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CAPITOLO III COMPRENSIONE DELLA NATURA E COMPRENSIONE DELL'UOMO NELLE FILOSOFIE DEL V SECOLO |
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1. L'importanza del metodo di ricerca e la nascita della logica scientifica 2. Metematica, fisica e logica nella scuola di Elea 3. Un filosofo che «turba i sonni degli scienziati» 4. Uno schema troppo semplice per una realtà molto complessa 5. Amore e odio, principi di tutte le cose 6. Un fisico che parla della mente e della mano 7. Medicina e matematica tra filosofia, tecnica e musica 8. Capire e agire bene è il fine dell'uomo libero
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8.
Capire e agire bene è il fine dell'uomo libero
Tra la seconda metà del V secolo ed i primi decenni del IV si
affermò nella cultura greca quella che alcuni studiosi hanno definito
la scuola più "moderna" della scienza greca, ed altri
il primo vero grande "sistema" filosofico-scientifico dell'antichità:la
scuola atomistica. Suo iniziatore fu LEUCIPPO, del quale non si sa quasi
nulla, tanto che alcuni studiosi ne hanno persino messo in dubbio l'esistenza;
ma le testimonianze antiche sulle sue dottrine sono quelle molto autorevoli
di Aristotele e di Teofrasto. Si può dire piuttosto, che è
molto difficile stabilire delle differenze tra la sua dottrina e quella
del suo grande discepolo, DEMOCRITO Dl ABDERA. La tradizione vuole comunque
Leucippo nato a Mileto e vissuto poi per un certo periodo ad Elea, dove
avrebbe fatto parte anche della scuola eleatica: è questa una tradizione,
anche se discutibile, comunque assai significativa, perché dimostra
come fin dall'antichità si erano individuate le fonti più
importanti della scuola atomistica: il pensiero degli lonici e quello
di Parmenide e Zenone. Recatosi successivamente ad Abdera, Leucippo ebbe
qui come allievo Democrito (460-370 circa a.C.), che fu il suo
discepolo piú importante e che dette una caratteristica specifica
alle dottrine della scuola. Anche di Democrito si sa pochissimo: viaggiò
molto e scrisse moltissimo, di etica, di fisica, di cosmologia, di astronomia,
di matematica, di musica, di geografia, di pittura. Fu anche ad Atene
(che era divenuta, come abbiamo visto nel par. 6, il centro della cultura
dell'Ellade), dove conobbe probabilmente anche Socrate, ma non si curò
affatto di farsi una "propaganda" nei circoli culturali della
città come facevano a quell'epoca i sofisti: scrisse infatti "Andai
ad Atene e nessuno mi conobbe".
Come per gli Ionici, dunque, anche per Democrito il movimento è eterno e non ha bisogno di nessuna giustificazione perché è esso stesso la giustificazione del nascere e del perire delle cose, delle trasformazioni e dei cambiamenti che avvengono nella natura:
La nuova ipotesi atomistica dunque, pur inserendosi nell'ambito delle problematiche ionica ed eleatica della nascita, della trasformazione e della morte delle cose, le approfondiva e le rielaborava in rapporto specialmente a due questioni di grande importanza: 1) il rapporto tra esperienza e ragione nell'elaborazione di una teoria scientifica e filosofica; 2) il rapporto tra sensazione, conoscenza e verità nell'ambito del discorso umano sulla realtà. Sulla prima questione abbiamo una testimonianza di Aristotele molto significativa:
L'ipotesi allora che la realtà sia composta di atomi di diverse forme grandezze che aggregandosi e disgregandosi nelle varie maniere e proporzioni danno luogo alla molteplicità dei fenomeni ed alla loro differenziazione qualitativa, è un'ipotesi logica e razionale (degli atomi non si può avere percezione sensibili) il cui vantaggio è appunto quello di essere in accordo con l'esperienza e di darne una valida spiegazione. Del resto quest'accordo tra esperienza e ragionamento ha il suo fondamento nel fatto che l'una o l'altro non sono che modificazioni del nostro essere corporeo:
Con questa dottrina siamo passati alla seconda questione cui accennavamo
prima, che è la piú importante. Come tutti gli altri enti,
l'uomo è formato di atomi, e questi atomi sono naturalmente in
rapporto con quelli di tutti con quelli di tutti altri enti; questo rapporto
è ciò chiamiamo "sensazione". Comunemente diciamo
anche che la nostra anima è impressionata dagli oggetti
esterni: e per anima s'intende appunto Ia nostra facoltà di sentire
e di venire modificati dal contatto col mondo a noi esterno (quindi anche
l'anima dev'essere corporea, cioè formata di atomi). Senonché
accanto a questa facoltà di sentire, l'uomo ha anche un'altra
facoltà, quella di accorgersi di sentire, di avere cioè
la coscienza delle sue modificazioni: di pensare. Quest'altra facoltà
la chiamano "intelletto", ed è una facoltà
Ma in realtà per Democrito opinione e verità non sono la stessa cosa. Degli atomi non si può avere sensazione, perché di atomi sono corpi piccolissimi che sfuggono ai nostri sensi: essi sono - abbiamo detto - una ipotesi razionale. Possiamo avere sensazione soltanto dei composti degli atomi, e queste sensazioni riguardano quelle che comunemente chiamiamo le "qualità" de corpi (colori, sapori, odori, gusti, suoni). Esse sono "vere" in quanto esprimono reali modificazioni del nostro essere che si determinano in base ai mutevoli rapporti tra i nostri organi dl senso ed i corpi a noi esterni. Ma esse sono, appunto, mutevoli, perché questi rapporti cambiano continuamente; cosí pure il pensiero che su di esse si fonda Ecco perché Democrito chiama questa forma di conoscenza "oscura". V'è invece un'altra forma di conoscenza, che e molto piú sicura, che Democrito chiama "genuina", Ia quale si fonda non sugli aspetti mutevoli di quei rapporti e sulle disposizioni del nostro corpo, ma sulle strutture stesse della realtà: e queste strutture (i differenti rapporti atomi-vuoto che sono alla base delle nostre differenti sensazioni) non possono cogliersi che con l'intelletto, con una forma di pensiero che non è piú legata immediatamente al nostri sensi.
E' chiara, a questo punto, la notevole influenza di Parmenide su Democrito. Tra sensi e ragiono, ne v'è dunque un rapporto di continuità, v'è anche un salto qualitativo, ma comunque non v é mai una frattura, sia perché la conoscenza razionale deve muovere da quella sensibile, sia perchè deve ritornare a quella sensibile nel darne, appunto le ragioni e le giustificazioni. Ecco il senso del discorso che Democrito immagina i sensi facciano alla ragione:
La costruzione di un sistema di conoscenze sicure, per quanto difficile, è comunque per Democrito il compito più alto che l'uomo possa proporsi:
Sforzarsi di trovare le ragioni e le giustificazioni dunque, le ragioni necessarie per cui le cose sono come sono, e non rifugiarsi nella comoda scappatoia del "caso":
Ma lo "sguardo acuto dell'uomo intelligente" non è solo quello che "vede" le cose piú in profondità, che è in grado di raggiungere la conoscenza "genuina" delle cose, di avvicinarsi alla "verità", bensí anche quello che "sa dirigere le cose": conoscenza ed etica sono infatti per Democrito strettamente connesse. Ed è un'etica, quella di Democrito, non "verbalistica", fatta di astratti ragionamenti sulla virtù:
un'etica che mira alla tranquillità dell'animo intesa come e equilibrio, come misura: non rinuncia ai piaceri, nè soffocamento delle passioni, ma un giusto e moderato uso dei godimenti che la vita ci offre per realizzare la crescita armonica dell'uomo nella sua sensibilità e nella sua razionalità.
Se l'equilibrio tra sensi e ragione era necessario per imboccare la via della verità nella conoscenza, l'equilibrio e la misura sono altrettanto necessari ed indispensabili per raggiungere la felicità: il saggio uso ed il controllo dei piaceri, la "scelta" tra i piaceri stessi ("Si deve cercare non già qualsiasi piacere, ma soltanto il piacere per le cose belle": DK 68 B 207), costituiscono la vera virtù dell'uomo che sa bene agire perché sa bene pensare. Con Democrito abbiamo forse l'ultima e la piú luminosa teorizzazione di questo "ideale" dell'uomo greco che può trovare la sua piena realizzazione solo nell'armonico sviluppo e nel potenziamento del corpo e della mente, dei sensi e dell'intelligenza, in un quadro di valorizzazione della città democratica del V secolo:
Contemporaneamente a Democrito, infatti, di fronte alla crisi della città, ai mutamenti politici e sociali che sconvolgevano le città al loro interno ed I rapporti tra le varie città, avremo da un lato le risposte drammatiche e non sempre ottimistiche dei sofisti dall'altro lato la proposta utopistica e conservatrice di Platone. |
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