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CAPITOLO VI PLATONE: LA POLITICA, L'ANIMA E IL DISCORSO |
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1. Una vita tra politica e filosofia 2. Cosa, quando e come scrisse Platone 3. Come comunicare l'incomunicabile 4. Il problema è: avere coscienza di ciò che si dice. Ed è un problema politico A) IL DISCORSO SULLA POLITICA 5. La giustizia è una, nello stato e nell'uomo: ogni cosa al suo posto 6. Educazione e politica: i filosofi al governo 7. Il bene comune non è quello dei singoli B) IL DISCORSO SULL'ANIMA C) IL DISCORSO SUL DISCORSO 12. Il «tessuto logico» della realtà 13. Capovolgere anche tutto, se necessario, ma salvare il discorso
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1.
Una vita tra politica e filosofia
Il tentativo piú organico di presentare la figura e le dottrine di Socrate, nonché quello piú importante e suggestivo - forse anche perché le opere degli altri "socratici" sono andate per noi perdute - fu operato da Platone. Se l'opera platonica non ci è utile per determinare il "vero" Socrate, per le ragioni che abbiamo visto nel capitolo precedente, essa rimane però uno dei monumenti piú importanti della cultura classica e l'espressione di una delle menti piú geniali che l'umanità abbia avuto. Nell'opera platonica - e poi in quella aristotelica - trovano una loro sistemazione tutte le riflessioni, i problemi e gli interessi che la cultura greca aveva espresso da due secoli almeno, e che si fondono e si amalgamano in una visione originale e personale, che è allo stesso tempo un tentativo di rispondere alle esigenze concrete di una società in crisi. L'inquietudine sociale, morale e culturale dell'età dei sofisti e di Socrate è per Platone il termine piú immediato e vicino nel tempo col quale egli si misura: ma le sue "risposte" vogliono essere per lui di portata piú vasta e generale, si presentano insomma come delle risposte ai problemi fondamentali dell'uomo - della sua vita, della sua morte - che aspirano ad una validità e ad una verità assolute fuori del tempo. Se a noi oggi, sembra sempre doveroso storicizzare (ma a volte lo facciamo con troppa facilità e con troppi schematismi) una filosofia od una cultura - come in fondo è giusto -, non dobbiamo però dimenticare che Platone è stato studiato ed è stato letto per secoli "al di fuori della storia", fino a pochi decenni fa ed in fondo ancora oggi in certe frange della nostra cultura, non solo filosofica ma anche scientifica (pensiamo, per esempio, al "platonismo" di alcun fisici contemporanei, come Heisenberg). Leggere Platone quindi, oggi, significa sí riportarlo al suo tempo, ma senza dimenticare che - piú o meno consapevolmente - ci "portiamo dentro" secoli di cultura "platonica". Platone nasce ad Atene nel 428/427; il suo vero nome pare sia stato Aristocle, e Platone il soprannome datogli per la sua ampia (in greco plàtos) costituzione, o, secondo altri, per la sua ampia fronte, o per l'ampiezza del suo stile. La sua famiglia era una delle piú antiche e piú nobili di Atene: la madre Perictione è discendente di Solone, il legislatore di Atene, e nipote di Crizia, uno dei capi del partito aristocratico ed esponente del governo dei Trenta Tiranni; il padre, Aristone, vantava una discendenza da Codro, antico re di Atene. In quest'ambiente politicamente e culturalmente aristocratico viene allevato ed educato Platone, seguendo i costumi della nobiltà ateniese dell'epoca: ginnastica, musica, cultura generale; pare anche che partecipi a delle campagne militari. Ma l'evento piú importante della vita di Platone è, nel 408, l'incontro con Socrate: Ia vita di Socrate, il suo insegnamento, la sconfitta di Atene a conclusione della guerra del Peloponneso (404), l'esperimento aristocratico dei Trenta Tiranni e il suo rapido fallimento, la restaurata democrazia, il processo e la morte di Socrate (399), costituiscono le esperienze che segnano la vita di Platone ed i temi sui quali in maniera duratura si eserciterà la sua riflessione. Dopo la morte di Socrate, a 29 anni, Platone prima si reca, insieme con altri discepoli, a Megara, presso il socratico Euclide, e poi intraprende una serie di viaggi che lo portano a visitare Creta, l'Egitto, la Magna Grecia. Alcuni di questi viaggi e la serie notevole di aneddoti che intorno ad essi accumulò la tradizione sono stati messi in dubbio fin dall'antichità. Certo è però che Platone venne a contatto con gli ambienti filosofici e scientifici della cultura contemporanea, come per esempio il circolo matematico di Cirene (con il suo maggiore esponente Teodoro, che aveva insegnato anche ad Atene matematica e geometria ed era stato amico di Socrate e di Protagora) e l'ambiente pitagorico di Taranto, dove conosce Archita. Ma i viaggi piú importanti sono quelli che Platone compie a Siracusa. Il primo, nel 388, lo porta alla corte del tiranno Dionigi il Vecchio, con il quale non simpatizza, tanto da criticarlo abbastanza apertamente. Si lega invece di amicizia con il cognato del tiranno, Dione, che si dimostra molto sensibile alle idee politiche che il filosofo andava maturando. Ben presto l'atmosfera si fa pesante a Siracusa per Platone, che lascia la città e dopo un viaggio avventuroso torna ad Atene. Qui fonda, nel 387, una nuova scuola, che sarà chiamata Accademia perché ha sede in un parco dedicato all'eroe Academo, appositamente acquistato da Platone: la scuola è consacrata ad Apollo e alle Muse, che è come dire alla cultura. Gli studi i dibattiti e le discussioni che vi si svolgevano dovevano probabilmente essere quelli indicati da Platone nella Repubblica (per cui vedi più avanti al paragrafo 6); ma l'istituzione dell'Accademia voleva essere anche una presa di posizione polemica nei confronti della scuola che nel 391 aveva fondato ad Atene Isocrate, che pure raccoglieva un grande successo. Il secondo viaggio a Siracusa Platone lo compie nel 367: alla morte di Dionigi il Vecchio, gli succede il figlio Dionigi il Giovane e Platone viene chiamato direttamente da Dione che spera, con la sua presenza nella città e grazie al prestigio del filosofo, di avviare quelle riforme della costituzione siracusana che non erano state possibili con il vecchio tiranno. Ma la realtà ben presto si rivela diversa dalle aspettative: Dionigi sospetta che lo zio voglia impadronirsi del potere e lo manda in esilio, ma non permette a Platone di ripartire. Il filosofo potrà ritornare ad Atene solo quando, nel 365, scoppia una guerra in Sicilia e solo dopo aver promesso che alla fine della guerra sarebbe ritornato insieme con Dione a Siracusa. Il terzo viaggio avviene nel 361, ma Dionigi non richiama Dione, anzi
prende contro di lui sempre nuovi provvedimenti; inutilmente il filosofo
cerca di riconciliare il tiranno con lo zio, anzi egli stesso, per la
sua aperta difesa di Dione, cade in sospetto di Dionigi, che lo tratta
ormai come un prigioniero pericoloso. Solo l'intervento di Archita di
Taranto riesce a sbloccare la situazione: Platone può ripartire
alla volta di Atene, da dove non si allontanerà più, attendendo
fino agli ultimi anni alla revisione e in parte alla riscrittura di alcuni
dei suoi dialoghi. Muore nel 348/347, ad ottanta anni |
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