STORIA DELLE  FILOSOFIE

CAPITOLO III

COMPRENSIONE DELLA NATURA E COMPRENSIONE DELL'UOMO NELLE FILOSOFIE DEL V SECOLO

1. L'importanza del metodo di ricerca e la nascita della logica scientifica

2. Metematica, fisica e logica nella scuola di Elea

3. Un filosofo che «turba i sonni degli scienziati»

4. Uno schema troppo semplice per una realtà molto complessa

5. Amore e odio, principi di tutte le cose

6. Un fisico che parla della mente e della mano

7. Medicina e matematica tra filosofia, tecnica e musica

8. Capire e agire bene è il fine dell'uomo libero

 

 

5. Amore e odio, principi di tutte le cose

Empedocle di Agrigento (492-432 arca) prese parte attiva alla vita politica della sua città in un periodo particolarmente felice per prosperità economica e splendore culturale. Anche ad Agrigento nei primi decenni del V secolo, era caduta la tirannide e si andava rafforzando, come in altre città greche della Sicilia, il regime democratico; di questo Empedocle fu uno dei piú illustri e tenaci esponenti, convinto che solo esso potesse apportare alla città benessere materiale e culturale, e ad esso sacrificò, secondo la tradizione, tutte le sue ricchezze. Di ingegno vivace e multiforme, aperto alle istanze culturali piú vive del suo tempo, dalla filosofia alla politica, dalla scienza e dalla medicina alla magia ed alla poesia, Empedocle raggiunse già in vita una fama notevole: grandi folle di uomini e di donne, incantate dalla sua eloquenza, andavano ad ascoltarlo nelle varie città in cui si recava e gli tributavano onori come a un dio. La sua stessa morte fu avvolta ben presto dalla leggenda. Di Empedocle a rimangono 111 frammenti di un poema Sulla natura e 42 frammenti di un altro poema Purificazioni. Anche Empedocle, come già Senofane e Parmenide, e nel solco della tradizione ionica, critica i concetti di nascita e morte cosi come sono comunemente intesi:

Fanciulli: non certo solleciti sono i loro pensieri, essi che si aspettano che nasca ciò che prima non esiste o che qualcosa muoia e si distrugga del tutto. (DK 31 B 11)

Sarebbe piú corretto infatti parlare di mescolanza e di separazione, anche se, per farsi capire dalla maggioranza degli uomini, si continuano ad usare quei nomi:

Ma un'altra cosa ti dirò: non vi è nascita di nessuna delle cose mortali, né fine alcuna di morte funesta, ma solo c'è mescolanza e separazione di cose mescolate, eppure il nome di nascita, per queste cose, è usato dagli uomini. (DK 31 B 8)

Tutti i fenomeni particolari della realtà, il loro "nascere" e "perire", il loro divenire, sono il risultato dell'aggregarsi e del disgregarsi di alcuni elementi originari, eterni ingenerati ed imperituri che Empedocle chiama rizòmata (=radici) ed ai quali attribuisce i nomi tradizionali di Zeus, il fuoco, di Era, I'aria, di Edoneo, la terra, e di Nesti l'acqua.

Senonché, accanto al concetto di una materia eterna, in eterno movimento e trasformazione, una materia costituta da quattro elementi anche essi eterni ed immodificabili in se stessi Empedocle introduce un nuovo concetto, il concetto di una forza interna alla materia che è la causa, appunto, del suo trasformarsi. A questa forza, che è bipolare, Empedocle dà il nome di Filia e Nèikos, cioè Amicizia e Contesa (o Amore e Odio), é di queste dice che

in verità anche prima erano, e saranno, né mai, penso, di ambedue vuoto sarà l'infinito tempo. (DK 31 B 16)

L'intuizione di questo fondamentale principio scientifico della distinzione tra materia (i quattro elementi) e forza (amicizia e contesa) permette ad Empedocle di ripensare l'antica idea di una vicenda ciclica del cosmo e di spiegare l'origine della specie umana e le sue caratteristiche. Sul piano cosmico, l'amicizia si presenta come una forza aggregante che tende all'armonizzazione degli elementi in un'unità (lo Sfero); la contesa come una forza disgregante che tende alla separazione e al distacco degli elementi:

talvolta l'uno si accrebbe ad un unico essere da molte cose, talvolta poi di nuovo ritornarono molte da un unico essere... E queste cose continuamente mutando non cessano mai, una volta ricongiungendosi tutte nell'uno per l'Amicizia, altra volta portate in direzioni opposte dall'inimicizia della Contesa. (DK 31 B 17, vv. 1-2, 6-8)

Tra questi due stadi estremi in cui prevalgono ora l'Amicizia e la Contesa, vi sono due periodi nei quali le due forze si bilanciano e si armonizzano variamente tra di loro, dando luogo a tutta la serie dei fenomeni particolari. Tutte le cose, quindi, che noi vediamo sono il risultato del comporsi e dello scomporsi degli elementi, soggetti all'azione di amicizia e contesa: sono quindi soggette ad una continua evoluzione, ad un continuo cambiamento che caratterizza la loro esistenza. Anche la vita, come tutti gli altri fenomeni, è un risultato di questa evoluzione: le specie animali, come anche la specie umana, appaiono ad un certo punto di questo processo e si trasformano fino ad assumere le caratteristiche che noi conosciamo. La fantasia scientifica di Empedocle pensa all'evoluzione delle specie, ed alla sopravvivenza delle specie piú adatte, in termini di successive aggregazioni di membra e di parti, generate dalla terra, in organismi che gradualmente vanno assumendo forme definite:

Ad essa [la terra] spuntarono molte tempie senza collo, e prive di spalle erravano braccia nude e occhi solitari vagavano senza fronte. (DK 31 B 57)

Quegli esseri poi, in cui tutto si è formato come se fosse accaduto in vista di una fine, si sono conservati per il fatto che dal caso sono stati costituiti in modo appropriato; quegli esseri viventi, invece, in cui tutto ciò non è accaduto sono periti o stanno perendo. (Aristotele in DK 31 B 61)

Empedocle dice che sotto il regno dell'Amicizia nascono come capita membra dei primi esseri viventi, ad esempio teste, mani e piedi, e che poi questi si congiungono... E quanti si costituirono in tal modo reciprocamente, si da raggiungere una condizione di stabilità, nacquero esseri viventi e sopravvissero in virtù del mutuo soddisfacimento delle esigenze. (Simplicio in DK 31 B 61)

Oltre alle origini dell'animale e dell'uomo, Empedocle descrive anche i loro processi biologici, dalla differenziazione dei sessi alla funzione respiratoria, dalla circolazione del sangue alla funzione del pensiero e della conoscenza. A proposito di quest'ultima, Empedocle sostiene che essa è possibile grazie alla fondamentale "omogeneià" del corpo umano con l'ambiente che lo circonda, ed afferma quel principio che in seguito sarà chiamato del "simile col simile":

Con la terra infatti vediamo la terra, l'acqua con l'acqua, con l'aria l'aria divina, e poi col fuoco il fuoco distruttore, con l'amore l'amore e la contesa con la contesa funesta. (DK 31 B 109)

Il pensiero, quindi che secondo Empedocle è reso possibile dai "flutti del sangue che nutrono il cuore", è strettamente legato alla vita ed alla costituzione stessa del corpo dell'uomo e cambia col cambiare di questo: come per Parmenide, il "pensare" e l'"essere " dell'uomo formano una inscindibile unità.

Rispetto a ciò che è presente cresce infatti agli uomini la mente. (DK 31 B 106)

Quanto essi diventano diversi tanto ad essi accade sempre di pensare cose diverse. (DK 31 B 108)

Accanto a queste dottrine naturalistiche e scientifiche (ricordiamo anche l'eccezionale intuizione - che fece scandalizzare Aristotele - della corporeità della luce, per cui essa viaggia nello spazio obbedendo alle stesse leggi che regolano il moto degli altri corpi e impiega un certo tempo per raggiungere dal sole la terra), Empedocle conserva ancora elementi della religiosità tradizionale, come l'antico mito pitagorico della metensomatosi. Netta è invece la sua polemica contro le rappresentazioni popolari delIe divinità, i miti dei poeti intorno agli dei, la loro raffigurazione in forme umane:

Né è provvisto di una testa umana sulle membra né due braccia si allungano dal suo dorso, non piedi, né veloci ginocchia né pelosi organi sessuali, ma è soltanto mente sacra e ineffabile, che con i suoi pensieri veloci si slancia per tutto il cosmo.
(DK 31 B 134)

dietro - avanti

inizio capitolo


Indice