STORIA DELLE  FILOSOFIE

CAPITOLO VII

LE TECNICHE DEL SAPERE: FILOSOFIA, NATURA E SOCIETA'

1. Il filosofo e la scuola

2. L'ultima figura della Grecia classica

3. Una questione complessa

4. Distinguere e non sapere, se si vuol filosofare

5. Anatomia e fisiologia del discorso

6. Dalla sensazione all conoscenza

7. La scienza per eccellenza

8. Una fisica dell'immobile

9. Dal mondo delle stelle al mondo degli animali

10. Il problema dell'uomo pensante

11. Solo il filosofo basta a se stesso

12. La città, gli schiavi e il filosofo

2. L'ultima figura della Grecia classica

Aristotele nasce a Stagira, nella penisola Calcidica, nel 384 a.C., da una famiglia di medici: suo padre Nicomaco era medico alla corte del re di Macedonia. A diciassette anni si reca ad Atene, ed entra nell'Accademia contemporaneamente al grande matematico ed astronomo Eudosso di Cnido: siamo nel 367, al tempo del secondo viaggio di Platone a Siracusa, e nelle discussioni che si svolgono all'Accademia ben presto assume un ruolo importante e primeggia proprio Eudosso. Nell'Accademia Aristotele resta per un ventennio, fino alla morte di Platone nel 347: Speusippo, nipote di Platone, diviene scolarca dell'Accademia e Aristotele si reca ad Asso presso Ermia, tiranno di Atarneo e di Asso. Con Ermia Aristotele intrattiene buoni rapporti e ne sposa la nipote e figlia adottiva, Pizia. Quando il re di Persia fa uccidere Ermia, Aristotele si reca (345) a Mitilene, dove inizia la collaborazione con quello che sarà il suo allievo più importante, Teofrasto. Nel 343 Filippo di Macedonia chiama Aristotele alla corte macedone, a Pella, per fare da precettore al figlio Alessandro; nel 338, con la battaglia di Cheronea, Filippo stabilisce il definitivo predominio macedone sulla Grecia e quando, nel 336, Filippo muore e sul trono di Macedonia sale Alessandro, Aristotele torna ad Atene.

Nel 335, nello stesso anno in cui Alessandro, vincendo le ultime resistenze greche, rade al suolo Tebe (solo la casa del poeta Pindaro viene risparmiata), Aristotele fonda la sua scuola, chiamata Liceo perché situata in un bosco dedicato ad Apollo Licio. La scuola fu chiamata anche Perìpato (da perìpatos = passeggiata) per l'usanza di discutere passeggiando per i viali del giardino; i seguaci del Liceo furono perciò detti anche Peripatetici. Il carattere del Liceo fu totalmente diverso da quello delle altre scuole che fino ad allora si erano avute: non più un ideale di vita etica comune che si trasformava anche in un legame religioso, come nella scuola pitagorica, né una ricerca culturale fortemente finalizzata a prospettive etico?politiche come nell'Accademia ai tempi di Platone, bensì il tipico legame, che da allora in poi caratterizzerà la "scuola", tra professore che tiene le sue lezioni ed alunni che vanno ad ascoltarlo. Questo comportava, da un lato, una minore indipendenza da parte degli allievi, ed una minore possibilità di discutere liberamente e di polemizzare con il maestro, come in effetti era avvenuto nell'Accademia platonica, dove le tesi di Platone venivano liberamente discusse e criticate in un ideale di "ricerca in comune" (e le tracce di queste discussioni e di queste polemiche sono chiaramente visibili nei dialoghi platonici). Dall'altro lato - coerentemente al disegno aristotelico di "organizzare" tutto il sapere in tutte le sue branche - si apriva però la possibilità per gli allievi di una serie di indagini in settori specifici che procedessero autonomamente e più in profondità, sia pure sotto la "guida" del maestro e nel quadro del suo schema generale di interpretazione della realtà; uno degli esempi più significativi sono a questo riguardo le ricerche di Teofrasto sulle piante: ma è da ricordare che è lo stesso Aristotele ad aprire la strada alle ricerche specializzate con le sue indagini sul moto degli animali, sulle parti degli animali, sulla riproduzione degli animali, e cioè con le sue ricerche di zoologia, di anatomia, di fisiologia e di genetica. Si apriva insomma, con il Liceo, la strada a quella che sarà la caratteristica fondamentale della cultura a partire dall'età alessandrina, e cioè la specializzazione dei campi e degli strumenti di indagine, e la graduale perdita del senso "unitario" del sapere.
Nel 323 muore improvvisamente Alessandro Magno e la situazione per il partito filomacedone ad Atene si fa difficile: Demostene, l'oratore e uomo politico che aveva guidato la sfortunata resistenza greca contro l'invasione macedone pronunziando le sue famose Filippiche (dirette, appunto, contro Filippo di Macedonia), riesce per una volta ancora ad infiammare l'animo degli Ateniesi, ed Aristotele, accusato di empietà, giudica più prudente allontanarsi da Atene, per impedire (come egli stesso, secondo la tradizione, avrebbe detto) che si consumasse in Atene un secondo delitto contro la filosofia. Si ritira quindi a Calcide, dove muore l'anno successivo. Netto stesso 322 muore anche Demostene: se la vita degli uomini - o di alcuni uomini - significa qualcosa e può essere assunta a simboleggiare delle epoche, si può dire che nel giro di questi due anni, fra il 323 e il 322, con la morte di Alessandro, di Aristotele e di Demostene, si chiude definitivamente un'epoca della storia e della cultura in Grecia.

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