovo tornate in circolazione e quindi studiate, finché nell'86 tutto il corpus aristotelicum sarebbe stato requisito, da Silla, che l'avrebbe portato a Roma. A Roma il corpus fu ordinato, intorno alla metà del I secolo a.C., da Andronico di Rodi secondo un criterio di affinità degli argomenti delle singole opere, senza tener conto dunque dell'ordine cronologico col quale le singole opere erano state composte. L'ordine dato da Andronico agli scritti aristotelici è appunto quello che si è conservato fino a noi, ed è il seguente:
1) "scritti di logica": Organon, che comprende sei opere: Categorie, Dell'interpretazione, Analitici primi, Analitici secondi, Topici, Confutazioni sofistiche;
2) "scritti di fisica": Fisica, Del cielo, Generazione e corruzione, Meteorologia, Ricerche sugli animali, Parti degli animali, Sul movimento degli animali, Sull'incedere degli animali, Generazione degli animali, L'anima, Piccoli trattati naturali (che comprendono: Del senso e dei sensibili, Memoria e reminiscenza, Del sonno e della veglia, I sogni, La divinazione nel sonno, Della lunghezza e brevità della vita, Giovinezza e vecchiaia, Sulla respirazione, Vita e monte: gli ultimi tre titoli sono anche citati come una sola opera);
3) "scritti di filosofia prima, o scritti di metafisica": Metafisica. Questo titolo non è aristotelico, ma fu dato da Andronico a queste opere di filosofia prima, solo perchè erano disposte "dopo i libri difisica" (in greco: metà tà physikà);
4) "scritti di morale e di politica": Etica ad Eudemo, Etica a Nicomaco, Grande etica, Politica, Costituzione degli Ateniesi;
5) "scritti di retorica e di poetica": Retorica, Poetica.

E' molto difficile stabilire L'ordine cronologico nel quale Aristotele compose i suoi scritti; le fonti antiche nulla ci dicono a questo proposito; possiamo comunque abbozzare il seguente schema, restando fermo che è un prospetto che ha solo un carattere indicativo e di massima:
1) dal 367 al 347, nel periodo cioè in cui Aristotele frequentò l'Accademia, furono composti i dialoghi, parte delle opere di metafisica, furono elaborate le teorie di logica, del linguaggio, di retorica e di poetica, fu abbozzata probabilmente la fisica;
2) dal 347 al 345 e dal 345 al 343, durante la permanenza cioè ad Asso e a Mitilene, furono composte probabilmente la maggior parte delle opere di biologia;
3) dal 335 al 323, cioè durante il periodo d'insegnamento al Liceo, Aristotele elaborò le sue maggiori opere filosofiche (una buona parte della Metafisica), etiche e psicologiche, e risistemò le sue osservazioni, ritornando probabilmente sui temi di biologia, di zoologia e di embriologia.

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