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CAPITOLO V IL «PROBLEMA» SOCRATE E LE SUE SOLUZIONI |
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| 4.
Meglio "vivere da cani"?
Dopo la morte di Socrate, la "filosofia socratica" fu insegnata
ad Atene (da dove - unico tra i discepoli - non si era allontanato) da
Antistene (444-365) Questi fondò una sua scuola, che fu
chiamata "cinica" perché i suoi seguaci predicavano e
conducevano una vita sciolta da qualsiasi vincolo familiare o politico,
al di fuori di tutte le convenzioni sociali: una vita, insomma, simile
a quella dei cani ("cinico" forse da kyon = cane) che
sono appunto liberi da qualsiasi legame, e pienamente autosufficiente.
La scuola aveva sede nel ginnasio di Cinosarge (= dell'agile cane)
in Atene, ed i suoi piú famosi seguaci furono DIOGENE DI SINOPE,
CRATETE, METROCLE e, nel III secolo, MENEDEMO e MENIPPO. I Cinici furono
i rappresentanti di una filosofia "popolare" che continuò
a sussistere per molto tempo nell'ambito della cultura greca ed ispirò
anche generi letterari, tra i quali famosa fu la satira; anche
quando i loro insegnamenti confluirono particolarmente nelle dottrine
digli Stoici (a partire dalla fine del IV secolo a.C.), l'atteggiamento
"cinico" rappresentò sempre l'anima popolare dello stoicismo,
parallela e contrapposta all'ispirazione aristocratica e colta di quella
scuola.
Perciò non è possibile costruire un discorso scientifico sulle cose, perché di ciascuna di esse possiamo dire soltanto che è se stessa: l'albero è albero, il bue è bue, e cosí via. Le scienze sono quindi finzioni, e per di piú inutili:
La cosa piú importante per l'uomo è invece la ricerca della felicità, che è conseguibile solo attraverso l'esercizio della virtù, e virtuoso è l'uomo che non ha bisogno di nulla, che disprezza i piaceri e le comodità, che vive "secondo natura" e in completa autosufficienza, che affronta - come Ercole - disagio e fatica per realizzare il solo vero bene, la libertà.
La polemica sofistica (pare che Antistene sia stato allievo di Gorgia, oltre che il Socrate) contro la convenzionalità delle leggi si trasforma così nei Cinici in un rifiuto totale delle regole della convivenza sociale e politica:
La crisi dei valori politici e morali della città (quella crisi che era alle spalle dei tentativi di restaurare l'ideologia democratica condannando Socrate, ed era d'altro canto anche alle spalle della stessa critica socratica agli ordinamenti democratici) trova così nella filosofia "socratica" dei Cinici una prima tipica espressione: il cinico che non crede piú nel regime democratico, ma nemmeno in quello aristocratico, trova troppo angusto per realizzare la sua "virtù" lo spazio offertogli dalla polis, per lui
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