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CAPITOLO V IL «PROBLEMA» SOCRATE E LE SUE SOLUZIONI |
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2. Le accuse e le difese Né le cose vanno meglio se cerchiamo di determinare in positivo
la sua filosofia: abbiamo accennato già al fatto che le testimonianze
che abbiamo della sua dottrina sono contraddittorie tra di esse o per
lo meno sono assai differenti l'una dall'altra. In effetti tutte le opere
degli autori cui abbiamo accennato furono scritte molto tempo dopo
la morte di Socrate e non furono scritte con intenti storici, ma solo
per esaltare o per denigrare la sua figura. L'unica testimonianza
che risale ad un periodo in cui Socrate era ancora vivo e nel pieno della
sua maturità è costituita dalle Nuvole di ARISTOFANE.
Da questa commedia rappresentata nel 423, esce fuori l'immagine di un
Socrate strettamente legato agli ambienti della "nuova cultura"
ateniese di cui Aristofane era un tenace avversario: Socrate amico dei
sofisti, sofista egli stesso, dà lezioni a pagamento e s'interessa
di problemi astronomici e fisici; ma soprattutto Socrate è un perfetto
sofista perché insegna l'eloquenza e la retorica indispensabili
per prevalere nelle dispute pubbliche e provate, e senza tanti scrupoli
morali, perché la sua tecnica oratoria e retorica serve soprattutto
a coloro che debbono imporre il proprio discorso in un'assemblea o in
una lite giudiziaria, poco preoccupandosi che esso sia ingiusto. La testimonianza
di Aristofane è apertamente contraria a quella di Platone, per
esempio, o di Senofonte, ma non può assolutamente essere sottovalutata:
se è vero infatti che la commedia alla sua prima rappresentazione
non ebbe un grande successo, e se è vero anche che il ritratto
che di Socrate offre è piuttosto deformato (come si conveniva appunto
ad una rappresentazione comica) e viene preso come simbolo della cultura
contro la quale Aristofane si scagliava, è però anche vero
che esso non può essere stato deformato fino al punto di renderIo
irriconoscibile per un pubblico che ben conosceva il personaggio ed aveva
a che fare con Socrate in carne ed ossa tutti i giorni. Del resto, anche
oggi la commedia e la satira politica, per quanto possano deformare ed
offrire una caricatura di un uomo politico, poniamo, o di uno scrittore,
si muovono però sempre intorno ad un nucleo di verità riconosciuto
da tutti. Ma se Anstofane accusava Socrate "da destra", il democratico
POLICRATE poco tempo dopo la sua morte (393 a.C.), lo accusava "da
sinistra": Socrate è colpevole anzitutto di aver propagandato
tra i suoi concittadini il disprezzo della costituzione democratica e
delle procedure politiche e costituzionali proprie della democrazia, per
esempio il sorteggio delle cariche pubbliche. E' colpevole di aver ispirato
ai giovani l'ostilità verso i genitori e la patria, distorcendo
a tale scopo il senso dei, poeti che esprimevano il patrimonio culturale
della città (per esempio Omero ed Esiodo e proponendosi come maestro
di giovani oligarchici e sfaccendati, spergiuri ed ostili ad ogni forma
di lavoro manuale o di commercio, quali per esempio furono Alcibiade e
Crizia. L'Accusa contro Socrate di Policrate probabilmente rispondeva
all'Apologia di Socrate e di Platone e ad altri scritti in difesa
del maestro che apparvero numerosi negli ambienti socratici; a sua volta
Policrate fu attaccato dallo stesso Platone (nell'Alcibiade primo,
nel Gorgia e piú tardi nel Simposio) dall'oratore
Lisia, da Senofonte. Un discorso a parte richiede la testimonianza platonica. Come abbiamo
accennato, non c'è dialogo di PLATONE in cui non compaia la figura
di Socrate, in ruoli più o meno fondamentali. Considerata dal punto
di vista di una testimonianza su Socrate, l'opera platonica pone
una questione fondamentale: fino a che punto nei dialoghi è possibile
distinguere la dottrina autentica di Socrate da quelle che Platone gli
attribuisce? Gli studiosi hanno tentato vari metodi per operare questa
distinzione, e sarebbe qui troppo lungo anche soltanto accennarvi. Secondo
noi, nessuno di questi tentativi, pur illuminando volta a volta alcuni
aspetti piú o meno importanti della domanda, è riuscito
nell'intento; non solo, ma crediamo che il problema sia insolubile, e
ciò per almeno tre buoni motivi: 1) l'attività letteraria
di Platone si estende per un quarantennio, e le stesse immagini di
Socrate che ne risultano sono non una ma diverse ed anche in contrasto
tra di loro; 2) non è possibile distinguere nei dialoghi la "testimonianza"
su Socrate così come si distingue, nel discorso platonico, la testimonianza,
poniamo, su Anassagora o su EracIito, perché tutta l'opera platonica
vuole essere principalmente una testimonianza della fedeltà dello
scrittore all'insegnamento ed al metodo maestro, e Platone scrive
spesso proprio in polemica con gli altri discepoli di Socrate, che a loro
volta ne rivendicavano l'autentica eredità; 3) manca e mancherà
sempre il punto di riferimento essenziale - lo scritto di Socrate
- in base al quale poter giudicare dell'attendibilità o meno della
testimonianza. Possiamo quindi parlare di un evoluzione filosofica di
Platone; possiamo anche ragionevolmente supporre che, da un periodo di
maggiore vicinanza alle dottrine ed al metodo del maestro, Platone sia
gradualmente passato ad un'elaborazione autonoma di dottrine e di metodi
diversi; possiamo inoltre ammettere che, fra le testimonianze che sono
giunte fino a noi, quella di Platone è la piú importante,
la piú significativa, la più profonda, anche la più
bella: ma non potremo mai costruire, partendo dai dialoghi platonici,
la "vera" dottrina di Socrate, perchè troveremmo
sempre di fronte un Platone, più o meno "socratico",
ma pur sempre Platone. |
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