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1. Le stelle e la terra
2. Punto, piano e solido
3. I numeri e le macchine
4. Il medico
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2.
Punto, piano e solido.
Le osservazioni matematiche in Grecia assunsero ben presto quella veste
di formalizzazione e di astrazione che ne fecero una vera e propria scienza.
Abbiamo accennato nei capitoli II e III all'importanza della matematica
nelle speculazioni dei Pitagorici e degli Eleati: anche se alle origini
la matematica pitagorica non era priva di elementi religiosi e mistici,
ben presto - perlomeno già con i secondi pitagorici - essa acquistò
tutto un bagaglio di nozioni tecniche e di procedimenti metodologici che
la caratterizzarono fortemente. Fino a Platone notevoli furono i progressi
nel campo della teoria e della applicazione geometrica; ricordiamo soltanto
il grande Ippocrate di Chio (nato intorno al 470 a.C.), che si
applicò al problema delle medie proporzionali e a quello della
quadratura del cerchio: famosa è la sua indagine sulle lunule (aree
racchiuse tra due archi di cerchio aventi raggio diverso ma medesimi estremi)
e la dimostrazione che l'area delle due lunule costruite su due lati del
quadrato è equivalente all'area del triangolo costituito dai due
lati del quadrato e dalla diagonale. Anche l'ambiente dei sofisti apportò
notevoli contributi al progresso della matematica: Ippia di Elide
scoprì la quadratrice (una curva interna al quadrato e non
tracciabile con riga e compasso, bensì con mezzi meccanici e cioè
attraverso la composizione di un moto circolare e di uno rettilineo),
usabile per risolvere il problema della trisezione di un qualsiasi angolo
acuto e per la rettificazione di una linea curva; Antifonte scoprì
che, col crescere del numero dei lati di un poligono regolare inscritto
ad un cerchio, l'area del poligono si avvicina a quella del cerchio e
tende ad identificarsi con essa.
Ai tempi di Platone, con Platone e nell'Accademia, l'interesse per la
matematica e i suoi progressi furono notevoli; Platone stesso conobbe
e fu in buoni rapporti con importanti matematici del suo tempo: Teodoro
di Cirene, che si occupò dei numeri irrazionali (i rapporti
tra grandezze incommensurabili), dimostrando l'irrazionalità delle
radici quadrate dei numeri interi che non siano quadrati perfetti; il
pitagorico Archita, del quale abbiano accennato nel cap. III, par.
7; Teeteto (415-369 circa a.C.), che fece parte anche dell'Accademia
e continuò le ricerche di Teodoro sugli irrazionali nonché
gli studi pitagorici sui poliedri elaborando la teoria generale dei cinque
poliedri regolari. Ma fu l'atteggiamento generale di Platone ad offrire
un grande impulso ed una direzione ben precisa alla matematica. Considerata
come una disciplina altamente educativa perché solleva la mente
al di sopra della percezione sensibile e la prepara alla contemplazione
delle idee, la matematica sarà considerata da Platone in poi come
uno studio puramente concettuale, che non deve avere nulla a che fare
con l'aritmetica e la geometria pratiche, usate per esempio dai commercianti
e dagli agrimensori: deve tendere cioè ad una sua purezza ideale
e ad una metodologia rigorosamente razionale senza nessuna concessione
all'intuizione e alla sensibilità. Abbiamo ricordato nel paragrafo
precedente la parola d'ordine platonica "salvare i fenomeni":
se questo motto aveva dunque dei risvolti negativi, nel senso che doveva
dare una dimostrazione puramente concettuale di fatti dell'esperienza
inserendoli in schemi matematici precostituiti e ritenuti validi apriori,
dall'altro lato aveva anche dei risvolti positivi in quanto apriva la
via comunque di un procedere autonomo e formalizzato della scienza matematica.
Questo è evidente già nel contemporaneo di Platone ed Aristotele,
Eudosso di Cnido. Della sua importanza nel campo dell'astronomia
abbiamo fatto cenno nel paragrafo precedente; ma Eudosso fu anche un grande
matematico, ed anzi con lui iniziò quel distacco della matematica
dalla filosofia che non c'era nella prospettiva platonica e quel suo costituirsi
in una disciplina sempre piú autonoma e specialistica che si affermerà
poi compiutamente nell'età ellenistica. Riprendendo alcune intuizioni
democritee, e mettendo a frutto l'esperienza accumulata dai pitagorici
in poi, nonché le stesse riflessioni dei sofisti sul linguaggio,
sulla convenzionalità e molteplicità dei linguaggi, Eudosso
diede un notevole contributo principalmente alla teoria delle proporzioni
- che sarà sistemata poi da Euclide - ed al metodo di esaustione,
che serviva principalmente a dimostrare l'equivalenza tra due grandezze.
Il piú grande matematico dell'età alessandrina - al Museo
di Alessandria lavorò per molto tempo, fondando appunto la scuola
piú importante dell'età antica - fu Euclide, detto
di Alessandria per non confonderlo con Euclide di Megara, discepolo di
Socrate e contemporaneo di Platone. Della sua vita non si sa nulla, se
non che fu attivo intorno al 300 a.C.; dei suoi scritti ci è giunto
un trattato in tredici libri, gli Elementi, a cui furono aggiunti
in seguito altri due libri, che quindi sono spuri Gli Elementi
sono un compendio di tutta la geometria elementare - costruibile cioè
con riga e compasso - elaborata dagli antichi e sistemata da Euclide:
la loro originalità, rispetto alle scoperte fatte dai matematici
precedenti, per esempio da Ippocrate di Chio e da Eudosso, consiste non
solo in un contenuto piú ricco, comprendente anche apporti originali
di Euclide, ma principalmente in un ordinamento del materiale che soddisfaceva
all'ideale di rigore matematico e di dimostrazione logica che si era sempre
piú imposto in questa disciplina e che era stato ribadito dallo
stesso Platone. Con queste caratteristiche la geometria euclidea rimarrà
il testo fondamentale della disciplina e attraverserà i secoli
per giungere fino a noi, senza conoscere aggiunte o modifiche significative:
solo nel secolo scorso saranno elaborate geometrie diverse, costruite
su principi diversi, dette perciò "geometrie non-euclidee".
I principi loogico-matematici su cui si basa la costruzione euclidea sono
tre: gli hóroi (termini), gli aitémata (postulati)
e gli axiòmata (assiomi), detti pure koinài ènnoiai
(nozioni comuni). I termini hanno la funzione di definire e
di spiegare i concetti che saranno usati, per esempio punto, retta, cerchio,
piano, e così via: classiche le definizioni di punto ("ciò
che non ha parti"), linea ("lunghezza senza larghezza"),
superficie piana ("ciò che ha solo lunghezza e larghezza");
famoso il quarto termine del libro V: "Si dice che le grandezze
hanno ragione tra loro quando ciascuna può essere moltiplicata
in modo da superare l'altra", cioè quando, qualunque sia il
loro valore, esista sempre un multiplo della minore che supera la maggiore.
Questa definizione, scoperta già da Eudosso nella sua teoria delle
proporzioni che Euclide espone appunto nel V libro, sarà poi alla
base delle dimostrazioni di Archimede, e sarà perciò chiamata
"postulato di Eudosso-Archimede". I postulati sono proposizioni
presentate come "richieste" che debbono essere accolte per la
loro evidenza intuitiva e sulle quali poi si fonderanno tutte le dimostrazioni.
Essi sono cinque: "Si domanda: 1) che da qualsiasi punto si possa
condurre una retta ad ogni altro punto; 2) e che ogni retta terminata
[cioè: ogni segmento] si possa prolungare continuamente per dritto;
3) e che con ogni centro ed ogni distanza si possa descrivere un circolo;
4) e che tutti gli angoli retti siano eguali tra loro; 5) e che se una
retta, incontrandone altre due, forma gli angoli interni da una stessa
parte minori di due retti, le due rette prolungate all'infinito si incontrino
dalla parte in cui sono i due angoli minori di due retti". Gli assiomi
infine sono dei principi comuni a tutte le scienze (perciò furono
chiamati anche nozioni comuni) e riguardano le proprietà generali
dell'eguaglianza e della diseguaglianza, come per esempio "le cose
eguali ad una stessa cosa sono anche eguali tra loro", "i doppi
di una stessa cosa sono eguali tra loro", "il tutto è
maggiore della parte".
I principali argomenti trattati da Euclide negli Elementi sono
i teoremi elementari sui triangoli, le rette parallele, l'equivalenza
dei poligoni, dimostrati con una tecnica diversa da quella delle dimostrazioni
pitagoriche, nonché quelli sul cerchio, sull'arco, sui poligoni
inscritti e circoscritti ad un cerchio. Importante è l'algebra
geometrica svolta nel II libro, che esprime sotto forma geometrica identità
algebriche e risolve alcune equazioni di secondo grado; per esempio il
teorema "Se un segmento è diviso a caso, il suo quadrato equivale
alla somma dei quadrati delle due parti, insieme con il doppio del rettangolo
che le parti contengono" traduce geometricamente la formula (a
+ b)2 = a2 + b2 + 2 ab. Cosí
il problema "Dividere un dato segmento in modo che il rettangolo
contenuto dal segmento stesso e da una delle parti risulti equivalente
al quadrato della parte rimanente" esprime la proporzione a: x
= x: a - x, che esprime la sezione aurea di un segmento. La sezione
aurea, com'è noto, è la media proporzionale tra l'intero
segmento e la parte restante; dalla proporzione citata prima si ottiene
quindi, per la proprietà fondamentale delle proporzioni, la formula
«a (a-x) = X2». Il V ed il VI libro trattano non solo
di geometria, ma piú in generale di grandezze e dei loro rapporti,
rielaborando e sistemando la teoria delle proporzioni, che viene applicata
sia alle grandezze commensurabili che a quelle incommensurabili. La teoria
dice che due rapporti, a: b, e c: d, sono uguali (cioè a:
b = c: d) se, presi due numeri qualsiasi m ed n interi e positivi,
avremo: 1) mc>nd quando ma>nb 2) mc
= nd quando ma = nb; 3) mc<nd quando
ma<nb; mentre a: b > c: d se esistono due numeri
m e n tali che na>mb quando nc<md. Partendo
da queste definizioni si ha la cosiddetta proprietà transitiva
(essendo p, q, r tre rapporti, se p = q e q = r,
anche p = r) con le conseguenti proprietà dell'eguaglianza
riflessiva e simmetrica. Gli ultimi tre libri degli Elementi trattano
della geometria solida ed affrontano i problemi della inscrizione in una
sfera dei cinque poliedri regolari.
È facile notare, anche da questo rapido accenno al contenuto degli
Elementi, che il merito fondamentale di Euclide consiste nella
costruzione di un trattato completo di geometria piana e solida che sistemasse
in un tutto ordinato le conoscenze acquisite secondo un ideale di rigore
logico. Con ciò Euclide ha sanato le regole di un processo dimostrativo
basato sulla concatenazione di una serie di enunciati rigorosamente collegati
l'uno all'altro, e tutti ad un piccolo numero di proposizioni "primitive"
dalle quali vengono fatti discendere. Questo "modello" logico-matematico
fu giustamente ritenuto fondamentale non solo per la disciplina specifica
della matematica, ma anche per le altre scienze, ed anche per la filosofia,
e quindi dotato di un alto valore educativo proprio per il suo rigore
formale. Si può ricordare, per esempio, l'implicito valore "filosofico"
di alcune definizioni euclidee come quella di punto, che assumevano un
significato nelle dispute tra pitagorici ed eleati. Come tale, l'opera
euclidea ha attraversato due millenni conservando intatto il suo valore.
Tuttavia la critica moderna (ma già nella tarda antichità
e poi nel Medioevo agli Elementi erano state rivolte delle serie
obiezioni) ha messo in luce alcune debolezze interne alla costruzione
euclidea, e in particolare il fatto che fra i termini Euclide include
non sempre delle semplici definizioni, ma a volte anche dei veri e propri
postulati, oppure che nelle dimostrazioni egli introduce delle proposizioni
non comprese né tra i postulati né tra gli assiomi: ciò
si spiega perché lo stesso Euclide usa a volte come linguaggio
scientifico il linguaggio comune e si fa quindi da questo suggestionare
nelle sue dimostrazioni. Le critiche piú forti si sono rivolte
però al famoso V postulato del primo libro: la sua natura poco
intuitiva dovette essere avvertita dallo stesso Euclide, che infatti se
ne servì per la dimostrazione di una sola proposizione (quella
che dice che, se due rette sono parallele, esse formeranno - tagliate
da una trasversale - angoli alterni interni eguali), mentre per le altre
non vi fece ricorso. Ma poiché il V postulato è nell'edificio
euclideo una colonna portante delle dimostrazioni, esso fu sottoposto
fin dalla tarda antichità (Posidonio, Prodo) a tentativi di dimostrazione
o di sostituzione con un altro piú evidente: proprio da questi
tentativi nasceranno, nel secolo scorso, le cosiddette "geometrie
non-euclidee", così chiamate proprio perché prescindono
dal V postulato.
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