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CAPITOLO V IL «PROBLEMA» SOCRATE E LE SUE SOLUZIONI |
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I testimoni e i fatti
Della vita di Socrate (470-399 a.C.) sappiamo pochissimo; non
scrisse nulla. Eppure mai nessun uomo ha ispirato tanti scritti quanti
Socrate, e ciò è da mettersi in relazione non solo al fatto
che Socrate non scrisse nulla per deliberata decisione, ma anche alle
polemiche che si accesero subito dopo la sua morte tra i suoi discepoli
e i suoi accusatori Da quelle polemiche nacquero tante "immagini"
di Socrate, ognuna delle quali ebbe una propria fortuna fin dall'antichità
e fu via via confermata da testimonianze e corroborata da "prove";
ognuna di quelle immagini, poi, incontrò una sua fortuna nelle
epoche successive, dall'antichità al Medioevo, all'età moderna,
fino ad oggi: fino al punto che si potrebbe dire che ogni caratterizzazione
della filosofia di Socrate - anche le piú contraddittorie tra di
loro - ha una sua giustificazione e trova un suo appoggio nelle testimonianze.
Di queste, vediamo le piú importanti e le piú antiche Aristofane
nella sua commedia Le Nuvole ci soffre un ritratto di Socrate molto
vicino agli ambienti dei sofisti e della nuova cultura in Atene. Senofonte,
il famoso generale e storico greco che combatté con Ciro (che si
era ribellato al proprio fratello, il re di Persia) e con Sparta (contro
la propria patria, Atene) nella battaglia di Cheronea (394), scrisse di
Socrate in quattro opere, l'Apologia di Socrate, le Memorie
socratiche (o Detti memorabili di Socrate), l'Economico
e il Convito. Antistene di Atene, Euclide di Megara, Aristippo
di Cirene, che furono tre dei piú importanti discepoli di Socrate,
alla sua morte fondarono ciascuno una propria scuola che pretendeva continuare
il "vero" insegnamento del maestro. Policrate, un retore diparte
democratica, nel 393 scrisse un' Accusa contro Socrate. Anche Aristotele
in molte sue opere fa riferimento alle dottrine di Socrate. Ma la fonte
principale resta sempre Platone, che in tutti i suoi dialoghi introduce
il personaggio Socrate e in buona parte di essi ne fa il protagonista
principale. Nemmeno della vita di Socrate si può dire molto di sicuro. Nacque
ad Atene da uno scultore, Sofronisco, e da una donna che doveva essere
di buona famiglia, Fenarete, che era levatrice o perlomeno pare che aiutasse
le donne a partorire. Visse, sempre ad Atene, la vita tipica di un cittadino
delle classi medie, non povero (se è vero che dovette procurarsi
a sue spese - come era nelle leggi del tempo - l'armatura da oplita),
ma nemmeno ricco. Entrò in rapporto con gli ambienti culturali
piú vivaci di Atene, il circolo di Pericle, i fisici della tradizione
ionica (pare che sia stato allievo di Archelao), i medici , i poeti (pare
che avesse dimostrato particolare interesse per le tragedie di Euripide).
Conobbe forse, ancora giovinetto, Parmenide e Zenone, in occasione di
un loro viaggio ad Atene nel 454; lesse il libro di Anassagora e forse
conobbe direttamente il filosofo, fu in rapporti con Protagora, Gorgia
e Prodico. Si allontanò da Atene solo in occasione di alcune campagne
militari, nelle quali combatté da oplita, partecipando alla battaglia
di Potidea (432), di Delio (424) e di Anfipoli (422). Sposò una
donna, Santippe, che gli dette tre figli; secondo altre fonti fu sposato
invece due volte o addirittura fu bigamo. Nel 406 fu sorteggiato copresidente
dell'assemblea durante un processo ai comandanti ateniesi che dopo la
vittoria navale alle Arginuse non avevano salvato i soldati rimasti in
mare. Con un procedimento illegale l'assemblea decise di condannare a
morte i comandanti, con il solo voto contrario di Socrate. Dopo la sconfitta
di Atene nella guerra del Peloponneso, nel 404, si istaurò in Atene
un governo oligarchico e filospartano, detto dei Trenta Tiranni e capeggiato
da Crizia; Socrate non si compromise con il governo e pare che si opponesse
ad alcuni suoi atti apertamente illegali. Il governo durò meno
di un anno e fu rovesciato dalla reazione popolare e dai democratici fuoriusciti
guidati da Trasibulo. Nel 399 la democrazia restaurata volle il processo
di Socrate. Sembra che l'accusa scritta fosse presentata da Meleto (accusa
di empietà - Socrate non riconosce gli dei tradizionali della città,
ma ne introduce di nuovi - e di corruzione di giovani), ed i sostenitori
di questa accusa dinanzi al tribunale fossero Licone, Meleto e specialmente
Anito. Socrate stesso pronunziò la sua difesa, rifiutando di farsi
preparare da un retore di professione (forse Lisia) il discorso, ed il
tribunale lo condannò a morte con 360 voti contro 140. |
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