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CAPITOLO VII LE TECNICHE DEL SAPERE: FILOSOFIA, NATURA E SOCIETA' |
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2. L'ultima figura della Grecia classica 4. Distinguere e non sapere, se si vuol filosofare 5. Anatomia e fisiologia del discorso 6. Dalla sensazione all conoscenza 9. Dal mondo delle stelle al mondo degli animali 10. Il problema dell'uomo pensante |
1.
Il filosofo e la scuola
Il più importante ed il più famoso degli studiosi usciti
dall'Accademia platonica, una delle menti più geniali che l'umanità
abbia mai conosciuto in ogni tempo e in ogni luogo, una personalità
che ha avuto nel campo della scienza e della filosofia un'influenza profonda
e durevole quale nessun'altra ha mai avuto e quale pochissime altre hanno
avuto in tutti gli altri campi della cultura umana: questo è Aristotele.
Una vecchia tradizione storiografica - viva in parte ancora oggi - vede
in Platone e nel suo grande discepolo i due poli costanti dello stesso
atteggiamento filosofico: Platone rappresenta l'esigenza dell'ideale,
del valore eterno unica possibile guida per raggiungere il vero e il bene,
rappresenta l'esigenza del trascendimento del mondo sensibile e l'aspirazione
a un puro mondo di realtà ideali e razionali; Aristotele rappresenta
l'esigenza del concreto, della valorizzazione del sensibile e del terreno,
perchè solo nel sensibile e nel terreno, nella sua storia, l'uomo
può trovare i valori che gli servono da guida per realizzare la
sua conoscenza e per realizzare la sua esistenza. Per questo, qualche
studioso ha parlato di tutta la storia della filosofia posteriore come
di un unico grande commento, svolgentesi nel tempo, alle filosofie di
Platone e di Aristotele. Naturalmente, come ogni tradizione, anche questa
contiene una parte di verità; ma contiene una parte di verità
solo perché isola un singolo aspetto del complesso rapporto Platone-Aristotele,
in particolare le critiche aristoteliche alla teoria delle idee di Platone,
oppure perchè insiste sulla negazione che Platone fa del valore
conoscitivo delle scienze naturali e sull'interesse di Aristotele e la
sua valorizzazione delle scienze fisiche, mediche, biologiche. Naturalmente,
peró, anche questa tradizione non può essere accettata nel
momento in cui isola Platone ed Aristotele dai rispettivi contesti storico?culturali
e ne fa delle "apparizioni stoniche" di presunti atteggiamenti
mentali eterni ed astorici, che in effetti - tra l'altro - non furono
nemmeno chiaramente ed esemplarmente impersonati dai due filosofi. Così
facendo, essa esemplifica al massimo - e perciò falsifica - i termini
di un rapporto che, se fu per alcuni aspetti di opposizione, fu anche
per altri aspetti di profonda e reale continuità ed omogeneità.
Il rapporto con Platone, comunque, è soltanto una delle chiavi
di lettura necessarie della filosofia aristotelica; bisogna infatti tener
presenti per lo meno altre due importanti componenti che hanno avuto un
peso notevole nella formazione e nella elaborazione del pensiero di Aristotele.
Da un lato c'è il particolare rapporto che lega le dottrine aristoteliche
sulla filosofia e sulla scienza a tutto il lavoro, alle scoperte, alle
teorizzazioni compiuti dalle filosofie presocratiche; abbiamo già
ricordato (nel capitolo I) che la maggior parte delle notizie e dei giudizi
sui presocratici giunti fino a noi e dovuta proprio ad Aristotele, e questo
fatto testimonia non tanto un interesse per la ricostruzione storica da
parte di Aristotele, quanto il suo bisogno di "misurarsi" con
quelle dottrine e la consapevolezza che la propria filosofia - pur nuova
ed originale - ha delle radici storiche ben precise, può assumere
quelle particolari connotazioni che assume proprio perché ha alle
spalle due secoli di riflessioni e di teorizzazioni che la hanno preparata.
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