STORIA DELLE  FILOSOFIE

CAPITOLO V

IL «PROBLEMA» SOCRATE E LE SUE SOLUZIONI

1. I testimoni e i fatti

2. Le accuse e le difese

3. Una morte significativa o una sopravvivenza leggendaria?

4. Meglio «vivere da cani» ?

5. Le insidie del linguaggio

6. Dall'esaltazione del piacere all'esaltazione della morte

2. Le accuse e le difese

Né le cose vanno meglio se cerchiamo di determinare in positivo la sua filosofia: abbiamo accennato già al fatto che le testimonianze che abbiamo della sua dottrina sono contraddittorie tra di esse o per lo meno sono assai differenti l'una dall'altra. In effetti tutte le opere degli autori cui abbiamo accennato furono scritte molto tempo dopo la morte di Socrate e non furono scritte con intenti storici, ma solo per esaltare o per denigrare la sua figura. L'unica testimonianza che risale ad un periodo in cui Socrate era ancora vivo e nel pieno della sua maturità è costituita dalle Nuvole di ARISTOFANE. Da questa commedia rappresentata nel 423, esce fuori l'immagine di un Socrate strettamente legato agli ambienti della "nuova cultura" ateniese di cui Aristofane era un tenace avversario: Socrate amico dei sofisti, sofista egli stesso, dà lezioni a pagamento e s'interessa di problemi astronomici e fisici; ma soprattutto Socrate è un perfetto sofista perché insegna l'eloquenza e la retorica indispensabili per prevalere nelle dispute pubbliche e provate, e senza tanti scrupoli morali, perché la sua tecnica oratoria e retorica serve soprattutto a coloro che debbono imporre il proprio discorso in un'assemblea o in una lite giudiziaria, poco preoccupandosi che esso sia ingiusto. La testimonianza di Aristofane è apertamente contraria a quella di Platone, per esempio, o di Senofonte, ma non può assolutamente essere sottovalutata: se è vero infatti che la commedia alla sua prima rappresentazione non ebbe un grande successo, e se è vero anche che il ritratto che di Socrate offre è piuttosto deformato (come si conveniva appunto ad una rappresentazione comica) e viene preso come simbolo della cultura contro la quale Aristofane si scagliava, è però anche vero che esso non può essere stato deformato fino al punto di renderIo irriconoscibile per un pubblico che ben conosceva il personaggio ed aveva a che fare con Socrate in carne ed ossa tutti i giorni. Del resto, anche oggi la commedia e la satira politica, per quanto possano deformare ed offrire una caricatura di un uomo politico, poniamo, o di uno scrittore, si muovono però sempre intorno ad un nucleo di verità riconosciuto da tutti. Ma se Anstofane accusava Socrate "da destra", il democratico POLICRATE poco tempo dopo la sua morte (393 a.C.), lo accusava "da sinistra": Socrate è colpevole anzitutto di aver propagandato tra i suoi concittadini il disprezzo della costituzione democratica e delle procedure politiche e costituzionali proprie della democrazia, per esempio il sorteggio delle cariche pubbliche. E' colpevole di aver ispirato ai giovani l'ostilità verso i genitori e la patria, distorcendo a tale scopo il senso dei, poeti che esprimevano il patrimonio culturale della città (per esempio Omero ed Esiodo e proponendosi come maestro di giovani oligarchici e sfaccendati, spergiuri ed ostili ad ogni forma di lavoro manuale o di commercio, quali per esempio furono Alcibiade e Crizia. L'Accusa contro Socrate di Policrate probabilmente rispondeva all'Apologia di Socrate e di Platone e ad altri scritti in difesa del maestro che apparvero numerosi negli ambienti socratici; a sua volta Policrate fu attaccato dallo stesso Platone (nell'Alcibiade primo, nel Gorgia e piú tardi nel Simposio) dall'oratore Lisia, da Senofonte.
SENOFONTE scrisse le sue opere molto tempo dopo la morte di Socrate, quando si era ritirato ormai a vita privata e ripensava con gli "occhi di poi" alle vicende della sua vita movimentata. Certo è che i rapporti tra Socrate e Senofonte non dovettero essere molto profondi, e l'immagine del maestro che risulta dagli scritti del discepolo è abbastanza scialba: un Socrate rigido moralista, sostenitore della virtù e dell'amor patrio secondo gli schemi piú ortodossi della cultura tradizionale e conservatrice, perfino un petulante e uno "scocciatore" di prim'ordine. Il Socrate di Senofonte - come è stato notato - non spiega affatto come filosofi e politici di notevole livello siano stati attratti dal suo insegnamento; a ciò si aggiunga la scarsa capacità del generale Senofonte a comprendere a fondo i problemi filosofici, e si capirà come sia poco utilizzabile la sua testimonianza per ricostruire la "filosofia" di Socrate. Molto più rilevante la testimonianza di ARISTOTELE: Socrate è colui che ha rotto una tradizione culturale di indagine e di riflessione sulle questioni naturali per privilegiare i problemi dell'etica, introducendo nella filosofia morale i procedimenti induttivi (la ricerca muove dall'osservazione dei casi particolari per giungere alla elaborazione delle leggi universali) ed il ragionamento sillogistico (che muove cioè da definizioni universali per dedurre e "classificare" fatti particolari), giungendo cosí all'equazione virtù = scienza. La testimonianza di Aristotele è stata giudicata da alcuni studiosi come la fondamentale su Socrate; senonché, partendo dalla considerazione che Aristotele non conobbe personalmente Socrate ma sentí dei suoi insegnamenti solo attraverso le discussioni che di lui si facevano nella scuola di Platone (di cui egli fu allievo) e tra Platone e gli altri socratici, altri studiosi hanno avanzato forti riserve sull'attendibilità della sua presentazione della dottrina socratica. Anche e principalmente per il fatto che, come abbiamo piú volte ricordato, Aristotele tende fortemente ad assimilare dottrine altrui alla propria, o meglio a tradurre in termini propri - cioè in fondo estranei alla mentalità ed alla cultura di colui di cui sta parlando - le dottrine dei suoi predecessori, appunto per dimostrare come la "naturale" conseguenza di tutti gli sforzi ed i tentativi di filosofare correttamente compiuti prima di lui sia la propria filosofia. Ed in questo caso, ad un forte sospetto induce il fatto che le dottrine che Aristotele attribuisce a Socrate costituiscono in effetti alcune delle piú caratteristiche tesi di Aristotele stesso.

Un discorso a parte richiede la testimonianza platonica. Come abbiamo accennato, non c'è dialogo di PLATONE in cui non compaia la figura di Socrate, in ruoli più o meno fondamentali. Considerata dal punto di vista di una testimonianza su Socrate, l'opera platonica pone una questione fondamentale: fino a che punto nei dialoghi è possibile distinguere la dottrina autentica di Socrate da quelle che Platone gli attribuisce? Gli studiosi hanno tentato vari metodi per operare questa distinzione, e sarebbe qui troppo lungo anche soltanto accennarvi. Secondo noi, nessuno di questi tentativi, pur illuminando volta a volta alcuni aspetti piú o meno importanti della domanda, è riuscito nell'intento; non solo, ma crediamo che il problema sia insolubile, e ciò per almeno tre buoni motivi: 1) l'attività letteraria di Platone si estende per un quarantennio, e le stesse immagini di Socrate che ne risultano sono non una ma diverse ed anche in contrasto tra di loro; 2) non è possibile distinguere nei dialoghi la "testimonianza" su Socrate così come si distingue, nel discorso platonico, la testimonianza, poniamo, su Anassagora o su EracIito, perché tutta l'opera platonica vuole essere principalmente una testimonianza della fedeltà dello scrittore all'insegnamento ed al metodo maestro, e Platone scrive spesso proprio in polemica con gli altri discepoli di Socrate, che a loro volta ne rivendicavano l'autentica eredità; 3) manca e mancherà sempre il punto di riferimento essenziale - lo scritto di Socrate - in base al quale poter giudicare dell'attendibilità o meno della testimonianza. Possiamo quindi parlare di un evoluzione filosofica di Platone; possiamo anche ragionevolmente supporre che, da un periodo di maggiore vicinanza alle dottrine ed al metodo del maestro, Platone sia gradualmente passato ad un'elaborazione autonoma di dottrine e di metodi diversi; possiamo inoltre ammettere che, fra le testimonianze che sono giunte fino a noi, quella di Platone è la piú importante, la piú significativa, la più profonda, anche la più bella: ma non potremo mai costruire, partendo dai dialoghi platonici, la "vera" dottrina di Socrate, perchè troveremmo sempre di fronte un Platone, più o meno "socratico", ma pur sempre Platone.
Tutt' al più, nei primi dialoghi che, Platone scrisse (a partire dal 395 circa) e che perciò furono chiamati "socratici, possiamo cercare di individuare alcuni aspetti del "metodo" socratico, senza nessuna pretesa di farvi corrispondere una dottrina specifica. Tali aspetti sono: 1) il dialogo. Socrate, come non ama scrivere, cosí non ama i lunghi discorsi propri dei retori e degli oratori, bensí il dialogo fatto di domande e di repliche, in cui gli interlocutori cercano insieme le risposte ai problemi che li assillano; 2) l'ironia, che è il mezzo di cui Socrate si serve per mettere in crisi un sapere fatto di asserzioni non giustificate e di preconcetti. L'ironia è collegata al "sapere di non sapere", cioè alla coscienza dei limiti della propria conoscenza, nella convinzione che la ricerca della verità dev'essere un'ansia sempre presente nell'uomo che mai può spegnersi in un illusorio possesso definitivo o in una qualunque verità particolare. Per questo suo saper di non sapere, Socrate fu proclamato dall'oracolo di Apollo a Delfi il "piú sapiente dei Greci"; 3) la maieutica, cioè l'arte del far partorire: proprio perché Socrate non possiede alcuna dottrina da comunicare agli altri, egli si preoccupa solo di aiutare gli altri a trovare dentro se stessi le ragioni piú profonde del proprio sapere.
Senonché, anche per questi aspetti puramente formali dell'insegnamento socratico, resta sempre valido l'avvertimento che questo è il metodo che Platone attribuisce a Socrate, e che Platone segue in effetti, nei suoi dialoghi per esporre la propria dottrina. Comunque se Platone interpreta Socrate, se Aristofane, Antistene, Euclide, Senofonte fanno altrettanto, se Aristotele, sulla base delle discussioni tra i "socratici", offre anche egli una interpretazione personale della filosofia socratica, un fatto non si potrà negare: che Socrate con i suoi discorsi con le sue tesi, la sua problematica dette origine ad un movimento di pensiero notevolissimo per l'ampiezza delle discussioni e l'importanza degli interlocutori, non solo, ma anche che Socrate - nonostante l'impossibilità per noi di determinare Ia sua filosofia - deve essere stato uno dei massimi filosofi di tutte le epoche.

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